La qualità delle sue tavole è sotto gli occhi di tutti. Ha già messo la sua matita al servizio di pezzi da novanta bonelliani, quali Dylan Dog e Nathan Never, avendo fin da subito colpito l’attenzione di Sergio Bonelli in persona. Oggi è tra le colonne portanti di Morgan Lost, una delle ultime creature della scuderia di via Buonarroti, creata da Claudio Chiaverotti, a sua volta grande estimatore del disegno di questa artista, ma già altri grossi calibri si profilano all’orizzonte per lei.
È stato un vero piacere per il vostro Sbam-redattore di quartiere scambiare quattro chiacchiere con l’eccellente Val Romeo.

Raccontaci del tuo arrivo in Bonelli e come ti ci trovi oggi…
Quando ho cominciato a studiare per diventare una disegnatrice di fumetti, la Sergio Bonelli Editore era sicuramente il traguardo più ambito per me. Non pensavo certo che mi avrebbero contattata loro! Invece è capitato così: il mio ingresso alla Bonelli è avvenuto tramite il passaparola degli autori con cui sono venuta in contatto.
All’esame di fine corso, alla Scuola Italiana di Comix di Napoli, ho sottoposto i miei lavori al grande Ade Capone e lui mi propose di provare a lavorare su Lazarus Ledd. Purtroppo, quello stesso anno i rapporti professionali tra Capone e la Star Comics cessarono all’improvviso, ma Ade mi presentò a Federico Memola, che fu felice di assumermi prima per Jonathan Steele, poi per RourkeFederico all’epoca era molto entusiasta e parlò bene di me con il suo amico e collega Antonio Serra, che a sua volta mi contattò per fare le prove su Nathan Never.
Nel frattempo, io avevo già mandato delle tavole alla Sergio Bonelli Editore: tavole che erano finite sulla scrivania di Giovanni Gualdoni, che all’epoca curava Dylan Dog. Andò a finire che cominciai a lavorare per entrambi, realizzando Haiku su Nathan Never e Tagli aziendali sul Color Fest di Dylan Dog. Serra mi aveva proposto per Agenzia Alfa, non per Nathan, ma Sergio Bonelli in persona era rimasto impressionato dalle mie tavole di prova e mi volle sulla serie principale. Per me fu una grande sorpresa.

Tra Jonathan Steele, Dylan Dog, Nathan Never e Morgan Lost, hai una certa predilezione per il fumetto realistico più “oscuro”, tra killer, szok, orrore e situazioni estreme. È stato solo un caso o c’è un motivo particolare in questa tua peculiarità?
Ero adolescente negli anni Novanta: il dark, il rock e l’horror sono alla base delle mie passioni.  Quando ho cominciato a lavorare, però, mi sono sentita dire spesso che il mio disegno era adatto soprattutto a situazioni di forte sentimento. Ecco perché su Nathan Never e Dylan Dog non ho avuto storie davvero horror o di azione. Ero perfino un po’ delusa: addirittura, per il nr. 254 di Nathan Never, le scene di azione e fantascienza sono state date ad un altro disegnatore, Guido Masala, proprio perché pensavano che il mio disegno non fosse adatto a cose “prettamente maschili”.
Anche qui, mi ha “salvata” Morgan Lost: Claudio Chiaverotti (il creatore del cupo cacciatore di taglie ucronico, Ndr) ha sempre avuto una grande fiducia in me, per fortuna. Così, finalmente, con Morgan Lost ho potuto dare sfogo alla mia vera natura. Con un visionario come Claudio, ho trovato ogni tipo di stimolo professionale e spero di aver dimostrato che quelle scene non sono “prettamente maschili”!

Le tue tavole colpiscono in particolare per i
primi piani, curatissimi, espressivi, di rara efficacia. Hai fatto studi particolari su questo aspetto?
Grazie di cuore, è l’aspetto a cui tengo di più. C’è una leggenda in cui ho sempre creduto: quella dell’artista che dona la vita alla sua opera. Quando un disegno ha una sua vita propria, quando ti parla sebbene sia immobile, allora si è compiuta una magia. Gli antichi Egizi, che ammiro profondamente, ci credevano tanto da mozzare le teste dei leoni che disegnavano per paura di esserne divorati. Per quanto tu sia razionale, ci sono opere che faranno vacillare ogni tua certezza, come il David di Michelangelo: nel suo sguardo c’è vita. Nel mio lavoro sono alla ricerca di questo. Vorrei infondere un soffio di vita nel mio disegno: insisto su ogni dettaglio, vorrei che i miei personaggi e i loro mondi fossero percepiti come reali. 

L’ultimo albo di Morgan Lost che hai disegnato, uscito a gennaio, ha rotto un tabù: presenta un nudo integrale su un albo Bonelli (per di più in una situazione estrema). Ci spieghi il tuo punto di vista, quando e perché hai pensato così la scena?
Secondo me, se una storia lo richiede non c’è niente di male a disegnare un nudo integrale, e in questo caso era necessario. Non credo nelle censure nell’arte, ma non credo nemmeno alla strumentalizzazione del nudo per aumentare le vendite. Trattare un nudo in maniera appropriata è una delle cose più difficili che ho dovuto affrontare. Quel nudo colpisce per una serie di particolari che vanno oltre la rappresentazione di un organo sessuale. Si vedono due donne, una visibilmente tormentata, che cerca di superare le proprie paure con un atto estremo; e l’altra, quella dominante, che ha il pieno controllo della scena, anche se si vede di spalle. Quella figura così sfacciata racconta anche una scena futura, che stimola la fantasia del lettore. Parla di un futuro non ancora disegnato, ma è quel futuro immaginato che in realtà ha scioccato alcuni lettori. Magie del disegno.
Io vedo Morgan Lost come l’occasione per raccontare il nostro tempo. Mi sembra giusto dare spazio anche a questo aspetto, con una certa maturità.

Potete trovare l’intervista completa e altro materiale sull’ottima Valentina su Sbam! Comics nr. 38, la nostra rivista digitale scaricabile liberamente da QUI e che potrete leggere mentre attendiamo questa grande artista all’opera su Zagor (come annunciato da Moreno Burattini all’ultimo Cartoomics).

(Domenico Marinelli)

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