Paul Jenkins – Leila Leiz, Alters, vol. 1, 144 pp. a colori, saldaPress 2018, € 14,90

Avete presente le classicissime storie d’esordio degli X-Men? Quelle degli anni Sessanta, firmate da Stan Lee e Jack Kirby? Seguivano uno schema tanto lineare quanto efficace: nel mondo si stanno diffondendo i mutanti – Il professor Xavier, potetente telepate, è uno di loro e pensa di avere il dovere di aiutare i suoi simili più giovani, inesperti nell’uso dei loro poteri – Ci sono però anche i “cattivi”, organizzati nella loro Confraternita e capitanati da Magneto, con l’idea di reclutare i nuovi mutanti per combattere gli umani – Le due fazioni finiscono con lo scontrarsi.

Su questa base è nato uno dei sotto-universi supereroistici più riusciti e amati di tutti i tempi, imitato e rivisitato innumerevoli volte. Difficile dunque pensare a ulteriori sviluppi: cosa si potrà mai inventare di nuovo su uno stesso tema?

Ma ecco arrivare Paul Jenkins, un tipo che ha già messo la sua penna al servizio di cose da niente, quali Spider-Man, Hulk, Capitan America, oltre a Batman ed Hellblazer, passando per Spawn. Senza dimenticare il suo lavoro su Wolverine: Origin.
In questa nuova saga, i suoi non sono mutanti, ma Alters, e anche loro si stanno sempre più diffondendo nel mondo. Il suo cattivo non è Magneto, ma il sanguinario Matter Man, che cerca i titolari di queste super-alterazioni e che trova pure il tempo di imitare i metodi dell’Isis. Sul lato “buono” della barricata c’è Octavian col suo gruppo dei Guardiani del cambiamento, ben consci di questa novità genetica e desiderosi di “pilotarla” nel migliore dei modi.

Cosa fa con tutto questo Jenkins? Moltiplica su più livelli il concetto di diversità, adattandolo ai tempi di oggi e calando il tutto in contesto che – all’opposto – vuole essere normalissimo. Infine colorando il tutto con un gran bel clima supereroico classico e dando pure una spolveratina di politicamente corretto che non guasta mai.
Ed ecco che la protagonista – la bionda, appariscente e frizzante Chalice – è una transgender impegnata a nascondere due volte la sua identità: quella supereroica e quella biologica, visto che deve stare ben attenta a non far scoprire le sue cure ormonali al tradizionalissimo papà e la sua maschera al mondo intero.

Ma non solo: anche Ted, il fratello di Charlie/Chalice, è un alter, con potenti poteri telecinetici, ma che è anche – ahilui – un tetraplegico, costretto su una sedia a rotelle e impossibilitato a parlare.

Diversi in tanti modi… diversi, dunque, con tutto quello che ne consegue per le loro esistenze. Un senso del dovere e della giustizia che si scontra con l’impossibilità di mostrarsi al mondo per ciò che davvero si è. Una chiave di lettura nuova e più estrema di uno schema classico, un’accentuzione del caro vecchio principio dei supereroi con super-problemi che rappresentò la rivoluzione di zio Stan 60 anni fa e che – come vediamo da queste pagine – può ancora e sempre rivelare sorprese.
Così, nonostante questo qual certo senso di già visto, la lettura di questa novità targata saldaPress (il primo volume che abbiamo letto contiene i primi cinque episodi della serie originale AfterShock) scorre via benissimo e promette sviluppi molto interessanti. Potete leggerlo al “primo livello” – una storia supereroica ricca di sequenze spettacolari, colpi di scena e un gran bello scontrone finale tra buoni e cattivi – e/o seguire Jenkins nella sua analisi.

I gradevolissimi disegni sono dell’autrice francese (residente al di qua delle Alpi, con lavori anche in Bonelli) Leila Leiz, mentre i colori sono di Tamra Bonvillain, artista transgender che è stata anche una delle “consulenti” di Jenkins per affrontare al meglio un tema delicato e che lo scrittore – per sua stessa ammissione – non conosceva adeguatamente.

(Antonio Marangi)