Quando, diversi anni fa, lessi una delle mie prime storie del Ragno “moderno” (un team-up con gli X-Men pubblicato su L’Uomo Ragno nr. 162, nel 1995), rimasi stupito dalla capacità dell’autore di coniugare in un solo racconto avventura, commedia e introspezione psicologica. Il tutto senza che nessuna di queste tre caratteristiche offuscasse le altre due. Fu però con l’albo successivo che quell’autore mi si piazzò definitivamente nel cuore: Spectacular Spider-Man nr. 200, 41 pagine di pura estasi che mi fecero innamorare del Fumetto di supereroi. Quindi, alla fin fine, è anche colpa sua se sono qui oggi.

Il gentiluomo in questione (che accogliamo con ettari di tappeti rossi) è sua maestà J.M. (John Marc) De Matteis: artista poliedrico (gli manca giusto la commedia teatrale), scrittore eccellente e soprattutto prova vivente di come il Fumetto supereroistico non sia solo un veicolo per parlare di gente in mutandoni che si scazzotta per strada, ma uno strumento egregio (anzi, forse il mezzo più completo) per parlare della vita di chiunque di noi.

Non importa se voli, sollevi portaerei, ti arrampichi sui muri o hai un anello verde multifunzione: anche tu avrai un amico che ti tradirà, un familiare che se ne andrà sempre troppo presto, un grande amore per cui struggerti. J.M. queste storie le ha raccontate tutte: il suo continuo “scavare” nella psiche dei personaggi li ha portati più vicini a noi, alle nostre paure e alle nostre fobie, e li ha fatti crescere a fianco di noi lettori. E così, con due settimane di anticipo rispetto al suo ritorno in Italia in occasione di Etna Comics 2018, siamo riusciti a contattarlo per una Sbam-intervista esclusiva di quelle con i controfiocchi e i pappafichiCe l’abbiamo solo noi!», direbbe tal Pippo da Militello), in cui il buon J.M. ci parla di Fumetto, di musica, e di tutto quello che può creare uno dei più grandi writer della storia della Nona Arte.

Di seguito, la prima parte della nostra intervista: trovate la versione completa, con molto (proprio molto!) materiale su J.M. e sui supereroi in genere, sul nr. 39 di Sbam! Comics, la nostra rivista digitale scaricabile liberamente da QUI!

Innanzitutto, benvenuto su Sbam! Iniziamo… dall’inizio: quando J.M. De Matteis ha capito che il Fumetto poteva diventare (oltre che una passione) un vero e proprio lavoro?
Sono sempre stato creativo. Ho passato l’infanzia disegnando, poi suonando la chitarra nelle band, cantando e scrivendo canzoni. E, ovviamente, scrivendo storie. Così ho sempre saputo che avrei fatto qualcosa di creativo una volta diventato adulto. I fumetti erano una delle mie passioni, e l’ho portata avanti, mentre, in contemporanea, suonavo in alcuni gruppi, sfornavo brevi racconti e scrivevo per pubblicazioni musicali. Alla fine l’hanno spuntata i fumetti.

Qual è stato in assoluto il tuo primo fumetto mai pubblicato?
Weird War Tales # 70, una storia di vampiri ambientata nella Seconda guerra mondiale chiamata The Blood Boat. Non è la prima storia che ho venduto alla DC, ma è la prima che ha visto la stampa.

Poi arrivò Jim Shooter con la Marvel Comics…  Cosa ci puoi raccontare dei tuoi esordi in Marvel?
Spedii alcune bozze alla Marvel e Jim Shooter vide in loro del potenziale (era lo stesso periodo durante il quale stavo sfondando alla DC). Jim cominciò dandomi da lavorare su alcuni fill-in e mi promise che, quando sarebbe spuntata l’opportunità, mi avrebbe dato un albo regolare. Così fece, e con questo arrivò un contratto in esclusiva che mi portò dalla DC alla Marvel. Non fu una scelta facile. Ho vissuto un gran bel periodo in DC, lavorando con grandi editor come Paul Levitz, Jack Harris e il mio primo vero mentore Len Wein, uomo brillante e dal grande cuore. Ma passare alla Marvel fu la giusta decisione.

L’ultima caccia di Kraven (che hai realizzato con Mike Zeck) è da tutti considerata uno dei punti più alti della tua carriera, nonché una delle migliori storie Marvel di tutti i tempi…
Non cominci mai un progetto pensando a quanto grande diventerà, sarebbe un’arroganza. Quello che mi entusiasma è creare una storia che mi cattura e non mi lascia andare. Kraven fu una di quelle storie. Il fatto che sia ancora “viva”, che dopo tutti questi anni venga ancora pubblicata e trovi ancora nuovi lettori, mi rende molto felice. Ma sicuramente non avevo immaginato niente di tutto questo mentre lavoravo alla storia. Mi stavo solo divertendo a lavorare con Zeck, uno dei miei collaboratori di sempre.

(segue su Sbam! Comics 39)

(Roberto Orzetti)

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