Correva l’anno 1961, giorno 8 del mese di agosto: sugli scaffali delle rivendite americane faceva la sua apparizione il primo numero di The Fantastic Four (la data di copertina, novembre 1961, è spostata in avanti di tre mesi, come si usava allora), l’albo che inaugurava il moderno Marvel Universe, segnando la nascita del Fumetto americano per come lo conosciamo oggi e fissando canoni che nessun autore da quel momento in poi avrebbe potuto ignorare. Di più: era la partenza del più grande universo narrativo fantasy dell’era moderna.

La storia, firmata da Stan Lee e Jack Kirby, dava il via ufficialmente alla leggendaria formula dei supereroi con superproblemi, che ben presto si sarebbe allargata dal Quartetto ad un drammatico mostro dalla pelle verde, da un ragazzino del liceo punto da un ragno radioattivo al playboy miliardario in perenne rischio di vita per una scheggia conficcata nel cuore, da un avvocato non vedente in grado di saltare giù da un palazzo a un (super)soldato della Seconda Guerra Mondiale trapiantato improvvisamente ai giorni nostri, passando per una intera generazione di mutanti afflitti da poteri incontrollabili, un dio norreno esiliato sulla Terra, un arrogante chirurgo che acquisisce incredibili poteri magici… L’elenco potrebbe continuare a lungo, ma siamo certi che sappiate tutti molto bene di chi e di che cosa stiamo parlando.

Ci volle qualche anno perché tutto questo mondo fantastico varcasse l’Oceano Atlantico per approdare nel Belpaese. Ma quando lo fece, anche dalle nostre parti non mancò di fare rumore. Fu un intraprendente editore milanese, Andrea Corno, a braccetto con Luciano Secchi (più noto tra le Nuvolette della Nona Arte con il nome d’arte di Max Bunker) a pubblicare, nella primavera del 1970, i primi due di centinaia di albi: L’Uomo Ragno nr. 1 (che comprendeva episodi dell’Arrampicamuri e del dottor Strange “il super mago”) e Devil nr. 1 (con storie del Diavolo Rosso e di Silver Surfer “il fantastico”).

Era ufficialmente nata la storia della Marvel in Italia, con una prima fase che oggi viene ricordata come l’epoca Marvel-Corno. Adesso, esattamente 50 anni dopo, vale la pena ripercorrere questa epopea, e per farlo abbiamo chiesto l’intervento di uno che questi 50 anni li ha vissuti tutti in prima linea, da lettore prima, da redattore poi e da responsabile assoluto delle pubblicazioni della Casa delle Idee in Italia oggi: Marco Marcello Lupoi.

«Attenzione, parliamo di Marvel propriamente detta, quella che comincia con l’Editoriale Corno, perché qualcosa si era già visto anche prima di quell’aprile 1970…», ha subito precisato il direttore editoriale di Panini Comics, riferendosi a storie d’oltreoceano già comparse in Italia in precedenza, quasi casualmente: nel 1967 due episodi dei Fantastici Quattro erano comparsi su linus, ad esempio, e prima ancora l’editore Le Maschere aveva proposto Il sergente Fury. Nell’immediato Dopoguerra si erano visti perfino episodi di Capitan America, ovviamente nella versione dell’eroe non ancora griffata Marvel, che Jack Kirby e Joe Simon avevano creato durante il Conflitto come fumetto di propaganda patriottica. Ma la vera e propria epoca Marvel in Italia, quella che lanciò le serie in sequenza in apposite testate che insieme andavano a comporre il Marvel Universe tradotto nell’idioma tricolore, ecco, quell’epoca nasce solo nel 1970, con gli albi che citavamo.

Tu dov’eri in quel momento, MML?
Ero ancora un ragazzino, per quanto molto appassionato: ho vissuto l’epoca Corno da lettore. Diventerò operatore del settore poco dopo, nella fase immediatamente post-Corno, considerando che il mio primo articolo da recensore è del gennaio 1986, a pochi mesi dalla chiusura della casa editrice milanese.

Prima della Corno c’era una edicola, dopo la Corno se n’è vista un’altra. Sei d’accordo?
Di certo l’arrivo della Marvel-Corno (giusto chiamarla così perché l’Editoriale Corno esisteva già prima, Ndr) rappresentò qualcosa di nuovo nel mondo del Fumetto italiano. Un Fumetto che in quel momento era quasi solo autoctono e autoriferito, dividendosi tra le produzioni Bonelli, quelle disneyane, Diabolik, le varie riviste… Uniche eccezioni erano le strisce sui quotidiani e qualcosa della DC Comics, con storie che venivano però tradotte, riadattate e modificate, pubblicate singolarmente e senza porsi problemi di sequenze e di continuity. Insomma, i fumetti si facevano da zero o si riadattavano, sempre secondo modalità e tradizioni tutte nostre.
Quello della Marvel-Corno fu il primo caso di importazione di fumetti stranieri rispettati nella loro essenza, nei loro formati, nella loro cronologia, pur con varie libertà sui titoli, pubblicati talvolta in maniera randomica l’uno rispetto all’altro. Famoso il caso del dottor Strange, di cui fu pubblicata inizialmente la seconda fase e solo in seguito la prima, forse per evitare di mettere su uno stesso albo – quello della testata L’Uomo Ragno – troppe storie di Steve Ditko. Così invece le tavole di Strange realizzate da Ditko apparirono sulla testata solo più tardi, quando dell’Arrampicamuri si occupava già John Romita. Magari così facendo i lettori non capivano più nulla, ma non era un problema troppo sentito. Proprio per questo, quando anni dopo lavoravo alle prime testate Star Comics, pensai di istituire le Note: un testo fisso per spiegare il contesto e la situazione delle storie di ogni albo ai lettori. A dire la verità, anche la Corno ogni tanto inseriva testi di spiegazione, ma non in maniera fissa e regolare.
Fu così che per qualche motivo, la Corno partì proponendo in contemporanea una serie del 1962 (Spider-Man) e una del 64 (Daredevil), con in appendice serie del 1966-69 (Silver Surfer e appunto Dottor Strange), senza preoccuparsi dell’allineamento tra loro. Difficile poi capire perché non considerarono subito le due serie più “antiche” (Fantastici Quattro e L’incredibile Hulk) rispetto a queste…

Il resto è storia, con una grande Casa editrice che ha (quasi) sempre trovato terreno fertile nel Belpaese. Il resto dell’intervista ad MML, invece, è disponibile su Sbam! Comics nr. 50, la nostra rivista digitale che potete scaricare liberamente da QUI. Buona lettura.

Antonio Marangi

Post correlati