Brian Michael Bendis – Michael Gaydos,  Jessica Jones,vol. 3: Il ritorno dell’Uomo Porpora, 144 pp. a colori, Panini Comics 2018, € 16,00

La notizia è ormai cosa nota anche per il fumettofilo più distratto: Brian Michael Bendis, l’uomo che per quasi un ventennio è stato probabilmente l’architetto principe della Marvel, si è accasato presso gli eterni rivali della DC Comics.
Ma mentre negli States il nostro uomo è già da tempo al lavoro su Superman & C., da questa parte dell’Atlantico – a causa dello scostamento tra le uscite americane e le relative edizioni italiane –stiamo ancora leggendo i suoi ultimissimi lavori firmati per la Casa delle Idee.
Lavori tra i quali spicca l’arco narrativo con il quale l’autore di Cleveland si congeda da quella che forse è stata la sua creatura più amata, di certo quella che gli ha permesso – pur lavorando sotto l’egida di una major – di dare libero sfogo al proprio estro più autoriale.

Stiamo parlando, va da sé, di Jessica Jones, la cupa, cinica investigatrice privata che fin dal suo esordio datato 2001, sulle pagine della serie Alias, ha indagato gli angoli più sordidi del Marvel Universe. Un’(anti)eroina che in anni recenti è assurta a una discreta fama planetaria sulla scorta del serial tv in onda su Netflix, mentre, prima e dopo, nei fumetti Bendis l’ha accompagnata tra misteri da risolvere, personalissimi demoni da affrontare, il temporaneo lavoro di giornalista (nella mini The Pulse), la relazione con Luke Cage, sfociata infine nel matrimonio, e la nascita della loro figlioletta Danielle.

Fino ad arrivare a questa nuova serie, lanciata nel 2016 e intitolata semplicemente Jessica Jones, di cui Panini Comics porta in libreria il terzo volume. E, con esso, il passo d’addio del lungo ed esclusivo rapporto tra la protagonista e il suo creatore. Il quale, per quest’ultimo giro di giostra, la pone di fronte all’avverarsi del suo incubo più terribile: il ritorno di Zebediah Killgrave, meglio noto come l’Uomo Porpora, colui che molti anni prima aveva sequestrato Jessica, servendosi dei propri poteri mentali per soggiogarla, costringerla a vivere al suo fianco e a obbedire a ogni suo ordine. Un trauma dal quale lei si era ripresa (parzialmente) con grande fatica, e solo grazie alla certezza che lo S.H.I.E.L.D. fosse in grado di tenere sotto chiave il suo persecutore. Peccato che, in seguito agli eventi di Secret Empire, ora la principale agenzia antiterrorismo dell’Universo Marvel non esiste più. E, di conseguenza, la minaccia dell’Uomo Porpora torna a farsi più concreta che mai.

Diciamolo: la storia del fumetto supereroico è piena di “ultime, decisive battaglie” tra il protagonista di turno e la sua eterna nemesi. Il più delle volte risolte a cazzotti, colpi di scudo, martellate o raggi termici sparati dagli occhi. Nel confronto finale tra Jessica e Killgrave, invece, di violenza ce n’è pochissima e quasi sempre “indiretta”, cioè non esercitata da uno dei contendenti direttamente sul suo antagonista. Quello a cui assistiamo è piuttosto uno scontro cerebrale e verbale, un braccio di ferro che investe la morale, l’etica, la conoscenza di sé, il ruolo che ciascuno gioca su questa Terra e la domanda su fin dove sia lecito spingersi per regalare al mondo un futuro che riteniamo migliore.
Un dialogo che pagina dopo pagina si fa sempre più profondo e introspettivo, fino a sfociare in un clamoroso ribaltamento di ruoli, con Killgrave che si ammanta di imprevista fragilità e di fatto si consegna a Jessica, dicendosi disposto – pur di giungere a una qualche forma di “redenzione” – a utilizzare i suoi poteri per fare tutto ciò che lei gli chiederà. Qualsiasi cosa. Fino alle estreme conseguenze…

Bendis lascia il suo personaggio-feticcio cucendole addosso una storia intensa e toccante, che sublima i tratti caratteristici di sempre: realismo esasperato (per quanto possa essere realistica una vicenda che parla di tizi viola con il potere del controllo mentale…), dialoghi lunghi e articolati, toni adulti e allergia programmatica verso tutti i luoghi comuni del genere supereroico.

E se, fin dall’inizio, Michael Gaydos è stato per Jessica molto più di un semplice disegnatore, quanto piuttosto un vero e proprio co-creatore che ha contribuito a caratterizzarla con un tratto oscuro e inconfondibile, in questi ultimi numeri la sua arte sembra toccare vertici finora inesplorati in termini di espressività, umanità e capacità recitativa dei personaggi. Doti che, unite a virtù registiche e di montaggio non comuni, risultano indispensabili per esaltare e rendere comunque godibili sequenze quasi sempre ricche di parole e, spesso, povere di azione.

Infine, una volta archiviato il drammatico match con Killgrave, prima di chiudere il volume c’è ancora spazio per un ultimissimo episodio, in cui i due autori regalano a Jessica un caso che pare fatto su misura per lei. Una di quelle faccende che solamente una con le sue peculiari caratteristiche potrebbe sperare di risolvere. La “giornata perfetta” che ci voleva, dopo tanta angoscia.

Un saluto pieno di affetto e gratitudine, con il quale Bendis e Gaydos passano definitivamente la mano. Per chi verrà dopo, a cominciare dalla scrittrice Kelly Thompson e dal disegnatore italiano Mattia De Iulis (Dragonero Adventures), non sarà per nulla facile mantenersi sul loro stesso livello.

(Marco De Rosa)

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