Come gli Sbam-lettori più affezionati sanno bene, Viviane l’infermiera è tornata tra noi.
Dopo i fasti del suo albo d’esordio, Viviane l’infermiera appunto, i dolci occhioni della paramedica più dolce e svanita di tutti i tempi sono tornati a sbattere le parlpebre su di noi, ancora una volta grazie all’opera di quei due geniacci di Filippo Pieri e Cristiano ‘Cryx’ Corsani. Peccato che… sia scomparsa, così da costringere i suoi attempati assistiti a mettersi in viaggio Sulle tracce di Viviane l’infermiera!
Ma per parlarvene meglio, lasciamo la parola (ringraziandolo ancora una volta!) al sempre grandioso Moreno Burattini, sceneggiatore e curatore di Zagor, ma anche scrittore umoristico e instancabile recensore, non a caso già autore dell’introduzione del primo volume di Viviane e che ora, sulla sua pagina Facebook, così scrive del secondo…

C’era una volta Viviane l’Infermiera, protagonista, nel 2018, di una raccolta di brevi storie, molto divertenti, pubblicate da Pieri & Cryx in uno spazio in Rete prima dell’edizione in volume. Volume che aveva una mia prefazione, su cui ho basato anche la recensione che potete leggere QUI.

Fra le altre cose, scrivevo quanto segue.
“Con evidente sprezzo del pericolo, Filippo Pieri e Cryx propongono oggi la loro versione di quel tipo di commedia sexy che ha fatto la storia del cinema italiano quando ancora i film incassavano qualche spicciolo (non solo con Gloria Guida ma anche con Edwige Fenech, Annamaria Rizzoli, Nadia Cassini, Agostina Belli e chi più ne ha più ne metta). Ovviamente partono da una infermiera, oggetto da sempre di fantasie erotiche maschili. Ma essendo giovani e baldi (non oso dire belli) lo fanno contaminando le loro storielle con le suggestioni dell’eros giocoso giapponese (evidenti gli influssi manga ogni volta che entra in scena l’infermiera Vivane). Ruko Tatase incontra Banfi e Carotenuto: come non esserne contenti?
Viviane tuttavia non è maliziosa, né tantomeno lasciva e perversa, ma beatamente serafica nella naturale e istintiva ostentazione delle proprie forme, come non è maliziosa la digitale purpurea che attira le collegiali a cui è stato vietato annusarne l’odore venefico o non sono perversi i gelsomini notturni che esalano il loro profumo di fragole rosse (per citare Giovanni Pascoli, sensibile a modo suo al richiamo del proibito). Fra gli influssi ci metterei anche quelli de Il Vernacoliere e viene in mente Luana, la baby sitter di Daniele Caluri, felicemente svampita e inconsapevole (o disinteressata alla cosa) dei ferormoni femminili dalle lei emanati e delle reazioni testosteroniche altrui. Luana, del resto, è anche felicemente livornese e vernacolare, e fa da badante a un pestifero bambino, Maicol, paragonabile ai vecchietti terribili della residenza per anziana Casa Nova in Toscana in cui sono ambientate le avventure di Viviane. Del resto vecchi e bambini, si sa, si assomigliano.
Come nelle disavventure di Caluri, anche in quelle di Pieri e Cryx si ride con trovate scatologiche, si possono vedere vomiti e rigurgiti, erezioni sotto i pantaloni, viva la libertà della frittatona di cipolle, birra ghiacciata e del rutto libero. A Casa Nova si può perfino vedere uccidere a pistolettate un pappagallo senza che accorra Edoardo Stoppa. Che liberazione, quella dal politicamente corretto e dal perbenismo imperante. Perbenismo di cui, per loro fortuna, possono essere esentati i vari Principe, Macao e Jesus, gli arzilli e impenitenti ottuagenari di Casa Nova, toscanamente simili ai vecchietti pisani del Bar Lume di Marco Malvaldi (Pilade, Amelio, Emo) ma anche e forse soprattutto ai Mascetti, Melandri, Necchi e Sassaroli, i protagonisti di Amici Miei – Atto III (1985), il film di Nanni Loy in cui i goliardi di Monicelli si ritirano tutti in un ospizio senza perdere la voglia di fare le loro zingarate.
Alla fine la serie a fumetti di Pieri e Cryx, a dispetto del titolo, finisce per avere come protagonista non tanto la procace infermiera Viviana, quanto il teatrino di personaggi: il mafioso Don, la cinica e avida direttrice Gabriella Kaputt, l’inserviente di colore Paco, il focoso Raulo e il per nulla focoso dottor Noè. Tanti character che interagiscono dando vita a divertenti episodi di due pagine”.

A distanza di tre anni, Viviane torna. O, per meglio dire, scompare. Sulle tracce di Viviane l’Infermiera infatti propone la disperata ricerca dei vecchietti (trasferiti in una nuova residenza per anziani, Villa Sfiorita) della loro paramedica preferita, svanita nel nulla dopo il crollo di Casa Nova e assente fin quasi alla fine della storia, quando viene ritrovata (dove e come sono una sorpresa, invero sconvolgente, che non rivelo). Con Viviane scompaiono anche le gags distribuite su due tavole in favore di un racconto completo, a tratti avventuroso, spesso amaro, con risvolti gialli, più da film che da sit-com. Sembra quasi che la cupezza dei tempi che stiamo vivendo abbia influito sulla verve comica di Pieri e del sodale Cryx (Cristiano Corsani), che non indulgono più sugli spunti maliziosi da commedia all’italiana o da fumetto hentai giapponese, ma affrontano, con gli strumenti, beninteso, della satira, i problemi sociali della corruzione, della terza età, dell’arroganza del potere, dell’amicizia e della malattia. Il tono si fa alanfordiano. Le battute ci sono, i momenti comici non mancano, ma si nota la differenza.
Il vantaggio è che c’è un evidente tentativo degli autori di spostarsi verso una narrazione più articolata e il dipanamento di una trama romanzesca. «
Tutto cambia», nota Francesco Manetti nella sua introduzione. Vedremo i prossimi sviluppi.