Prendere in mano il pennello per disegnare le tavole di Cocco Bill, proseguendo l’opera di sua maestà imperiale Benito Jacovitti, il maestro assoluto del Fumetto umoristico italiano (e non solo), il capostipite di uno stile seguito da intere legioni di nuove generazioni di artisti da decenni a questa parte. È questo il compito affidato a Luca Salvagno, ottimo artista che non solo non ha “tremato” davanti a questo incarico, ma anzi lo svolge da parecchi anni con entusiasmo e maestria. A lui la parola.

Cosa vuol dire disegnare i personaggi di Jacovitti?
Significa trattare personaggi che ti mettono nella condizione di non doverti sentire un autore.

Sarebbe a dire?
Ero uno che entrava in un mondo che già esisteva e soprattutto che amava moltissimo, quindi mi sono sentito del tutto deresponsabilizzato. Io non sono Jacovitti, quindi potevo semplicemente seguirlo, adeguarmi a lui. Con le prime prove mi resi subito conto delle differenze di rotondità del tratto, ma non me ne preoccupai: anche il direttore del Giornalino dell’epoca, don Tommaso Mastrandrea, mi aveva dato l’incarico di ricalcarne il più possibile lo stile, ma mi lasciò anche la possibilità di adeguarlo alla mia mano. Meglio di così…

Detto così, sembra semplicissimo…
Lo stile è solo tecnica, esercizio. Quello che invece è davvero impossibile da imitare è l’umorismo, la creatività di Jacovitti. Fortunatamente, ho sempre lavorato su storie abbastanza brevi, quindi non troppo impegnative, e ho potuto cavarmela.

Ad esempio?
Una volta ho fatto incontrare Zorry Kid, molto invecchiato, con Cocco Bill in California. Un vero e proprio crossover jacovittesco!

Ma chi era Jacovitti secondo te?
Di persona, purtroppo, l’ho conosciuto poco. Come artista invece lo considero il punto di passaggio del Fumetto dagli anni Quaranta all’epoca moderna. Ma non solo: Jacovitti è riuscito a dipingere con i fumetti gli Italiani di quell’epoca, proprio come ha fatto Alberto Sordi con il cinema. Ed ha proseguito anche in seguito: negli anni Settanta ad esempio lanciò Jack Mandolino, il furbastro della ruberia fatta male…
Così sono molto contento che oggi si stia cominciando una vera, adeguata analisi del suo lavoro, eliminando tutte quelle sovrastrutture ideologiche che hanno creato un sacco di pregiudizi. Finalmente Jac viene letto per quello che è e per il suo immenso valore: basta vedere l’interesse che suscita da sempre anche all’estero.

La versione completa della nostra intervista a Luca Salvagno è su Sbam! Comics nr. 43, la nostra rivista digitale, scaricabile liberamente da QUI: buona lettura!

(Antonio Marangi)

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