Torniamo per la quinta volta su Legacy, l’operazione Marvel che si propone di rilanciare tutti gli eroi classici verso il futuro, partendo dal rispettivo glorioso passato.

Difficile dire al momento se il bel proposito sarà effettivamente rispettato, visto che le premesse hanno avuto finora rese alterne (ottime per il Capitano, un po’ meno per il Ragno, ad esempio), ma certo è che nel caso di Thor il problema di partenza è più complicato: il Tonante originale, infatti, inteso come figlio di Odino, ex Donald Blake e membro fondatore degli Avengers (capito quale?) da un po’ di tempo non è più degno di brandire Mjolnir, il mistico martello che di fatto “fornisce” i poteri di Thor al suo possessore.

Il buon (ex) Thor ha sostituito il mistico martello di uru con una grossa ascia, che fa il suo dovere a meraviglia, ma che non è Mjolnir. Il martello incantato, invece, si trova perfettamente a suo agio tra le mani della dolce Jane Foster, già fidanzata storica di Thor quando era Donald Blake e valente medico, ora purtroppo afflitta da un cancro in fase avanzata. La malattia non le impedisce di combattere validamente quando indossa elmo e manto scarlatto, ma sta minando sempre più la sua forma umana.

Come uscire da questa situazione e riportare in auge lo status quo, onde riavere il Thor classico e seguire così i diktat di Legacy?
La soluzione più scontata è quella riportata dal titolo di questo albo, che segna l’esordio in Legacy della collana e che corrisponde – per combinazione – al nr. 700 della serie originale americana: La morte di Jane Foster. Sigh.

La potente Thor nr. 228 (56 pp. a colori, Panini Comic, € 3,50) ci mostra così una storia su più strati, con il vecchio Thor alle prese con il duro attacco delle schiere di Malekith al regno delle Norne della regina Karnilla (aah, le care, vecchie atmosfere mitologiche…) e la Thor/Jane faccia a faccia con la furibonda She-Hulk (a proposito: speriamo che Legacy riporti anche l’alter ego della cara Jennifer ai fasti di un tempo). Ma ci sono pure il nuovo Thor della Guerra (alias il solitamente pacioccone Volstagg, che però stavolta brandisce il Mjolnir di una realtà alternativa che lo rende davvero molto incazzoso) che fronteggia il mostruoso Mangog (sì, perché Mangog è sempre e comunque mostruoso per definizione, con quel suo bel musone deliziosamente kirbyano)  e – ssssigggggghhhhh!!!!! – Throg, la Rana del Tuono.

Tutto attorno Loki e Fenris, Thanos e Hela, uno scontro siderale (e mangereccio…) tra Ego, il pianeta vivente, e il Nero Galactus, spruzzatine antiche di quando Thor era un giovincello ribelle e tanto altro, in un continuo alternarsi di scenari vari orchestrati dalla penna di Jason Aaron e illustrati da un lungo stuolo di matitisti, tra i quali non può non spiccare sua maestà Walt Simonson.

Il tutto (non) finisce sul più bello e il seguito sarà alla prossima puntata. Vedremo come farà Legacy a riportarci Thor.
Già. Ma quale Thor?

(Domenico Marinelli)

Post correlati