Prosegue il bagno di passato proposto da Panini Comics, in inedito (per lei) formato bonelliano, di grandissime saghe della storia Marvel.
Dopo la Seconda Genesi degli X-Men, eccoci a sfogliare il primo Devil di Frank Miller (ok, ok, adesso si chiama Daredevil anche al di qua dell’oceano, ma in fondo qui stiamo parlando di passato), sulle pagine di Marvel Integrale – Daredevil nr. 1 (96 pp. a colori, € 3,90).

Come è ben noto, Miller stringerà saldamente tra le mani le sorti del Diavolo Rosso dal 1979 al 1983, imprimendogli una svolta decisiva per la sua “carriera” ma anche per un certo modo di intendere il fumetto supereroico. Proprio come farà di lì a poco anche – e più – con Batman, rendendo incredibilmente più adulto e più vero un personaggio storico, ma proprio per questo impaludato in schemi stanchi e superati.

Ma mentre ripensiamo ai vari The Dark Knight Return, alla terribile saga di Elektra o a Wolverine, Ronin e molto altro, per ora – su questo albo – il genio del Vermont è ancora agli esordi: il tratto è più immaturo rispetto a quello che lo iscriverà nell’Olimpo dei grandissimi di ogni tempo, i testi addirittura non sono ancora suoi, ma opera del pur valente (anzi!) Roger McKenzie.

L’Uomo senza Paura si trova qui ad affrontare in sequenza il cupo Seminatore di Morte per salvare la Vedova Nera (all’epoca romanticamente impegnata con Matt Murdock), e poi ancora la squadra di killer prezzolati del vecchio Slaughter, pagati dal villain destinato a diventare la vera e propria nemesi del Nostro: Bullseye.
Non basta: in fondo all’albo, Devil troverà il modo di usare il suo bastone addirittura contro Hulk, e tutto questo mentre sullo sfondo agisce Ben Urich, impegnato nella sua grande inchiesta giornalistica (vi fischiano le orecchie?).

Un susseguirsi di eventi fittissimo, ma sequenziale, tipico dell’epoca (le lunghe saghe diluite e multilivello di oggi erano ancora lontane), non privo di fatti che letti adesso appaiono molto ingenui (Bruce Banner, ad esempio, nonostante cerchi di mantenersi calmo, finirà per trasformarsi in Hulk perché innervosito dal puzzo del sigaro di un viaggiatore della metropolitana!) e con spiegoni lunghissimi sui pensieri di Devil, che spiega scena per scena al lettore cosa “vede” col suo senso radar o con i suoi ipersensi.

Ma anche se l’albo è ormai un po’ datato, si “beve” che è un piacere: pagina dopo pagina ti cattura, anche e soprattutto grazie agli esperimenti anatomici di Miller, dalle posture ardite eppure naturalissime, dal dinamismo del bastone di Devil che svolazza tra perfette linee cinetiche sballottando letteralmente l’intera tavola.
Una lettura da recuperare senza indugio, sia che la conosciate a memoria, sia che (soprattutto) vi manchi.
E chi se ne frega del formato più piccolo del consueto: bando alle polemicucce da social, godetevi il mito!

(Antonio Marangi)