In un periodo in cui le sperimentazioni in casa Bonelli sono all’ordine del giorno, è bello constatare come ci sia ancora spazio per il fumetto tradizionale all’italiana, che ha sempre contraddistinto le produzioni di via Buonarroti.

Ebbene, se volete quindi fare un tuffo nel passato – senza pericolo di restare delusi dal naturale invecchiamento delle storie – dovete per forza procurarvi questo numero 356 di Martin Mystère (Il dio che venne dal mare, 160 pp. in b/n, aprile/maggio 2018, Sergio Bonelli Editore, € 5,70), che riporta in edicola l’avventura classica (quella con la A maiuscola insomma) per un paio d’orette di puro relax.

La storia si svolge sull’isola di Tanna, in quel paradiso terrestre che è l’arcipelago di Vanuatu. Qui, tra turisti a caccia di emozioni e tribù più o meno evolute, si è sviluppata nell’ultimo trentennio una nuova fede religiosa, che vede gli adepti impegnati nella costante venerazione del proprio dio: un dio in carne ed ossa, biondo (o suppergiù) che vive a Washinghton Mews e guida una Ferrari… Insomma, a meno di straordinarie coincidenze, la divinità in questione è proprio il BVZM!
E lo stesso “dio” fa un po’ fatica ad accettare tutto questo, anche dopo aver fatto la conoscenza con Jimmy e Bunlap McPerson, inviati dalla tribù di Ipekel per intercedere presso la “divinità” per risolvere un grosso problema che da qualche tempo affligge l’isola: gli animali, anche i più docili, sono diventati molto, molto aggressivi. Al punto di attaccare gli essere umani.

Proprio il genere di problema risolvibile, appunto, solo da Maytimistele, il dio venuto dal mare.
Dalla preghiera dei fedeli alla preparazione dei bagagli il passo è breve, e così Martin, Diana e Java si ritrovano in viaggio per l’isola: saranno attesi da umani adoranti e non, e, soprattutto, da fastidiosissimi animaletti…

Enrico Lotti imbastisce una storia che mixa alla perfezione spiegoni (tipici delle storie del BVZM), avventura ed umorismo (con un tocco di metafumetto a condire il tutto). Una storia che – da quanto si legge sui social – è stata molto apprezzata dai fan di Martin (ai quali ci accodiamo anche noi), proprio per il suo essere “classica” senza essere banale, e che può essere apprezzata sia dai lettori più accaniti che da quelli occasionali.
Buonissimo anche il lavoro del veterano Paolo Ongaro, con un tratto pulito che non annoia il lettore.

Voto all’albo: 7,5 pieno, con 160 pagine che scorrono via lisce lisce fino alla conclusione (anch’essa “classica”, come tutto il tono della storia, con una sana e vecchia esplosione!).

(Roberto Orzetti)

P.S. Unico neo: siccome la perfezione non è di questo mondo e Maytimistele non è certamente un dio infallibile, una tiratina d’orecchie per l’errore nel titolo a pagina 3 ci sta…

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