Greg Rucka – Matthew Southworth, – Lee Loughridge – Rico Renzi, Stumptown – Il caso della ragazza che si è portata via lo shampoo (ma ha lasciato la Mini), 144 pp., Edizioni BD 2020, € 15,00

Capita più o meno a tutti gli amanti della Nona Arte: ognuno di noi ha un autore, o un ristretto numero di autori, il cui solo vederne il nome su un fumetto in libreria fa scattare in automatico l’acquisto. Non importa nemmeno il genere in alcuni casi: vai in fiducia, sai che quell’autore non ti deluderà. Per il vostro amichevole Sbam-redattore di quartiere, uno di questi autori è certamente Greg Rucka.

Il suo terreno naturale è il cosiddetto genere urban, con tutte le sue possibili derivazioni (thriller, mistery, giallo, noir…): e questo Stumptown, miniserie uscita qualche anno fa negli USA, non fa eccezione.

Edizioni BD ha pubblicato la scorsa estate il primo volume della serie, che raccoglie i primi 4 episodi usciti oltreoceano nel 2011, e che hanno ispirato l’omonima serie tv con Cobie Smulders.

La protagonista è Dexedrine ‘Dex’ Parios, detective privata trentadueenne, single, che vive con un fratello disabile e che – suo malgrado – ha il vizio del gioco. Vizio che la porterà ad accumulare un debito piuttosto ingente. Tanto che la boss del casinò le farà una proposta: debito annullato se, in cambio, Dex riesce a ritrovare la bella Charlotte, nipote maggiorenne della padrona del locale misteriosamente scomparsa.
Di per sé non è un caso facile, perché l’aria che si respira fin da subito è di una persona che sia voluta scomparire volontariamente. A complicare ulteriormente le cose, il fatto che tra i personaggi coinvolti nella scomparsa vi sia Hector Marenco, boss quasi intoccabile di Portland…

Rucka, svincolato qui da regole di continuity, dà un’ottima prova della sua abilità di scrittore, confezionando un noir che si legge di volata, e che non cade mai nei due abusati cliché del genere: la violenza, cruda spesso più del dovuto, e la componente sessuale, talvolta utilizzata per riempire qualche vuoto di sceneggiatura e che da Rucka invece viene assolutamente ignorata, a favore di una trama lineare, dai flashbacks ottimamente dosati.

Ottimo anche il lavoro di Matthew Southworth: i suoi disegni, carichi di neri, danno alla storia un’aura di oscurità che ben si adatta alla trama; apprezzabili anche alcune tavole molto cinematografiche, con l’autore che gioca con il montaggio delle vignette in un modo decisamente originale.

Nota di merito anche per i coloristi Lee Loughridge e Rico Renzi, che aggiungono inquietudine ulteriore al tratto di Southworth, creando la giusta atmosfera opprimente e cupa.

Roberto Orzetti

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