Ultimo numero, tempo di bilanci. Con Il suono del silenzio (Mister No Revolution nr. 6, giugno 2019, 64 pp. a colori, Sergio Bonelli Editore, € 3,50) si chiude quindi la miniserie che, a partire dallo scorso dicembre, ha riportato il nostro eroe in edicola.
Tra lo scetticismo generale, va detto.

E non poteva essere altrimenti: Mister No, per dirla “à-la-DC” è uno dei componenti della Trinità Bonelli (insieme a Tex e Zagor), la creatura prediletta di Nolitta, e le sue gesta sono state amate da innumerevoli schiere di lettori, di ogni età ed estrazione sociale.

Non si poteva quindi non pensare che la scelta di ripresentarlo in versione 2.0 non avrebbe suscitato polemiche; quello che invece non si poteva pensare (e qui, ovviamente, un plauso al coraggio della casa editrice) è che queste critiche sarebbero state rintuzzate fin da subito da una indubbia qualità delle storie, che hanno reso credibile (e non accade spesso) questa riscrittura anche agli occhi dei fans più accaniti.

E i complimenti vanno ovviamente agli autori: Michele Masiero in primis, che ha preso la “sagoma” del vecchio Mister No e l’ha riscritta, adattandola ai giorni nostri (diamine: uno come lui qualche improperio lo può anche dire) ma senza togliere l’essenza di quel Jerry Drake. Una figura triste e malinconica, come tutti i sognatori sanno essere, ma al tempo stesso pronta a far spuntare un sorriso sul proprio volto quando le cose iniziano a migliorare. Uno sciupafemmine, ma di quelli “da poco” però, perché il nostro ha spesso avuto il vizio di innamorarsi delle sue conquiste.

Un eroe: anzi, un anti-eroe. Che ha saputo tornare dall’inferno del Vietnam, raccontato alla perfezione nel durissimo secondo episodio, per iniziare una vita che, guerra a parte (ma d’altronde chiunque di noi ne ha una, piccola o grande) vuole solo essere quella di un ragazzo di vent’anni dall’indole romantica e ribelle.
Era ovvio che quasi ogni lettore abbia provato (allora come oggi, in questa Revolution) simpatia per il nostro Jerry.

Molto positivo anche il giudizio sulla parte grafica, affidata a Matteo Cremona, Alessio Avallone ed Emiliano Mammucari. Ricalcare Diso, Bignotti e i Di Vitto non aveva assolutamente senso: e allora, com’era giusto che fosse, ecco un Mister No meno “da copertina” e più “da strada”: barba fatta a sentimento, capelli lunghi, vestiti casual… Insomma, un ragazzo come tanti altri che bazzicavano a Frisco sul finire degli anni ’60. Le copertine – lo ammettiamo – non ci avevano convinto molto nei primi due numeri, ma anche da questo punto di vista il miglioramento è stato costante (e le ultime due sono fantastiche).

Insomma, prodotto promosso? Si (e l’avete capito). Con un “ma”. La vignetta finale di questo sesto numero, che non vi spoileriamo ovviamente, può benissimo rappresentare l’inizio della saga di Jerry, poco prima di incontrarlo – pestato a sangue – nel mitico numero 1 del 1975. Oppure, può essere uno starting point per la nuova serie in edicola dal prossimo primo luglio.

Ma se invece fosse un punto di inizio per una seconda stagione del Revolution? Perché dovete sapere che il vero, grandissimo difetto di questa miniserie, è che…. è finita troppo presto!
Cari Masiero & C., non potete farci questo: questo Jerry, al pari dell’altro, merita un secondo ciclo di avventure.

Roberto Orzetti

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