Da sempre, ci sono due tipologie di storie che colpiscono i lettori e più di altre ne stuzzicano la fantasia: i grandi scontri del grande eroe contro un altro grande eroe e – forse più ancora – del grande eroe contro una variante di se stesso.

La conclusione di Secret Empire, l’ultimo (finora…) megaevento Marvel che ci sta tenendo compagnia già da alcuni mesi, segue esattamente questa regola.
La storia, per chi non la conoscesse: l’intera vita di Capitan America, il più eroe degli eroi, è stata riscritta da Kobik, una ingenua bimbetta che è in realtà un cubo cosmico, un manufatto praticamente onnipotente e, per di più, senziente.
Steve Rogers non è più quindi il grande eroe della Seconda Guerra Mondiale, da sempre in prima linea a combattere nel nome della libertà, ma è anzi un alfiere dell’Hydra, la terrificante organizzazione criminale che mira a rimodellare il mondo a sua immagine e somiglianza.

Se ci siete fin qui (lo sappiamo, ci ripetiamo: ma sempre più spesso riassumere una trama Marvel è come infilarsi in un ginepraio da cui è arduo districarsi), allora avrete già capito che il buon (anzi, no) Capitano ha davvero preso il controllo dell’intero pianeta, mettendo in scacco tutti gli eroi della Terra, e anzi – già che c’era – facendone fuori qualcuno. Ultima vittima della serie, la valorosa Vedova Nera, sob sob.

Inutile dire che la riscossa non si è fatta attendere troppo, giusto nove albi, al termine dei quali ecco che gli eroi sono riusciti a riorganizzarsi e ad attaccare in massa l’esercito dei cattivacci, sgominando tutti.
Tutti tranne uno: nel decimo albo – in edicola in questi giorni nella collana Marvel Miniserie (nr. 198, 48 pp. a colori, Panini Comics, € 3,20), testi di Nick Spencer (artefice dell’intera operazione) e disegni di Steve McNiven – Avengers, X-Men, Champions, Guardiani della Galassia e chi più ne ha più ne metta, devono infatti vedersela direttamente con lui, Capitan Hydramerica, per l’occasione ben fasciato in una variante dell’armatura di Iron Man iperpotenziata dallo stesso cubo cosmico.

Non vi spoileriamo nulla, visto che è tutto sulla copertina dello stesso albo: Cap li fa secchi tutti, dal primo all’ultimo, e si erge vittorioso davanti alle colonne del Campidoglio. Ohibò.
Occhio però: dicevamo all’inizio che le storie che stuzzicano di più la fantasia dei lettori sono quelle col grande eroe che combatte se stesso, quindi ecco che…

Tutto è bene quel che finisce bene? No, certo che no, c’è ancora tempo per la conclusione della conclusione: è infatti annunciato per fine aprile Secret Empire Omega, albo-postilla che chiuderà tutti gli aspetti ancora insoluti.
Poi, come tutte le megasaghe Marvel, anche questa si concluderà preparando quella successiva, che gattopardescamente tornerà sui suoi passi. E stavolta più del solito, visto che è già tra noi anche Marvel Legacy, l’operazione che «ci riporta alle origini dell’Universo Marvel».

Abbiamo giusto il tempo di divertirci un po’ con Generations – la serie di albi settimanali che mettono faccia a faccia gli storici eroi marvelliani con le rispettive versioni più giovani (Wolverine e la nuovissima Wolverine, già X-23Iron Man e Iron Heart; l’incredibile Hulk e il fikissimo – sic! – Hulk; Spider-Man/Peter Parker e Spider-Man Miles Morales, la Jean Grey storica e la Jean Grey fanciulla, eccetera eccetera), già in edicola e fumetteria, e poi potremo tuffarci in questo bagno di passato, che però guarda al futuro, che però si rifà al passato.

Più o meno.

(Domenico Marinelli)

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