Tra Cattivik e Lupo Alberto, vani una produzione di decine di storie alla corte di Silver, molte delle quali di pregevole fattura. Abbiamo fatto una bella chiacchierata con Piero Lusso sullo stato di salute di Lupo Alberto e più in generale del Fumetto umoristico: trovate l’intervista che ne è derivata su Sbam! Comics nr. 42, la nostra rivista digitale che potete liberamente scaricare da QUI. Di seguito, vi anticipiamo un estratto.

Come sta il Lupo oggi, quando ha appena “compiuto” 400 numeri in edicola?
Un numero passato un po’ in sordina: ne hanno parlato in pochi (noi di Sbam! sì, eh eh eh! Ndr). D’altronde non è stato celebrato particolarmente nemmeno dalla rivista stessa. Ma in generale, riguardo al Lupo la critica è sempre stata piuttosto parca di attenzioni, a parte gli eroici ragazzi del forum Tana del Sollazzo, che hanno recensito puntualmente ogni storia inedita dal 2005. Probabilmente, tra le fila dei critici odierni, non ci sono lettori-conoscitori del Lupo (e di Cattivik), ed è un peccato perché forse si sarebbe scoperto che molte delle innovazioni stilistiche e formali, citazionismo compreso, oggi rimarcate come “scoperte della modernità”, apparivano su Cattivik e sul Lupo già decenni addietro. A scorrere i social, poi, l’editoria a fumetti sembrerebbe ridotta a gossip di vendite vere e presunte, personaggi alla moda o flame. Con Michelon ci abbiamo scherzato su in LOL (storia uscita sul secondo numero di Lupo Magazine, Ndr), ma non si è innescata nessuna polemica. Pazienza.

Non credi che – dopo decenni in cui il Fumetto è stato valutato arte minore, se non addirittura ‘roba da bambini’ – oggi rischiamo l’effetto opposto: il Fumetto è arte vera, quindi conta l’artista più che il suo stesso lavoro?
C’è chi ha teorizzato che il fumettista deve essere un personaggio, indipendentemente dal suo lavoro. E qualcuno pare aver preso sul serio questa idea, visto lo spreco di attribuzioni iperboliche per autori acerbi e dal valore appena sufficienti, più infervorati nel mostrarsi belli e dannati o scosciarsi sui social che a perfezionare la loro arte. Questo tipo di marketing alla Young Signorino, indipendente dal (opinabile) valore dell’opera e forse in sostituzione della stessa, nell’immediato potrà forse pagare, ma non credo dia l’avvio a una buona strada. La famosa coda lunga che riempie spazi sugli scaffali per ottenere un rientro minimo (per l’editore, con la segreta speranza di trovare un fenomeno da grandi numeri) è un tritacarne che alla lunga non risparmia nessuno e diseduca autori e lettori. Per fortuna è un fenomeno abbastanza marginale, un eccesso modaiolo che spero sparirà.

Come vedi il fenomeno dei fumetti venduti nella libreria generalista, canale sempre più sfruttato per vendere Nona Arte?
È una cosa molto positiva. Rivivo il piacere di tanti anni fa ragazzo, quando tutte superata la frontiera non mancavo mai di infilarmi in grandi librerie di cartonati francesi e ci perdevo ore (e valanghe di denaro).

Concentriamo il discorso sul Fumetto umoristico…
L’umoristico ha molte sfaccettature. Parlando di Lupo Alberto (lasciando da parte le strisce, che hanno una vita propria), le sue storie lunghe sono principalmente commedie brillanti, che possono diventare anche amare o drammatiche a seconda dei casi e affrontare temi come amore, sesso, attualità e politica, ambiente e morte, senza perdere la sua natura. Credo sia questa caratteristica peculiare ad averlo fatto amare da tanti e allo stesso tempo rendere difficile alla critica affrontarlo fuori da categorie predefinite. Ritornando alle mie storie uscite su Lupo Magazine, ognuna di esse è stata impostata con diversi stili, narrativo e grafico, a seconda dei diversi temi, e tutte le storie unite da un filo conduttore

L’intervista completa su Sbam! Comics nr. 42., insieme a una storia completa di Yellow Kill, personaggio-parodia di Piero Lusso disegnato da Giorgio Sommacal.

(Antonio Marangi)

 

Post correlati