Tom King – Mitch Gerads, Mister Miracle, vol. 1, 160 pp. a colori, RW/Lion 2018, euro 13,95

Tra i tantissimi personaggi che popolano il pantheon concepito da sua maestà Jack Kirby per il magniloquente affresco del Quarto Mondo, Mister Miracle è con ogni probabilità uno dei più complessi e interessanti. Sicuramente, il più tragico e tormentato.

Figlio dell’Altopadre, sovrano illuminato degli dèi di Nuova Genesi, viene sacrificato alla ragion di stato cosmica e scambiato come pegno di pace con l’erede del crudele Darkseid. Invece che nel paradiso che gli spetterebbe per diritto di nascita, cresce quindi nelle infernali segrete di Apokolips, sotto le sadiche attenzioni di Nonnina Cara, patendo ogni genere di supplizio e privazione. Finché, una volta cresciuto, diventa un grande guerriero, trova l’amore della monumentale Big Barda e alla fine riesce anche a fuggire, approdando sulla Terra. Qui Scott Free (così l’aveva battezzato la sua carceriera, irridendone la spasmodica voglia di libertà) inizia una nuova vita come eroe del genere umano, soldato dell’Altopadre e, soprattutto, come Mister Miracle, l’artista della fuga, l’uomo (o meglio, il dio) che nessuna trappola o prigione potrà mai trattenere.

E la morte? Può l’infallibile escapista vincere la sfida suprema, cioè sfuggire perfino all’oblio senza ritorno? E ammesso che ciò sia possibile, a quale vita potrà mai tornare, se non sa chi è davvero? Se, uno dopo l’altro, nel corso della sua esistenza gli sono stati tolti un padre, un nome, una patria, un’eredità?

Dubbi con i quali Tom King ci investe fin dalle primissime pagine della sua Mister Miracle, maxiserie in 12 episodi che RW-Lion porta in Italia in due volumi brossurati, il primo dei quali è fresco di debutto sugli scaffali.

Scott tenta il suicidio, si salva solo grazie all’intervento di Barda, ma ha poco tempo per riprendersi e spiegare (o spiegarsi) il suo gesto. Viene infatti richiamato d’urgenza su Nuova Genesi: l’Altopadre è morto, ora il regno è nelle mani di Orion, il figlio ribelle di Darkseid con cui Scott venne scambiato quando era ancora in fasce. Ma, soprattutto, l’oscuro signore di Apokolips è passato all’offensiva, minacciando di travolgere ogni difesa. E, si dice, ha ottenuto un vantaggio decisivo entrando infine in possesso dell’Equazione Anti-Vita, l’arma definitiva su cui cerca da sempre di mettere le mani.

Mister Miracle, quindi, scende in guerra. Sballottato da una parte all’altra del fronte, tra massacri dalle dimensioni inimmaginabili, la sua confusione cresce parallelamente alle incomprensioni con il “fratellastro” Orion. E, con la confusione, si accumulano le domande: sulla natura della divinità, sulla possibilità o meno di “guardare il volto di dio”. Che, per uno come Scott, potrebbe essere il solo modo di definire finalmente la propria identità.

Tra gli scenari apocalittici del conflitto in corso e quelli banalmente domestici dell’appartamento terrestre di Scott e Barda, tra citazioni di Kant e di Cartesio, tra inquietanti inserti all black con la scritta bianca Darkseid è, a ricordare l’incombere di un Male che fa parte del retaggio stesso di Mister Miracle e dal quale neppure lui forse può fuggire, tra dialoghi dall’effetto deliziosamente straniante, in cui i protagonisti discutono di arredamento e ristrutturazioni mentre fronteggiano le armate di Apokolips, la storia naviga spedita in acque davvero altissime, più uniche che rare per un fumetto di supereroi.

Un risultato al quale le tavole di Mitch Gerads, che torna a lavorare con King dopo la meravigliosa Sheriff of Babylon (forse la migliore serie del 2017, da recuperare assolutamente!), contribuiscono in misura determinante. La recitazione dei personaggi sulla pagina appare un capolavoro di efficacia, cosa ancor più importante in un fumetto fittamente dialogato e dai toni così intimistici. Ma a marcare a fuoco la serie è soprattutto la scelta di una griglia 3×3 statica, impersonale, per certi versi claustrofobica, che quasi obbliga il lettore a una posizione da “osservatore esterno”, limitandone al massimo la partecipazione e il coinvolgimento.

Un punto di vista distaccato che nulla toglie alla fruizione della storia, ma che anzi è probabilmente l’unico possibile per ritagliarsi gli spazi di riflessione necessari a gustarne appieno la complessità, i mille riferimenti, la capacità di porre domande a cui ciascuno di noi (che pure non siamo dèi o artisti della fuga) può essere costretto a rispondere almeno una volta nella vita. Chi pensava che, con il marvelliano Visione, King avesse toccato il massimo della propria ispirazione in campo supereroistico, deve ricredersi: Mister Miracle rappresenta infatti un ulteriore upgrade nella carriera di uno sceneggiatore eccezionale, al quale il format della mini/maxiserie regala la libertà necessaria per dare il meglio di sé.

Un fumetto da leggere, lasciar sedimentare per qualche giorno e poi leggere di nuovo, nella certezza di cogliere sempre qualche ulteriore sfumatura. Il sottoscritto, per esempio, solo al secondo “giro” si è reso conto che ogni episodio del volume inizia a finisce con uno sfizioso gioco testuale di autocitazione, in cui vengono riportate per intero frasi tratte dalla vecchia serie kirbyana degli anni Settanta.

Del resto, chi meglio di un King (Tom) per riprendere degnamente l’opera di un King (Kirby)? E Lassù, ci scommettiamo, anche Jack si accende un sigaro e annuisce soddisfatto.

(Marco De Rosa)

Post correlati