Rafer Roberts – Darick Robertson – Juan José Ryp, Harbinger Renegade, vol. 1, Il giudizio di Solomon, 144 pp. a colori, Star Comics 2018, € 9,90

C’erano una volta (e ci sono ancora) gli psioti, individui dotati di poteri straordinari come la telepatia, la telecinesi e il volo. Poteri latenti fin dalla nascita, che per essere attivati necessitano di un intervento chirurgico molto pericoloso, spesso letale.
C’era una volta (e c’è ancora, anche se non si sa dove si nasconda) Toyo Harada, psiota di livello Omega che aveva usato i propri doni per dar vita alla Fondazione Harbinger, che attivava e addestrava gli psioti al fine di trasformare in realtà il sogno di un futuro più pacifico ed egualitario. Peccato però che, per essere perseguito, tale sogno prevedesse cieca obbedienza allo stesso Harada e l’accettazione dei suoi metodi, basati sulla manipolazione violenta degli equilibri mondiali.

C’erano una volta anche i Renegades, un gruppo di giovani psioti guidati dal potentissimo quanto problematico Peter Stanchek, che decisero di opporsi ai piani di Harada. Lo smascherarono agli occhi del mondo e riversarono in rete i file segreti della sua Fondazione, compresi quelli contenenti nome e ubicazione di tutti i potenziali psioti del globo, oltre alle istruzioni su come ottenere le tecnologie necessarie per attivarli. Questi dati sono oggi di dominio pubblico, e centinaia di individui hanno così scoperto di essere potenziali superumani.

I Renegades, però, non esistono più. Charlene “Flamingo” Dupre è caduta in battaglia, Kris HathawayJohn “Torque” Torkelson e l’hacker @X sono andati ciascuno per la propria strada, mentre Peter è stato sopraffatto dalla malattia mentale e dalla tossicodipendenza, finendo per isolarsi in un guscio psichico dalle parti di Saturno, e la sola Faith “Zephyr” Herbert continua a tenere vivo lo spirito del team con la sua attività da supereroina.

Ma il passato ha il brutto vizio di tornare a bussare alla porta per presentarti il conto delle tue azioni. E così, nel momento in cui il misterioso Consorzio inizia a utilizzare le informazioni rese pubbliche dai Renegades per rintracciare gli psioti dormienti e, nel tentativo di attivarne i poteri, finisce per ucciderli, tocca proprio a Faith contattare gli antichi compagni e convincerli a rimettersi in gioco. Per rimediare all’errore e fermare le trame del gruppo guidato dal cinico Alexander Solomon, un tempo stretto collaboratore di Harada e ora impegnato in una partita personale i cui obiettivi sono tutt’altro che chiari…

Non c’è che dire: davvero un bel lavoro, quello orchestrato dallo sceneggiatore Rafer Roberts in questo primo arco narrativo della serie Harbinger Renegade, che Star Comics presenta al pubblico di casa nostra nel solito, pregevole brossurato dall’ottimo rapporto qualità/prezzo che è il tratto distintivo delle edizioni Valiant italiane.

Apprezzabile, tanto per cominciare, per come riesce a soddisfare il lettore veterano senza disorientare o spaventare il neofita. Del resto, si sa che in casa Valiant gli editor puntano da sempre su saghe complesse e articolate ma agevolmente fruibili da tutti, approfittando della mancanza di decenni di continuity pregressa e, quindi, del fardello di vincoli e complicazioni ben noto a chiunque bazzichi Marvel o DC.

Roberts, però, ci mette del suo, adempiendo agli “ordini di scuderia” con una scrittura briosa, che sfrutta al meglio i dialoghi e i prologhi che aprono ciascuno dei quattro episodi per richiamare gli eventi precedenti, aggiornarci sullo status dei protagonisti e ridefinirne le relazioni, gettando le basi per un affresco tutto nuovo ma che già promette di costituire un ulteriore, interessante tassello nello sviluppo organico del Valiant Universe.

La trama risulta solida, ricca il giusto ma senza fronzoli autocompiaciuti, mentre i ritmi narrativi sono gestiti con professionalità, in un’efficace alternanza tra sequenze riflessive, tratteggio dei caratteri (con particolare attenzione a quelli di Peter e Kris, di gran lunga i più carismatici e difficili del mazzo) ed esplosioni di azione spacca-pagine. Risultato: la lettura fila che è un piacere, tanto che ti ritrovi alla fine del volume quasi senza accorgertene.

Merito, anche, di un’estetica di notevole espressività, frutto delle matite grottesche eppure classiche di Juan José Ryp, che si dedica ai prologhi, e soprattutto del bravissimo Darick Robertson, che qui rinverdisce i fasti che ce l’avevano reso tanto caro su The Boys con tavole cariche di dettagli che però riescono a non pagare dazio sul fronte del dinamismo, salvo poi deflagrare letteralmente nei passaggi più splatter (che ci sono, ma che non risultano mai fini a se stessi, quanto piuttosto funzionali agli sviluppi della trama).

Insomma: non certo un must have assoluto, questo no. Ma, se vi piacciono i comics americani, di sicuro un ottimo modo per trascorrere una serata di piacevole lettura che, tra l’altro, costituisce il primo passo sulla strada che conduce ad Harbinger Wars 2, il prossimo eventone Valiant in arrivo a metà dicembre. E acquisire così ulteriore confidenza con un universo supereroico che, sempre più spesso, rappresenta oggi un approdo sicuro per chi voglia cercare vita (e divertimento) al di fuori degli orizzonti delle due major.

(Marco De Rosa)