Un classico dei classici, da sempre nel cuore di ogni vero zagoriano, è certamente Zagor racconta…, scritto da Sua Maestà Guido Nolitta e disegnato da Sua Altezza Gallieno Ferri nell’ormai lontano 1969.
È la storia durante la quale lo Spirito con la Scure rievocò per il buon Cico il suo passato e la tragedia che funestò la sua infanzia, tanto da portarlo – anni dopo – ad indossare quello strano costume e ad ergersi quale Re di Darkwood.

Ma veniamo all’oggi: sulla via che da qualche anno Casa Bonelli sta seguendo, narrandoci le storie mai narrate dei suoi eroi (da Tex a Mister No, da Julia a Nathan Never), ecco in edicola il primo numero (di 6) di Zagor – Le origini, scritto da Moreno Burattini e disegnato da Maurizio Di VIncenzo e Valerio Piccioni, già proposto in volume cartonato all’ultima Lucca, e ora in edicola all’abbordabilissimo prezzo di € 3,90 per 64 pp., con cover di Michele Rubini e Roberto Piere e colori di Andres Mossa.

Diciamolo subito: si legge che è un piacere! Alla fluidità della trama, si aggiunge il rispetto sacrale per la saga storica, cui l’ottimo Moreno riesce “semplicemente” ad aggiungere molti particolari, riempiendo i famosi “spazi tra le vignette”. La vera storia della strage degli Abenaki, ad esempio, con i dettagli sul cupo passato di Mike Wilding, papà dell’ancor giovanissimo Patrick (alias il futuro Zagor, se ci fosse bisogno di precisarlo) e i motivi della vendetta di Salomon Kinsky. Oppure qualche scena di vita familiare, il primo incontro di Mike con sua moglie Betty, la voglia di agire e di imparare del loro pargolo, già molto attivo. Inserisce anche qualche personaggio nuovo, come l’avvocato Summerscale (ah, la passione di Moreno per i nomi!), ma anche in questo caso è estremamente attento a non modificare nulla della storia che già conosciamo. Solo dettagli e dietro le quinte, per l’appunto.

Intanto, il formato più grande del classico bonelliano – il 17×23 in auge ormai da qualche tempo in via Buonarroti – e le minori limitazioni a certe soluzioni grafiche date dalla natura extra di questa miniserie rispetto a quelle standard, permettono agli artisti molte licenze: il risultato sono tavole molto dinamiche, con vignette che si inclinano, si spostano, si intersecano tra loro, dando maggior dinamismo all’azione e seguendo l’andamento della scena. Nonostante questo, anche l’aspetto grafico rispetta la saga storica, recuperando varie delle sequenze e delle inquadrature che furono del sommo Ferri. Il colore – per quanto un po’ castigato dalla porosità della carta – completa egregiamente l’opera.

Applausi dunque, per una storia che costituisce anche, come specificato dall’introduzione dell’albo, un ottimo “ingresso” per chi non conoscesse Zagor e volesse seguirne la serie regolare.
E quando arrivi all’ultima pagina, resti lì sospeso sulla drammaticità del momento: «Mi lascia un po’ frustrata aspettar l’altra puntata», avrebbe detto la dolce Susetta nelle sue storielle in rima di tanto tempo fa (una mentina col buco a chi se la ricorda), e qui dobbiamo essere d’accordo con lei. Appuntamento in edicola il prossimo 27 giugno.

Antonio Marangi

P.S. A voler essere pignoli, anzi, proprio pignolissssssssimi, al limite della macellazione cerebrale, un piccolo dettaglio che diverge dalla trama originale c’è. Un dettaglio appunto, che comunque non modifica di una virgola il complesso e che passerà inosservato a tutti. Salvo agli zagoriani più incalliti. Se siete tra questi, lo noterete anche voi .Io non ve lo dico…
P.P.S. Se non vi basta questo modesto Sbam-parere e volete saperne ancora di più, ecco la presentazione fatta in video dallo stesso Burattini.