Nel corposo mazzo dei “numeri uno” che, settimana dopo settimana, stanno ridefinendo il volto della Marvel tricolore sotto l’egida del Fresh Start, spicca come un fascio di abbacinante luce nera l’albo d’esordio del nuovo corso dedicato al simbionte più amato del Fumetto (e del cinema) mondiale, ora affidato alle amorevoli cure di Donny Cates e Ryan Stegman.

Appena approdato sugli scaffali di edicole e fumetterie, Venom nr. 1 (48 pp. a colori, Panini Comics, € 3,50) mette subito in chiaro le intenzioni degli autori: utilizzare questa prima run non solo per aggiungere particolari inediti al passato del protagonista, ma per riscriverne addirittura la continuity.
E quando diciamo “protagonista” non ci riferiamo tanto a Eddie Brock, giornalista problematico che ritroviamo – esattamente come l’avevamo lasciato – impegnato a sbarcare il lunario vendendo articoli all’improbabile tabloid The Fact Sheet, quanto al suo oscuro alter ego simbiontico.

Come anche il più distratto dei lettori Marvel sa fin troppo bene, durante le Guerre Segrete originali (correvano i ruggenti anni Ottanta) fu l’Uomo Ragno a entrare in contatto con il primissimo simbionte su Battleworld, il pianeta creato dall’Arcano. E solo più tardi si è appreso che quello che all’inizio era sembrato un semplice costume nero, oltre che un esemplare unico, era in realtà l’esponente di un misteriosa razza aliena, i Klyntar.
Questo, almeno, era ciò di cui credevamo di essere certi fino a oggi.
Cioè fino al momento in cui Cates avvia un’operazione di retcon che in apertura ci riporta addirittura ai tempi degli antichi norreni, allorché un pugno di guerrieri viene massacrato da quello che ha tutta l’aria di essere un simbionte.

Risale dunque ad allora la prima apparizione dei simbionti sulla Terra?
Tutto lascerebbe supporre di sì, e comunque – altra novità non da poco – nel corso del XX secolo ha operato un’intera squadra militare di Agenti Venom, utilizzati in gran segreto dallo S.H.I.E.L.D. molti anni prima che quel ruolo fosse ricoperto da Flash Thompson.

Verità sconvolgenti, che Eddie dapprima percepisce confusamente attraverso una serie di incubi e la deriva sempre più psicotica e incontrollabile del simbionte, ma che poi gli vengono svelate nel dettaglio dal misterioso Rex Strickland, che lo “recluta” a forza per una missione di salvataggio dei suoi ex commilitoni venomizzati.
Missione che, disgraziatamente, culminerà nel risveglio di un simbionte dall’enorme potere, in grado anche di controllare i propri simili.
Come farà Venom a sottrarsi alla sua irresistibile influenza?
E che cosa significa quell’ossessivo avvertimento «Dio sta arrivando» pronunciato in un’arcaica lingua aliena?

Insomma, c’è davvero tanto da scoprire tra le pagine di questo spillato, che contiene i primi due numeri della serie americana. Merito della bella prova dell’astro nascente Cates, che ci conduce su un sentiero lastricato di rivelazioni che, pur spiazzando il giusto, riescono (almeno per ora) a innestarsi nella continuity in modo coerente. E, nel farlo, rimane fedele all’ispirazione squisitamente fanta-horror che da sempre contraddistingue le più riuscite saghe del simbionte marvelliano.

Un notevole mano nella costruzione del giusto mood, va detto, gliela danno le matite di Stegman, come al solito particolarmente a proprio agio con le atmosfere più oscure grazie a un tratto che sa essere al contempo classico, grottesco e orrorifico quanto basta. Fatte le dovute proporzioni, e sperando che nessuno si offenda, come se Todd McFarlane avesse intinto il pennino nel calamaio di sua maestà John Buscema.
Ok, l’abbiamo sparata grossa, ma era giusto per rendere l’idea…

Paragoni azzardati a parte, questa è una serie che forse vale la pena di inserire nella shopping list mensile. Se non altro per vedere come prosegue un ciclo narrativo che, fin dalle prime pagine, è stato capace di (ri)accendere nel vostro ormai attempato Sbam-recensore la fiammella della curiosità. E, con i tempi che corrono, non è davvero cosa da poco…

(Marco De Rosa)