All’età di 81 anni, ci ha lasciati il grande Dennis O’Neil.
Come sempre, quando muore un grande artista (e Dennis lo era), sei diviso su cosa dire: da un lato l’enorme tristezza per la perdita, umana e artistica; dall’altro il sentito ringraziamento per quello che, nel corso della sua carriera, ci ha regalato. In entrambi i casi, il rischio di cadere nella retorica è dietro l’angolo.

Con Denny, però, non può succedere: perché qui, cari lettori, siamo di fronte per davvero ad uno dei massimi artisti della Nona Arte USA, uno che ti prende un Batman ormai perduto nel camp e te lo fa tornare (grazie anche a Neal Adams) una leggenda assoluta. Uno che crea per il Cavaliere Oscuro, dal niente, un nemico come Ra’s al Ghul e un’amante come la figlia Talia, gettando, con poche manciate di storie, le basi per tutta la bat-continuity dei successivi 40 anni (come si è visto). Uno che, in un memorabile ciclo di storie (realizzate sempre con Neal Adams), sbatte in faccia ai lettori di Lanterna Verde e Freccia Verde i problemi veri, quelli che possono davvero buttare ognuno di noi nella notte più profonda.

Potremmo andare avanti all’infinito, citando opere su opere da lui sceneggiate, scritte (ricordiamo che fu anche romanziere), o anche solo supervisionate, sia per DC che per la Marvel. Una perdita immensa quindi, per tutta la Nona Arte: il regalo che possiamo fargli, e che siamo sicuri apprezzerà, è continuare a leggerlo, così che le sue opere restino davvero immortali.
Vi do due consigli, se per caso (possibile?) non avete mai letto nulla di lui: La Vendetta in Cinque Atti del Joker e Shaman. Il resto, una volta gustati questi, lo scoprirete da soli.

So long, Denny.

Roberto Orzetti