Doug Moench – Bill Sienkiewicz, Moon Knight: Notti di luna piena, Star Comics, gennaio 1991

Alcuni personaggi dei fumetti hanno una storia peculiare. Certuni nascono come comprimari, per poi pian piano conquistarsi un posto nei cuori del pubblico (Wolverine, ad esempio); altri restano invece tali, non riuscendo a superare lo scoglio del grande pubblico (uno su tutti, Man-Thing). E poi c’è una terza categoria: quelli che nascono, crescono, scompaiono e ciclicamente tornano, in una veste rinnovata, magari rivisti o addirittura fuori contesto.
Moon Knight è uno di quei casi.

Nato sul finire degli anni ’70 sull’antologica Marvel Spotlight, ha vissuto per un buon numero di anni da comprimario, per poi guadagnarsi il ruolo da protagonista su tre collane, proposte con continuità oltreoceano tra il 1980 ed il 1994.
Poi, sostanzialmente, il buco, fino al rilancio degli anni 2000 grazie a Brian M. Bendis, Warren Ellis e Jeff Lemire, che hanno rivisto il personaggio, esacerbandone le caratteristiche di fondo.

Caratteristiche forgiate proprio dall’autore di questo bel volumetto targato Star Comics, Doug Moench, che ne fece un personaggio decisamente tridimensionale nonostante la difficoltà, oggettiva, a superare la nomea di comprimario e soprattutto quella di Batman della Marvel”. Anche se, in effetti, per tante cose ci si avvicina molto…
A partire dall’identità segreta, addirittura quadrupla: Marc Spector, oltre ad essere infatti il Cavaliere della Luna, è anche Steven Grant (ricco playboy… Vi ricorda qualcuno?) e Jake Lockley, più umile tassista.
Grazie ai quattrini di Steven Grant, Moon Knight riesce poi ad avere a disposizione veicoli, gadget, una base segreta, ed è pure lui affiancato da un complice magro con i baffetti (Frenchie): insomma, da questo punto di vista, col Cavaliere Oscuro, colore a parte, ha diverse cose in comune.

Ma si fermano qua. Pensiamo infatti al rapporto che lega l’eroe con il Dio egizio della Luna, Khonshu, con cui l’ex mercenario Marc Spector ha stretto un legame profondissimo e che lo guida quasi fino a renderlo schiavo.
E c’è poi un’altra grande differenza, ago della bilancia nella vita del nostro ed assoluta coprotagonista di questo volume: la bella Marlene, compagna di Marc Spector, che non riesce a sopportare la tripla vita dell’amato. E Batman non ha mai avuto di questi problemi…

In questo volume vediamo quindi come non sia solo la quadrupla identità a far sbarellare ogni tanto Moon Knight, ma anche il fatto di dover vivere combattendo anche con il proprio dio, che lo guida (o lo costringe?) nella missione, anche andando contro alla volontà di Marlene, decisamente lontana dallo stereotipo della bionda in pericolo.
Moench in queste storie getta i semi di quella schizofrenia che Jeff Lemire porrà, estremizzata, alla base delle proprie osannatissime storie oltre trent’anni dopo.

Grande il lavoro anche di Bill Sienkiewicz, non ancora ai livelli di Amore e Guerra ma comunque già eccellente, nel tratteggiare le i toni e le storie drammatiche ed angosciose create da Moench.

Le storie, tratte da Moon Knight Vol.1 #27-30, uscite nel 1983, non sono state più ristampate, al pari dell’intero ciclo di Moench. Il che, va detto, è un gran peccato. Il volume, datato gennaio 1991, è però tutt’altro che irreperibile nel mercato dell’usato: fatevi quindi un bel regalo, sia che siate fan del “nuovo” Moon Knight sia che non lo conosciate affatto. Non ne resterete delusi.

(Roberto Orzetti)