Il mondo delle sigle dei cartoni animati si distingue tra prima e dopo Cristina d’Avena. Difatti, la parola “sigla” ricorda ai più giovani le performance canore alte suppergiù due mele o poco più, mentre ai più attempati richiama immediatamente il duo Vince Tempera-Luigi Albertelli, quelli che hanno sdoganato il sound delle sigle animate di cartoni provenienti dal mondo nipponico.

Grande arrangiatore il primo, paroliere il secondo, è a loro che si devono le prime sigle delle serie animate degli anni Settanta e Ottanta.
La Sbam-reazione ha potuto incontrarli durante Cartoomics, in occasione del loro incontro pubblico sulla loro esperienza.

L’incontro si è focalizzato sulla loro prima sigla, quell’Ufo Robot che è ancora ricordato da chiunque e che quest’anno festeggia i 40 anni dalla messa in onda (dal 4 aprile sarà disponibile un vinile numerato ad edizione speciale per celebrare la ricorrenza). Un successo inaspettato e clamoroso, che nel 1978 portò la canzone a vincere il Disco d’Oro per il milione di copie vendute.

Tempera e Albertelli collaborano da oltre 50 anni: non negano di aver avuto molta fortuna, quando vennero chiamati dalla Rai per commissionare loro la composizione di una sigla per un prodotto al quale la rete stessa credeva davvero poco. Dopo qualche perplessità, accettarono l’incarico.
Entrambi convinti che i bambini abbiano bisogno di brani semplici ed orecchiabili, si concentrarono comunque sugli adulti: serviva un motivo che colpisse le mamme. Se le canzoni piacciono alle mamme, finiscono per canticchiarle con i figli.

Il resto è storia. Anche Shooting Star, il lato B dell’ormai leggendario 45 giri, fu un successo, anche grazie ad alcuni elementi sonori dovuti al basso di Ares Tavolazzi (artista a lungo nella band di Francesco Guccini, al pari dello stesso Tempera).

Un’altra cosa divertente, hanno raccontato ancora i due artisti, è che spesso si usavano parole senza senso o di cui non si sapeva il significato (!) e che magari finivano sotto il controllo della censura. Durante la lavorazione della sigla di Capitan Harlock, ad esempio, a finire nel mirino del controllo fu la frase: «Il suo teschio è una bandiera che vuol dire libertà», che, secondo loro, invocava il fascismo! Ma anche qui, come è andata è storia.

E oggi? I due non si fermano. Tempera in particolare ha detto di essere sempre all’ascolto per cercare cose da “rubare” e da cui prendere d’ispirazione: la curiosità, la voglia di migliorarsi e di creare cose originali e genuine sono sempre presenti. Proprio gli elementi che sono stati la chiave del loro successo, quella che ha reso immortali le loro colonne sonore per cartoni animati.

(Daniele Marazzani)

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