Devo ammetterlo: era parecchio tempo che non compravo un albo di Lupo Alberto. Ma quando una serie, qualunque essa sia, raggiunge il nr. 400, significa che siamo davanti ad un evento editoriale che va celebrato.

Così, eccolo qua il nr. 400 (80 pp. b/n e colore, MCK, ottobre 2018, € 4,50), nel consueto formato orizzontale, così difficile da “archiviare” in libreria, ma così meravigliosamente adatto alla striscia umoristica, così perfetto per valorizzare le storie del Lupo.
Allora leggiamole queste storie: le due “lunghe” (e a colori) sono affidate alla sempre valentissima penna di Francesco Artibani e all’altrettanto indomita matita di Bruno Cannucciari, e ci propongono rispettivamente il concorso per la Fattoria dell’Anno (che la banda McKenzie affronta affidandosi ad un peculiare architetto) e la povera Marta afflitta dall’organizzazione di una festa, affiancata dall’erculea Alice.

Nella parte delle strip autoconclusive in b/n, invece, grande protagonista è Enrico la Talpa, che – novello Snoopy – si immedesima nel personaggio delle sue fantasie, un non precisato Ministro della Tranquillità, nel quale non è certo difficile identificare il riferimento all’italica politica. La stessa affrontata anche da Mosè e da Glicerina, trascinando un po’ troppo in lungo il tema (un paio di strip bastavano). Fortunatamente, la sequenza politica è interrotta qua e là da un paio di spot genuinamente lupeschi, di quelli che ti riportano nelle classiche atmosfere stile mazza-di-Mosè, e ti riappacificano con l’umorismo puro e libero. In altre parole: le brutture politiche ci angustiano già a sufficienza quando non siamo con un albo in mano, abbiate pietà.

Qualche striscia-ospite, un intervento musicale, le ricette (ebbene sì) della Cesira e altre facezie (con un qual certo retrogusto di tappo) completano l’albo, introdotto da una cover che non reca una immagine inedita, ma un “fotogramma” recuperato dall’antico (come da diverso tempo accade sulla serie), per la precisione dalla strip numero 400, risalente al 1976 e quanto mai simbolica in questo contesto.

Insomma, ben ritrovato Lupastro, prometto di tornare a trovarti prima del prossimo centenario.

(Antonio Marangi)

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