Ed Piskor, X-Men: Grand Design, 120 pp.  a colori, Panini Comics 2018, € 22,00

Una lunga, densa, appassionata lettera d’amore per i mutanti marvelliani, le cui avventure hanno giocato un ruolo decisivo nella sua scelta di diventare un fumettista. È questo il senso che Ed Piskor, già autore completo dell’apprezzatissimo Hip Hop Family Tree, ha voluto dare all’operazione X-Men: Grand Design.
Una sfida, a ben guardare, tale da far tremare i polsi anche a scrittori e artisti assai più rodati: condensare in sole sei uscite da 40 pagine l’una buona parte della storia e della leggenda degli X-Men, partendo dalle vicende dei giovani Charles Xavier e Magneto fino ad arrivare più o meno al termine della gestione Claremont, passando attraverso la genesi del gruppo e tutte le sue saghe classiche.

E il termine “tutte” qui non è casuale. Infatti già i primi due episodi del progetto, raccolti da Panini Comics in un volume dal formato extralarge (23,4×30 cm), contengono tutti – ma proprio tutti – gli eventi cruciali che dai primissimi passi del futuro Professor X conducono alle battaglie d’esordio degli allora quasi imberbi X-Men.
Un mostruoso lavoro di compressione narrativa, quello messo in campo da Piskor, che si dipana attraverso pagine fittissime di vignette e di testo, con un ampio ricorso alle didascalie utilizzate per riportare la voce fuori campo di Uatu, l’Osservatore dell’Universo Marvel, cui è affidato il compito di narrare per gli archivi cosmici l’epopea terrestre degli Uomini-X.

E il bello è che tanta ricchezza di elementi non rischia mai di appesantire oltremodo la lettura, grazie alla generosità del formato – che dona sufficiente “aria” a tavole rese deliziosamente vintage anche dalla colorazione retinata e dall’effetto finto-ingiallito della carta – e soprattutto all’abilità con cui Piskor riesce a ricondurre una materia così complessa ai binari di una narrazione tutto sommato lineare. Forzando il giusto, come quando ricollega alla Fenice tutta una serie di avvenimenti accaduti ben prima che di questa onnipotente energia cosmica si facesse menzione nella serie regolare degli X-Men, e rivedendo qualche snodo narrativo alla luce di quanto si sarebbe appreso solo molti anni dopo, come per esempio quello relativo alla vera natura del rapporto intercorrente tra Lorna Dane e Magneto.

In un’epoca in cui la Casa delle Idee ha scelto di celebrare se stessa, la propria eredità e la propria inimitabile capacità di serializzare decenni di storie racchiudendole in una continuity intricata ma coerente, un’opera come X-Men: Grand Design rappresenta quasi un manifesto programmatico. Che l’editore italiano inizia oggi a presentarci con questo volume, riproponendo in appendice anche il leggendario primo numero degli X-Men del 1963, appositamente ricolorato per l’occasione dallo stesso Piskor.

Un’edizione senza dubbio di pregio, dove però i lettori meno addentro alle questioni mutanti di casa Marvel potrebbero avvertire la mancanza delle pagine di note che, al termine di ogni albo americano, avevano il compito di svelare, vignetta per vignetta, a quali episodi facevano riferimento i fatti lì raccontati.
Acquisto stra-consigliato, comunque. Per i mutantofili incalliti, i Marvel-zombies della prima e dell’ultima ora, ma anche per tutti i cultori della Nona Arte che desiderino capire meglio l’essenza di un mito capace di ritagliarsi un ruolo tutt’altro che marginale nell’immaginario contemporaneo.

In attesa di scoprire, con i prossimi volumi, come il fin qui impeccabile Piskor saprà cavarsela nel raccontare, sintetizzandolo, un universo-X sempre più arzigogolato, tra nuovi team all’orizzonte e linee temporali alternative destinate a spuntare come funghi.

(Marco De Rosa)