Su Sbam! Comics, la nostra rivista digitale bimestrale, ci stiamo occupando da alcuni numeri del tema della diffusione del Fumetto nella libreria generalista. In proposito, su Sbam! nr. 38 – scaricabile liberamente da QUI – abbiamo sentito, abbiamo scambiato due chiacchiere con Paolo Armitano, giovane disegnatore che ha avuto la ventura di tenere a battesimo il primo volume di Bonelli nato direttamente per la libreria: parliamo della collana intitolata, non a caso, Gli Inediti, che per la prima volta non offre la ristampa in edizione libraria di storie più o meno antiche di via Buonarroti, ma una novità creata ad hoc per il canale generalista.

«La storia di Mani nude parte da un romanzo di Paola Barbato, una delle più attive sceneggiatrici di Dylan Dog», ha spiegato Paolo durante l’incontro che ha tenuto recentemente presso It Space a Milano. «Sempre lei si è occupata di sceneggiare il suo libro per questa versione a fumetti, uscita in libreria in un bel volume da 304 pagine, ma che verrà riproposta anche in edicola in tre uscite tra qualche mese. Mentre dei disegni ci siamo occupati io e Davide Furnò».

Non c’è il rischio di una ripetizione tra romanzo e fumetto?
No, perché il lettore è informato della doppia versione e comunque ci sono differenze significative tra le due opere. 

La trama in breve?
È la storia di un ragazzo che è stato rapito da giovanissimo e poi addestrato e inserito nel mondo dei combattimenti clandestini. Ecco perché il titolo Mani nude.

Il fatto che la destinazione finale del lavoro fosse un libro, e non un più abituale albo Bonelli, per voi ha comportato qualcosa?
Abbiamo potuto lavorare su una gabbia non legata ai canoni dell’albo classico. Il fatto che questo lavoro rappresentasse un caso “isolato”, slegato dalla serialità, ci ha fatto quindi sentire molto più liberi. Abbiamo fatto molte variazioni di inquadratura, come in un film. Per di più, considera che Mani nude non è iscrivibile in un genere prestabilito è un noir, ma anche un thriller, ha la parte sportiva e quella di introspezione psicologica. Infine, potevamo contare sul fatto che un personaggio seriale – specie se è un monumento come Dylan Dog – ti “detta” il disegno, ti obbliga a disegnarlo in un certo modo. Qui no, tutto ha concorso alla nostra “libertà” nel lavoro.

Ma tu e Davide come vi siete divisi i compiti? Come lavorate in coppia?
Abbiamo lavorato insieme talmente tanto tempo che ormai siamo in simbiosi. Abbiamo fatto lavori per la Francia, per gli Stati Uniti e per l’Italia (Cassidy e Saguaro ad esempio), non abbiamo una divisione canonica del lavoro, non  è che uno fa le matite e l’altro le chine, per dire. Almeno fino ad adesso: sto lavorando al mio primo Dylan Dog da solo, sono curioso di vedere cosa salterà fuori…

Adesso che il tuo lavoro è in libreria, ci dici il tuo punto di vista su questo spostamento dei canali di vendita del Fumetto?
Il fatto che ci si allarghi a un altro tipo di pubblico mi pare molto positivo. Adesso potrà capitare che qualcuno che è in libreria per cercare l’ultimo Saviano magari veda la copertina di Mani nude e ne venga attratto. Mi pare un fenomeno che darà più dignità al Fumetto, che sarà visto in modo più “alto” rispetto a prima. Visto che il pubblico tradizionale si sta perdendo, la gente preferisce guardare il cellulare che non leggere e l’attenzione per seguire una serie diminuisce, ben vengano fumetterie e librerie, nuovi spazi e nuove soluzioni.

Vi rimandiamo a Sbam! Comics nr. 38 per la versione completa di questa intervista e per il nostro approfondimento sul tema del Fumetto in libreria: è su questo nuovo canale il futuro della Nona Arte?

(Antonio Marangi)

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