Mauro Boselli – Claudio Villa, Tex l’inesorabileSpeciale Tex nr. 25, 240 pp. in b/n, Sergio Bonelli Editore 2020, in edicola, euro 8,90

Habemus Villa! Siamo sinceri: fino ad un annetto fa, il famoso Texone di Claudio Villa sembrava un po’ come lo Yeti, o il mostro di Loch-Ness… Tutti a giurare che ci fosse, ma nessuno che l’aveva mai visto per davvero. Poi, di colpo, l’annuncio ufficiale di qualche mese fa: l’inizio di un countdown terminato lo scorso febbraio, quando, finalmente, l’albo è uscito in tutte le edicole italiane (anche se gli acquirenti della versione deluxe hanno potuto gingillarsi già dallo scorso dicembre).
Non vedevamo Villa all’opera su una storia da tempo immemore ormai: da quella saga, iniziata sul numero 501 nel lontano 2002, che vide il ritorno di Mefisto. Da allora, solo cover: tante cover (comprese quelle della Collezione Storica a Colori di Repubblica), tutte stupende ma… Mancava una sua storia completa. E con questo Texone capiamo perché, diavoli dell’inferno… Al punto che, paradossalmente, passa in secondo piano persino la trama in sé, comunque ottimamente orchestrata da Mauro Boselli, che ci propone un classico del genere western: la fuga del condannato a morte per mano della sua fedele banda di tagliagole.

Harry Logan (il condannato, per l’appunto) è in una cella a Tucson: nella piazza è già montato il capestro, con una bella cravatta di canapa pronta per adornargli il collo. Ma Harry ha due fratellastri, Simon e Manuel, che tengono molto al loro consanguineo. E lo sceriffo Tom Rupert, con l’aiuto dei suoi pur coraggiosi vice, non può arginare il loro piano. Peccato che sulle tracce dei Logan finiscano anche Tex e Carson… E non sarà così semplice liberarsi di loro, nemmeno provando a varcare il confine.

Storia, quindi, come detto molto classica per il tema (anche se ne abbiamo raccontato una minima parte, per evitarvi spoiler): classica ma non banale, attenzione. Anzi, preparatevi ad alcuni escamotages narrativi un po’ inusuali (e un po’ forti) rispetto agli ultimi anni. E poi, finalmente il ritorno di tutti i pards all’opera, come da tempo (troppo) non si vedeva: il chè vuol dire anche ampio spazio a battute e cliché tipici per i lettori di Tex, che sul mensile ogni tanto latitano a causa della mancanza di interpreti.

Ottimo lavoro di scrittura, ma stavolta il Bos non si offenda: il vero spettacolo è Villa, che qui dà una prova a 360° di quella che è la sua immensa arte. Esageriamo? Date un’occhiata ai primi piani, così espressivi che sembrano estratti da foto d’epoca. Date un’occhiata alle scene d’azione, che paiono fotogrammi di film. E poi, buttate un occhio sugli scenari: i fondali, i giochi di luce, le scene in notturna. Speriamo che a nessuno venga mai l’idea (con tutto il rispetto per il lavoro del colorista) di aggiungere la quadricromia a queste tavole, perché si perderebbe veramente quello che, a tutti gli effetti, è la summa dell’arte di un disegnatore di incredibile maestria.

Che dire, quindi? Chapeau, maestro Villa. Ancora una volta ci hai lasciati a bocca aperta.

(Roberto Orzetti)

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