Steve Englehart – Marshall Rogers, Batman: Il Detective Oscuro, 144 pp. a colori, RW-Lion 2018, € 13,95

Se gli anni Settanta sono stati un periodo decisivo per la definizione del Batman moderno, una parte non trascurabile del merito va attribuita a una formidabile coppia di autori: Steve Englehart e Marshall Rogers.

Capitalizzando al meglio il seminale lavoro svolto all’inizio del decennio da un team leggendario come quello formato da Dennis O’Neal e Neal Adams, a partire dal 1977 i due firmarono Strane apparizioni, uno dei cicli più significativi mai apparsi su Detective Comics, nel corso del quale donarono nuova linfa al Crociato Incappucciato, approfondendone la personalità di giustiziere solitario ossessionato dalla sua missione e regalando ai Bat-fans un mix inedito di atmosfere dark, neo-gotiche, ma anche di squarci solari e perfino romantici. E, dettaglio tutt’altro che trascurabile, lavorando di cesello sulla galleria dei villain, attraverso il ripescaggio e la valorizzazione di misconosciuti criminali del passato (a cominciare dal folle psichiatra Hugo Strange) e una caratterizzazione più matura di antagonisti classici quali il Pinguino e Joker (quest’ultimo, peraltro, già riportato all’originario, psicotico splendore dai succitati O’Neal e Adams).

Nel 2005, oltre un quarto di secolo dopo quell’acclamata collaborazione, le strade di Englehart e Rogers (e di Batman, ovviamente) sono tornate a incrociarsi con la miniserie Il Detective Oscuro, assente da diversi anni dagli italici scaffali e molto opportunamente riproposta oggi da RW-Lion in un agile volume brossurato.
E se diciamo “opportunamente” è perché sarebbe un vero peccato perdersi una storia che, nonostante il trascorrere del tempo e il conseguente mutamento dei gusti dei lettori, riesce a riconsegnarci dosi non banali dell’antica magia.

Ci sono i tormenti del difensore di Gotham, capace di riemergere da momenti di vulnerabilità grazie alla determinazione e al carattere d’acciaio. Ci sono nemici classicissimi in forma smagliante: da Joker, la cui ambizione di candidarsi alla carica di Governatore all’insegna dello slogan «Votate per me o vi uccido» dà il via all’intera vicenda, a Due Facce fino allo Spaventapasseri, che sembra (sembra…) sul punto di piegare l’eroe mettendolo di fronte alle sue paure più profonde. E c’è il gran ritorno di Silver St. Cloud, la miliardaria dai capelli albini introdotta dallo stesso Englehart che in passato conquistò e poi spezzò il cuore di Bruce/Batman, mettendone a nudo un’inaspettata fragilità, e che qui ritroviamo legata a Evan Gregory, favorito per l’elezione a Governatore e, quindi, bersaglio privilegiato delle folli trame di Joker.

Lo scrittore ci conduce attraverso i sei episodi della mini con solido mestiere, forte di uno stile che l’appassionato non tarderà a riconoscere, fatto non solo di sapiente padronanza dei ritmi narrativi ma anche di quei testi e dialoghi graffianti che scossero in profondità i Bat-standard dei Seventies. E che risultano assolutamente godibili pure per il ben più smaliziato pubblico del Terzo Millennio. Tanto godibili da riuscire a limitare i danni arrecati da una traduzione davvero sciatta e da un editing ben al di sotto della sufficienza, che rappresentano l’unica grande pecca di un volume che, altrimenti, dovrebbe trovare posto in libreria senza ulteriori indugi.

A maggior ragione perché, sul versante artistico, le cose funzionano invece a meraviglia, con il compianto Rogers (è scomparso nel 2007) che mette al servizio della trama il proprio tratto sofisticato, fluido, ricco di chiaroscuri e intriganti retinature. Una matita che si adatta perfettamente ai cambiamenti di registro che si susseguono nel corso dei diversi episodi, dal thriller d’azione al supereroistico puro, dal dark visionario al romance. E che – qui come già in Strane Apparizioni – viene esaltata al massimo dalle chine del bravissimo Terry Austin.

Al netto delle magagne di traduzione di cui sopra (che, intendiamoci, rimangono imperdonabili), acquisto consigliato. Per batmanofili incalliti e un po’ nostalgici, ma non solo.

(Marco De Rosa)

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