Parliamo di uno schema classico di moltissime storie di Tex: un ricco prepotente spadroneggia su un dato territorio, angustiando l’esistenza degli autoctoni a vantaggio dei suoi loschi fini. Peccato per lui che la sua strada finisca con l’incrociare quella di Willer e Carson

Anche la trama del nuovo numero di Tex – in edicola da mercoledì 7 febbraio 2018 – percorre questa traccia: Il messaggero cinese (nr. 688, 112 pp. in b/n, Sergio Bonelli Editore, € 3,50), però, ne cambia radicalmente l’ambientazione.
Pasquale Ruju, infatti, porta i due rangers nella Chinatown di San Diego, per accompagnarvi il giovane Charlie Xu. Sua cugina Sun è stata rapita dal bieco Zio Wu, che spadroneggia sulla città, temuto e rispettato da tutti e, anzi, addirittura venerato, in perfetto stile orientale, dai suoi servitori e dai suoi sicari.
Ma proprio come capita ai suoi “colleghi” texani o dell’Arizona, anche lui si trova ad avere a che fare con i pugni di Tex, che notoriamente non sopporta i soprusi, da qualunque etnia essi vengano compiuti.

Elegantissime le tavole di Ugolino Cossu (e che ve lo diciamo a fare?), che rappresenta ogni scena col suo stile asciutto e tagliente, le sue ombre e i suoi sfondi essenziali, una resa più che efficace e totale appagamento dell’occhio.

Il seguito alla prossima puntata (Paura a San Diego, in edicola tra un mese), che vedremo se confermerà anche un’altra caratteristica di questa storia che colpisce assai: i due pard sono moooooolto sicuri di sè (perfino più del solito), affrontando i pericoli col sorriso sulle labbra e la battuta un po’ troppo pronta.
Come dire che dopo una partenza che ci ha facilmente ricordato lo storicissimo L’ideolo cinese – saga di Zagor dell’epoca nolittiana – ci siamo invece ritrovati nelle atmosfere dei cari, vecchi film western di Bud Spencer e Terence Hill. Ma non è detto che questo sia un male.

(Antonio Marangi)

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