Mestiere pesante, quello del supereroe. Minacce da affrontare, multiversi da salvare, identità segrete da proteggere. Piani ingegnosi da concepire o da sventare, decisioni da cui dipende il destino dell’umanità da prendere in una frazione di secondo e – a corollario di tutto questo – dosi massicce di violenza e brutalità.
Nulla di strano che chi conduce un’esistenza simile, per quanto dotato di poteri incredibili, sia facile alla depressione, allo stress post-traumatico e a ogni sorta di disturbo psicologico.

Bene hanno fatto dunque qualche tempo fa Superman, Batman e Wonder Woman – vale a dire la trinità regina della DC Comics – a creare il Rifugio, un luogo dove supertizi di ogni ordine e grado possono curarsi, ricaricare le batterie e superare i traumi, rivelando i loro segreti più oscuri e le loro paure più profonde a un’entità terza e neutrale, in grado di garantire il massimo della riservatezza. Sorto in Nebraska e celato sotto l’aspetto di una fattoria apparentemente normalissima, l’avveniristico complesso è stato sviluppato partendo da alcune caratteristiche salienti delle tre icone DC: la tecnologia kryptoniana dell’Azzurrone, il rigore logico del Cavaliere Oscuro e la compassione della Principessa Amazzone. A gestire il tutto, intelligenze artificiali vagamente somiglianti ai coniugi Jonathan e Martha Kent e a Lois Lane.

È questo il contesto da cui si sviluppa Eroi in Crisi, la miniserie di Tom King che ha fatto parlare molto negli States e che ora approda sugli scaffali italiani con lo spillato che raccoglie i primi due episodi (RW-Lion, maggio 2019, 64 pp a colori, 4,50 euro).

L’inizio, come si suol dire, è col botto: scopriamo infatti subito che quello che dovrebbe essere un luogo di conforto e sicurezza si è trasformato in un luogo di morte. Decine di ospiti del Rifugio sono stati uccisi da un misterioso assalitore, compresi un paio di eroi “storici” della casa editrice (non possiamo aggiungere altro, per non scivolare in zona spoiler). Tocca ovviamente a Superman, Batman e Wonder Woman, immediatamente precipitatisi sul posto, iniziare a indagare sull’identità del colpevole, dando il via a una trama gialla destinata – stando a quanto filtra da oltreoceano – a influenzare una bella fetta del DC Universe. Principali indiziati, almeno in questa primissima fase del caso, due personaggi che più “problematici” non si può. Anche qui, niente spoiler: solo un accenno al fatto che uno è nato nel XXV secolo, mentre l’altro (o meglio, l’altra…) è nota per la sua spiccata indole… “pagliaccesca”.

La scrittura di King la conosciamo. Nel bene (The Vision, Omega Men, Mister Miracle) come nel meno bene (la sua gestione del mensile Batman ha fatto storcere la bocca a più di un fan), il nostro vanta uno stile sincopato immediatamente riconoscibile: esplosioni di azione che si alternano a dialoghi spesso ai confini del surreale, repentini cambi di registro e di scenario, rallentamenti che culminano in tavole statiche in cui i personaggi parlano con un interlocutore fuori dall’inquadratura, arrivando quasi a rompere la quarta parete e a rivolgersi direttamente al lettore.

Tutti caratteri che si ritrovano fin dalle prime battute di Eroi in Crisi, contribuendo, almeno per ora, a creare un flusso narrativo godibile, che punta ad approfondire il dolore e le insicurezze connesse all’essere un supereroe e che, pagina dopo pagina, rivela il giusto lasciando ampi spazi al non detto e al dubbio, come del resto si conviene a un buon giallo. Un inizio incoraggiante, firmato da un autore che – sarà un caso? – finora ha dato il meglio di sé proprio sul formato della mini/maxiserie piuttosto che sulla lunga distanza della serie regolare. E che per Eroi in Crisi, come del resto gli era già capitato per quella che rimane la sua opera più riuscita, Sheriff of Babylon, ha potuto attingere alle proprie esperienze personali di agente operativo della CIA, in particolare all’aiuto di cui aveva avuto bisogno per superare i traumi maturati durante il servizio sul campo in Iraq.

Solo sicurezze, invece, sul versante artistico, con le matite di Clay Mann che confermano in pieno il tratto classico, espressivo e dinamico già apprezzato tanto sotto le insegne della DC (Batman) quanto in casa Marvel (X-Men). E garanzie assolute di qualità sono anche quelle fornite da nomi come Mitch Gerads e Lee Weeks, artisti supplenti ai quali nel prosieguo della mini toccherà un numero a testa.

(Marco De Rosa)