Brian Wood – Mack Chater – Vanessa R. Del Rey – Werther Dell’Edera, Briggs Land, vol. 2 – Lupi solitari, 144 pp. a colori, Edizioni BD 2018, € 15,00 

Dici America e pensi a Manhattan, con i suoi grattacieli di vetro e cemento. Dici America e pensi alla California, con le luci di Hollywood e la brezza cosmopolita della baia di San Francisco.

Ma non è tutto qui, anzi. Perché tra le due coste del continente nordamericano, al di fuori dei grandi nuclei urbani, si estende uno sterminato pezzo di Stati Uniti sconosciuto ai più, soprattutto a noi europei. Una realtà fatta spesso di piccole comunità gelose della propria indipendenza, dove il governo centrale è visto con malcelata ostilità e il secondo emendamento – quello che garantisce a chiunque il diritto di possedere armi – viene considerato alla stregua del Vangelo. Un’America rurale e “profonda”, dove prosperano gruppi paramilitari che, non di rado, hanno dato più di un motivo di preoccupazione a Washington e alle diverse agenzie federali.

È una terra raccontata da innumerevoli romanzieri (qualcuno ha detto Lansdale?), ma anche da serial tv come True Detective o Sons of Anarchy e da un pugno di fumetti, da American Monster a Redneck, fino al magistrale Southern Bastards.

Un elenco di tutto rispetto al quale si iscrive di diritto Briggs Land, la serie di Brian Wood edita negli States da Dark Horse e in Italia da Edizioni BD, il cui secondo volume approda ora nelle librerie del Belpaese.

Rieccoci quindi nei possedimenti della famiglia Briggs, quasi trecento chilometri quadrati che costituiscono la base del più importante movimento secessionista antigovernativo degli Stati Uniti, nonché il centro di traffici illeciti di varia natura. Una comunità retta da regole ferree, che il patriarca Jim ha plasmato a propria immagine e somiglianza e che ha continuato a governare per anni anche da dietro le sbarre del carcere, dove si trova rinchiuso per aver attentato alla vita del presidente. Almeno fino al momento in cui, come abbiamo visto nel precedente volume, la moglie Claire ha deciso di estrometterlo dal comando, prendendo in prima persona il controllo delle operazioni. Una scelta difficile e ovviamente non priva di rischi, che ha portato la donna a misurarsi non solo con le prevedibili ritorsioni dei seguaci di Jim, ma anche con la diffidenza dei suoi tre figli, inizialmente scettici sul fatto che la madre possedesse la forza sufficiente per reggere il peso della leadership.

E in questo nuovo arco narrativo, se possibile, le cose si complicano ancora di più. Claire si ritrova infatti impegnata in una complessa e tesissima trattativa con il governo, che ha messo sotto pressione Briggs Land e minaccia di attaccare la tenuta. Come se non bastasse, poi, due escursionisti sconfinano involontariamente nei possedimenti dei Briggs e vengono intercettati dal figlio minore Isaac, costringendo la famiglia a fronteggiare un ulteriore fronte di crisi dagli esiti potenzialmente molto pericolosi…

Wood arricchisce la controversa e sempre più solida epopea di Briggs Land lavorando di cesello sui personaggi, soprattutto su quelli femminili. A cominciare, ovviamente da Claire: già ben caratterizzata nel primo volume, la capofamiglia mostra qui tutta la tenacia e la determinazione che le hanno consentito di emanciparsi dal ruolo di semplice comprimaria, permettendole di affermarsi come guida credibile per una comunità fortemente venata di maschilismo e, nel contempo, di destreggiarsi tra federali doppiogiochisti, poliziotti corrotti e suprematisti bianchi tanto grotteschi da ricordare i “nazisti dell’Illinois” resi immortali dal mitico John Belushi. E anche Abbie, moglie del secondogenito Noah, trova una dimensione finora inedita in un episodio che la vede protagonista assoluta, alle prese non solo con un problema riguardante una giovane abitante della comunità, ma anche con i fantasmi del proprio passato.

I registri narrativi, ancora una volta, sono quelli dell’action thriller, che lo scrittore maneggia con grande mestiere e perfetta padronanza dei ritmi. E non manca, come in molti altri lavori di Wood, una marcata componente “politica”, che rende questo fumetto una lettura godibile a più livelli: come ottimo intrattenimento, certo, ma anche come istantanea di un’America che troppo spesso ignoriamo e come ritratto crudo e realistico di una società in cui il marcio attecchisce ovunque, compresi i ranghi di chi, in teoria, dovrebbe far rispettare la legge e difendere l’ordine costituito.

Venendo al comparto artistico, il disegnatore titolare Mack Chater ribadisce i pregi già apprezzati a livello di storytelling, soprattutto per quanto riguarda la mimica e la recitazione dei personaggi nelle scene di dialogo, lasciandosi definitivamente alle spalle alcuni difettucci anatomici che erano emersi qua e là tra le pagine dei primissimi episodi. E convincente risulta anche il contributo delle due matite ospiti, Vanessa R. Del Rey e il nostro Werther Dell’Edera, forti di un tratto asciutto, sintetico eppure fortemente evocativo.

Su tutto si stende poi la sempre efficace palette di Lee Loughridge, nei cui toni desaturati si specchia la freddezza e la sostanziale amoralità dei protagonisti, capace di oscillare senza sbandamenti tra una colorazione realistica e una più legata alle emozioni che emergono nei diversi momenti della storia.

Insomma, con questo secondo volume Briggs Land si conferma una lettura appagante e per nulla banale, che merita senz’altro di ritagliarsi un posticino nella vostra lista della spesa. Anche per non farvi trovare impreparati nel momento in cui il network ABC, che ne ha acquisito i diritti e già ne sta curando l’adattamento, ve la porterà direttamente sullo schermo di casa.

(Marco De Rosa)