’68 – L’immaginazione al potere – Dal 14 aprile al 6 maggio 2018 – Wow Spazio Fumetto, viale Campania 12, Milano – Orari: dal martedì al venerdì, dalle 15.00 alle 19.00; sabato e domenica dalle 15.00 alle 20.00 – Ingresso libero

Sono trascorsi cinquant’anni dal 1968, anno simbolo di un momento storico di svolta, dopo il quale molte cose non sono più state le stesse. Wow Spazio Fumetto racconta il Sessantotto a suo modo con la mostra ’68 – l’immaginazione al potere. Un percorso inedito e suggestivo ripropone eventi, temi, mode, protagonisti e simboli che l’hanno fortemente caratterizzato e che aiutano chi non li ha vissuti a comprenderli. Sono raccontati attraverso l’esposizione di materiali e documenti originali, giornali, libri, manifesti cinematografici, fotografie e, naturalmente, il Fumetto.

I diritti civili e le proteste studentesche; il Vietnam e Che Guevara; Barbarella e il Fumetto underground; il caso Zanzara e la Rivoluzione sessuale… Il Sessantotto è stato il culmine di un periodo complesso, fatto di grandi e piccoli cambiamenti, alcuni già in corso dai decenni precedenti, altri frutto di istanze nuove. Soprattutto, per i giovani di allora e in in tutto il mondo, ha rappresentato una frattura generazionale verso “il sistema”, diverso in ogni Paese ma ugualmente criticato, in nome della fratellanza universale, della pacifica convivenza e della giustizia sociale. Aprire la mente, abolire i vecchi schemi, creare un mondo nuovo e migliore, e subito.

Il Fumetto da sempre ha saputo essere anche attuale, riuscendo a cogliere i cambiamenti e a renderne immediatamente conto, ma anche a testimoniare il passato con capacità narrative che non ha nulla da invidiare a un romanzo o a un reportage giornalistico.

La mostra spiega come il Sessantotto non sia una data importante solo per l’Italia, ma anche per il resto del mondo. Stati Uniti, Europa occidentale ed Europa dell’Est, America Latina, Cina, Giappone, Medio Oriente, Africa… ovunque il Sessantotto fu un momento di passaggio importante, segnato dalla Primavera di Praga, dalle proteste della lega studentesca giapponese Zengakuren, dall’obiezione di coscienza alla Leva militare obbligatoria, dal Tribunale Russell per i diritti civili nel mondo, dai profondi mutamenti all’interno del mondo cattolico, e così via.

Ogni pannello della mostra sintetizza un aspetto del Sessantotto e le sue trasversalità rispetto alle diverse forme culturali ed espressive.
È possibile scoprire insospettabili connessioni tra il Fumetto e l’attualità: a ispirare i celebri sit-in dei Quattro di Greensboro, fondamentali per la causa dei diritti civili negli Stati Uniti, è anche la lettura di un fumetto di qualche anno prima dedicato alla figura di Martin Luther King.

C’è anche chi sceglie di prendere una celebre figura storica e metterla al centro di un fumetto completamente frutto di invenzione, come fa Magnus nella storia Lo Sconosciuto – L’uomo che uccise Ernesto ‘Che’ Guevara, che racconta la morte del celebre rivoluzionario argentino, ipotizzando l’identità dell’assassino.

Esistono poi fumetti autobiografici, che forniscono un punto di vista “di prima mano”, su fatti così grandi e complessi, come per esempio Tutta colpa del ‘68 di Elfo (Giancarlo Ascari), storia dello studente di architettura Rinaldo ma un po’ anche la storia dell’autore, e Una vita cinese, in cui Li Kunwu, con l’aiuto dello sceneggiatore francese Philippe Ôtié, racconta un periodo di cambiamenti epocali per la Cina, il Grande balzo in avanti e la Grande rivoluzione culturale, che l’autore ha vissuto direttamente e racconta con efficacia.

Per il Fumetto in quanto tale, il Sessantotto è stato culmine dell’esplosione underground, con autori come Robert Crumb, e momento della “révolution Pilote”, in cui la più popolare rivista francese a fumetti per ragazzi cambia la propria politica editoriale per la spinta degli autori più giovani. In Italia escono, non a caso, i famosi supplementi Provo-Linus e Linus-il-Rosso

La mostra non si limita al Fumetto. Espone anche giornali e riviste dell’epoca, libri e volantini originali, insieme a manifesti originali di film come Fragole e sangue, che a ridosso dei fatti ha saputo trasportare su pellicola il senso di quanto avvenuto nelle università statunitensi (e, con poche differenze, in altre parti del mondo).

Particolare attenzione è riservata alla grafica, con la riproduzione di alcuni dei celebri manifesti dell’Atelier Populaire parigino: docenti e studenti dell’Ecole des Beaux Arts erano in sciopero, e un certo numero di studenti si riunì spontaneamente nel dipartimento “litografiche” per produrre il primo manifesto della rivolta, inizio di una svolta grafica che, con i colori netti, stampati con mezzi semplici, ma dal fortissimo impatto visivo, hanno segnato un’epoca.

Ancora francese è forse la rivista satirica più importante per capire cosa è stato il Sessantotto: L’Enragé, di cui sono esposti gli storici numeri. Con la collaborazione di artisti come Georges Wolinski, Cabu, Siné, la rivista precede Charlie Hebdo con una satira senza compromessi, in cui a essere preso di mira è prima di tutto il presidente della Repubblica, il generale Charles de Gaulle.

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