Inizia col botto il 2019 de Le Storie. La pregevole collana antologica di casa Bonelli inaugura infatti l’anno con una sfiziosa novità, peraltro già annunciata tempo fa dal curatore Gianmaria Contro: il debutto di vere e proprie Super-Storie, articolate su più albi e proposte in sequenza, invece del classico episodio autoconclusivo.
Si parte con La corsa del Lupo, avventura in tre parti firmata da Gigi Simeoni in veste di autore completo (testi e disegni), il cui primo numero è approdato in edicola alla metà di gennaio (Tre pietre nere, 112 pp. in b/n, Sergio Bonelli Editore, € 4,00) e che ci terrà compagnia fino a marzo.

Simeoni, già apprezzato dai bonelliani di stretta osservanza per romanzi a fumetti come Gli occhi e il buio e Stria, costruisce la sua opera attorno a uno dei filoni pseudo-storici più sfruttati dall’entertainment contemporaneo, quello relativo alla fascinazione nazionalsocialista verso l’esoterismo e l’occulto sdoganata da Giorgio Galli con il saggio Hitler e il nazismo magico, che – per limitarsi all’ambito della Nona Arte – ha regalato molte pagine di divertimento ai lettori di Martin Mystère, di Hellboy o dei supereroi marvelliani (qualcuno ha detto Teschio Rosso?).

Motore della vicenda è la caccia all’immancabile antico manufatto – in questo caso si tratta della corona di Erode – scomparso per un paio di millenni e riaffiorato nei pressi di Gerusalemme agli inizi degli anni Trenta, solo per passare poi di mano in mano lasciandosi alle spalle l’altrettanto immancabile scia di sangue e mistero. Fino ad attirare l’attenzione del Fuhrer in persona e dell’himmleriana Ahnenerbe, società di ricerca legata alle SS già al centro di numerose trame fumettistiche, ma anche romanzesche e cinematografiche. Il passo successivo è quindi incaricare uno degli ufficiali più efficienti e spietati al momento disponibili, Hans Weissmann detto il Lupo, di rintracciare e portare a Berlino la corona, i cui leggendari poteri non potranno che giovare alla causa del Terzo Reich.

Dopo un primo tentativo, andato a vuoto, nella Firenze del 1938 e la successiva “pausa” trascorsa a combattere valorosamente sul fronte dell’Est, la caccia di Weissmann riprende, ancora in terra toscana, alla fine del 1943. Sono i mesi convulsi e contraddittori che seguono l’armistizio dell’8 settembre e la nascita della Repubblica Sociale Italiana, segnando l’inizio della guerra civile. Non solo la Penisola è divisa in due, con gli Alleati che risalgono faticosamente da sud contrastati dalle forze tedesche e repubblichine, ma la frattura attraversa anche le singole comunità, rompendo antiche amicizie e dilaniando le stesse famiglie, in cui non è raro trovare sotto il medesimo tetto sostenitori di entrambe le fazioni. Un quadro difficile, crudele, che ancora oggi lacera le coscienze e le memorie, che Simeoni ha il pregio di tratteggiare in modo sufficientemente oggettivo, rifuggendo in buona parte (almeno per quanto abbiamo potuto apprezzare in questo primo numero) dalle semplificazioni fin troppo manichee che ci si potrebbero aspettare da quello che rimane pur sempre un fumetto mainstream.

E così, mentre l’algido e feroce Lupo prosegue la sua corsa e concentra le attenzioni sul ricco collezionista ebreo Edoardo Recanati, facciamo la conoscenza di un gruppo di giovani partigiani tra i quali spicca la bella Anna, detta la Rossa, il cui migliore amico fin dall’infanzia, Enrico, è invece un milite fascista e figlio del podestà del paese. Paese dove, nel bel mezzo della notte, irrompono le SS di Weissmann, convinto di aver finalmente individuato il nascondiglio della corona e poco disposto a perdere tempo in chiacchiere…

Oltre che per la cura riservata all’affresco storico e alla costruzione di caratteri credibili per uomini e donne alle prese con un dramma epocale, l’intreccio di Simeoni piace per ritmo incalzante, ricchezza di dettagli e complessità: tanto che già si intuisce come questo primo albo abbia solo scalfito la crosta del mistero, e che molto ci sia ancora da scoprire non solo sulla missione del Lupo e sui suoi esiti, ma anche sui poteri – reali o leggendari – della mitica corona.
Detto che l’autore sforna una prova convincente anche alle matite, regalandoci tavole classicamente bonelliane nell’impostazione eppure personalissime, piene di dinamismo e impreziosite da un’attenzione quasi maniacale per i particolari, e resi al maestro Aldo Di Gennaro gli onori che merita per l’iconica copertina, non resta che disporsi serenamente all’attesa del prossimo numero.

(Marco De Rosa)