Oh, finalmente un po’ di pace.
Dopo mesi e mesi di minacce interplanetarie, scudi spaziali, cubi cosmici, regimi dispotici, sdoppiamenti di personalità, morti eccellenti, devastazioni di intere città, rivoluzioni per cui nulla sarà mai più come prima, dopo tutta ‘sta roba – dicevamo – adesso possiamo rilassarci un po’.

Rilassarci e ritrovare il buon Capitano, quello “buono” post-Secret Empire s’intende, di nuovo dotato del buon, vecchio tradizionale scudo rotondo, in sella ad una moto, a zonzo nella provincia americana. Vuole riscoprire se stesso e si trova pronto per affrontare banalissimi fanatici di paese intenti a disturbare la locale sagra o un solitario demente, con maschera e spada (citazione di uno dei pochissimi morti marvelliani rimasto effettivamente morto), intenzionato ad abbattere una diga.

Come dire, un paio di storie dal saporino delicato, dolcemente rétro, che riportano alle atmosfere delle storie più lineari dell’epoca Lee-Kirby (citati in un paio di vignette strategiche), quando Steve Rogers viveva in una camera d’albergo, individuando le sue missioni quasi per caso, chiamato lì per lì da Nick Fury o addirittura ascoltando il notiziario tv. E non manca neppure un richiamo alle lontane origini dell’eroe.

L’operazione Marvel Legacy aveva promesso di riportare l’universo della Casa delle Idee alla sua dimensione più tradizionale, ma non pensavamo così tanto tradizionale.
Diciamo la verità: ci è piaciuto. Un po’ di relax, liberi dalla più stretta continuity, in un albo che rappresenta un punto d’ingresso ideale per nuovi lettori, formula collaudatissima ma non sempre ben applicata in passato.

Tutto questo su Capitan America nr. 97, 48 pp. a colori, maggio 2018, Panini Comics, con testi di Mark Waid (bentornato!) e disegni di Chris Samnee. Attendiamo curiosi gli sviluppi futuri.

(Antonio Marangi)