Andrea Laprovitera – Iacopo Vecchio, Gino Bartali, 110 pp. a colori, Beccogiallo 2018, € 17,00

L’Italia disastrata del Dopoguerra. I postumi del crollato regime fascista. Le elezioni politiche – durissime – tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista. La difficile ricostruzione.
In questo scenario, lo sport nazionale non è ancora il calcio: per ora, i tifosi si assiepano lungo le strade del Giro d’Italia, divisi tra il campionissimo per eccellenza, Fausto Coppi, e il suo grande rivale toscano, Gino Bartali.

Nel 1948 si torna a correre anche un’edizione “come si deve” del Tour de France. E sarebbe così importante per il morale degli italiani una bella vittoria. Purtroppo Coppi non vi parteciperà, mentre l’altro fenomeno dell’epoca, Fiorenzo Magni, è respinto dai francesi per il suo passato politico durante il regime. Resta solo lui, Ginettaccio, un po’ avanti con gli anni, ma subito pronto a rispondere alla chiamata del selezionatore, Alfredo Binda.
E comincia la grande gara, con la cronaca alla radio, unico mezzo disponibile per la gente per conoscere i risultati delle tappe.

Il graphic novel firmato da Andrea Laprovitera (testi) e Iacopo Vecchio (disegni) ci riporta nell’atmosfera del tempo, riuscendo a creare un ottimo parallelismo tra la “cronaca” del Tour, le sensazioni di Bartali lungo la corsa (ma, più ampiamente, anche sulla sua intera vita, di cui ripercorre in flashback alcuni momenti salienti) e le vicende italiane.
Fino al giorno dell’attentato a Togliatti, che porta la tensione sociale allo zenith: fu quel giorno che Alcide De Gasperi in persona telefonò a Bartali, nel suo albergo francese, per chiedergli di vincere il Tour e aiutare così a stemperare la tensione in patria. E (questo non è uno spoiler, essendo la storia notissima) il grande Gino ce la fece.

Difficile dire oggi quanto quella vittoria pesò sulla ripartenza dell’Italia intera, verso gli anni del benessere che sarebbero seguiti.
Di certo, possiamo dire che il lavoro di Laprovitera scorre via che è un piacere, quasi quanto la pedalata di Bartali, spinta dall’ammirazione da grande tifoso che lo scritto rivela. Il disegno pulito di Vecchio, con il bell’acquerello e i ritratti di personaggi tanto celebri, fa il resto.

(Antonio Marangi)

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