Lo sappiamo. Ormai sono mesi che vi parliamo di Tex: ma d’altronde, tra il numero del settantennale , la mostra alla Permanente di Milano, da poco conclusasi, il lancio della (finora) ottima nuova serie Tex Willer c’è da dire che il nostro Satanasso fa molto parlare di sé, e quasi sempre in bene.
E quindi, non potevamo certo ignorare (come, del resto, è vietatissimo fare in occasione dei numeri celebrativi) l’uscita del numero 700 della collana del Ranger: un albo da brividi, se si pensa a quando e per quale ragione nacque l’attuale collana “Gigante”, che, per longevità, è terza solo dietro a due mostri sacri come Topolino e Diabolik.

Traguardo che assume contorni ancor più mitologici se si pensa che, proprio all’interno della storia, si celebra l’ulteriore ricorrenza delle centomila tavole (di Tex, ovviamente) pubblicate. Centomila: fermiamoci solo un attimo per valutare la grandezza di questo numero…

Ma, siccome non siamo in un reportage di Bruno Vespa, basta parlare di freddi dati e concentriamoci sulla storia contenuta in questo albo specialissimo: storia che, come già anticipato da Mauro Boselli ai nostri microfoni sul 36mo numero della vostra rivista digitale preferita, si riallaccia direttamente al passato di Tex, con il ritorno di un personaggio che, se non leggete la sunnominata Tex Willer, avete visto solo tanto, tanto tempo fa.

Parliamo di Tesah, la bella figlia di Orso Grigio e custode di un medaglione che tanti affanni diede a Tex quando era ancora un Satanasso in miniatura. La ritroviamo oggi, ormai donna (e che donna), a chiedere l’aiuto di Tex per proteggere ancora una volta quel tesoro dei Pawnee di cui il nostro è l’ultimo dei custodi.
Il racconto si snoda tra diversi flashbacks del passato di Tex (e che si riallacciano anche al Maxi di Nueces Valley ), che finiscono (narrativamente parlando) proprio in concomitanza con il tentativo di rapimento della bella Tesah da parte del disertore Jack White e della sua banda di pendagli da forca…
Ovviamente, come da copione, Tex e i suoi pards spediranno i criminali tra le braccia di Messer Satanasso… Anche se il pericolo è più vicino di quanto pensano.

Sulla storia in sé, poco da dire: ottimo come sempre il lavoro di Boselli, che riesce a condensare in poche pagine un numero notevole di eventi e personaggi e, alla fine, fa quadrare il tutto. Ogni tanto i numeri celebrativi bonelliani hanno deluso i lettori, abituati a ben altre “lunghezze” e ormai parecchio pignoli sulla qualità delle storie. Invece, e ne siamo ben lieti, questo albo scorre via che è un piacere: il finale non soffre della “sindrome da taglio precoce” ed ogni cosa va al suo posto, come da manuale di sceneggiatura.

Ai disegni un altro veterano, Fabio Civitelli, eccellente come sempre, ma un po’ penalizzato dalla quadricromia, che ha limitato l’uso delle ombreggiature, togliendo qualcosa (molto) alle tavole. Ciò non vuole assolutamente essere una critica all’ottimo Oscar Celestini (che, anzi, su L’Ultima Vendetta avevamo apprezzato assai): è solo che… Insomma, per il vostro umile recensore di quartiere, il Civitelli visto all’opera in occasione del ritorno di Yama è qualcosa di talmente sublime che nessun colore può e potrà migliorare,. Ecco, l’ho detta (sperando di non essermi così procurato una camicia di abete…).

In ogni caso: di nuovo auguri c complimenti, buon vecchio Aquila della Notte!

Roberto Orzetti

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