Diciamoci la verità: nessuno di noi lettori ormai esperti (perché datati pare brutto) crede più alla favola dell’evento epocale. Ne abbiamo visti veramente troppi di questi annunci roboanti per credere che nel fumetto americano (che ormai vive di questi appuntamenti) ci sia ancora qualcosa in grado di stravolgere dalle fondamenta un universo.
Finché non è arrivato l’annuncio di questo Doomsday Clock.

Lasciando perdere le fazioni di lettori che hanno gridato alla lesa maestà (perché tale, in effetti, può apparire) e quelli che hanno bollato l’evento come una commercialata per sfruttare il traino di un titolo che, dopo 30 anni, ancora fa parlare (e bene) di sé, dopo il mezzo flop del Before di qualche anno fa, ecco, che invece Sbam! dà voce a quella famiglia di lettori che aspettava con ansia il primo numero della miniserie evento firmata da Geoff Johns e Gary Frank per iniziare a fantasticare per davvero.

E così, eccocelo tra le mani: in buona sostanza (per i digiuni della Distinta Concorrenza) Doomsday Clock dovrebbe essere il punto d’incontro ufficiale tra il mondo di Watchmen e quello dell’Universo DC Comics “ordinario” (quello di Batman, per intenderci), riscritto dopo Flashpoint (evento, non a caso, sempre firmato Johns) ed ulteriormente contaminato dagli eventi descritti nello speciale Rinascita  e nel crossover La Spilla.

Di tutto questo, però, in questo primo numero (Doomsday Clock 1, 48 pagg., spillato, marzo 2019, RW Lion, € 4,50) non si fa cenno.
Ebbene yes, perché il primo numero della mini si riallaccia esattamente al finale dell’opera seminale di Alan Moore.

Adrian Veidt, ex supereroe ora filantropo, per salvare il mondo organizza “la grande bugia”: un piano che sarebbe anche bello, se non prevedesse la morte di milioni di persone. Ad assistere al tutto, impotenti, i suoi ex compagni d’arme: Nite Owl, Silk Spectre, Rorschach ed il Dottor Manhattan, vero e proprio Dio tra gli uomini. Il piano riesce (ahitutti), Manhattan si ritira lontano dal pianeta Terra, Nite Owl e Silk Spectre escono definitivamente dai loro costumi e Rorschach muore.
Peccato che, prima di morire, abbia trasmesso il suo diario al giornale scandalistico New Frontiersman. E così, l’inganno viene svelato.

Da questo punto parte questa saga, che prende il nome dal famigerato Orologio dell’Apocalisse (realmente esistente) e che ha, al posto delle ore 12 (l’ora, appunto, dell’Apocalisse) il simbolo di Superman. Coincidenze? Non crediamo. Anche perché, guarda caso, l’Azzurrone… No va beh, non ve lo diciamo.

Quello che possiamo dirvi è che nell’albo torna Rorschach (che è lui ma non è lui), che torna anche un altro protagonista di Watchmen e pure una celebre nave con due occhioni da gufo nella parte anteriore…
Il resto dovrete supporlo e scoprirlo da soli.

Sintetico giudizio su questo primo numero: bello assai. Non ce ne voglia l’ottimo Gary Frank, ma il vero protagonista della storia è Geoff Johns, che si diverte a portare agli estremi il concetto di “universo condiviso”, osando quel che nessuno aveva mai osato prima. Incredibile la quantità di citazioni all’opera originaria, ed altrettanto incredibile il modo in cui queste sembrano far parte, fin dal 1986, dell’universo originario della DC. Belli anche i richiami allo stile di Moore, con il lettore che è letteralmente “bombardato” dalle informazioni che qualcuno, siamo sicuri, ci sta dando a ragion veduta.

Staremo a vedere. Con una preghiera: mi raccomando, amici della Lion: non fateci penare almeno stavolta con i ritardi nelle uscite.

(Roberto Orzetti)

Post correlati