La collana bonelliana di Le Storie ci ha ormai abituati bene: storie autoconclusive, ricche, ben disegnate. È questo sicuramente il caso anche di Il Cuore di Lombroso, nr. 63 della serie, uscito proprio in chiusura di 2017. Vi diciamo subito che ci è piaciuto veramente tanto (forse avete già letto la nostra Sbam-recensione, dove vi spieghiamo perché), al punto di voler incontrare i due autori e, magari, estorcere loro (senza però usare i… simpatici strumenti che abbiamo conosciuto nella storia!) qualche segreto sulla sua realizzazione… Diamo quindi il benvenuto (nel caso di Davide il bentornato) su Sbam! a Davide Barzi e Francesco ‘Frankie’ De Stena!

Com’è nata l’idea di prendere un personaggio realmente esistito come Cesare Lombroso e farlo interagire con gli ex ragazzi di Cuore?
Barzi
: Ci sono poche cose che alimentano la creatività quanto i viaggi. L’idea di realizzare un giallo ambientato in Italia nell’Ottocento con protagonista Lombroso è del 2000 e segue la lettura (nel caso ci si chiedesse quale possa essere un’altra delle cose che maggiormente alimentano la creatività) del libro L’atlante criminale. Vita scriteriata di Cesare Lombroso di Luigi Guarnieri: è una biografia romanzata, quindi niente a che fare con la detective story, ma il personaggio che emerge, con le sue contraddizioni feroci, la sua passione per la scienza ma anche i marchiani errori, mi ha stregato da subito per la sua inafferrabile tridimensionalità. Da lì l’idea è rimasta in freezer per anni, fino alla riapertura nel 2010 del Museo di antropologia criminale Cesare Lombroso (che metaforicamente ha riaperto anche quel freezer): una visita per approfondire i temi legati al medico, antropologo e giurista mi lasciò in dono l’ultimo tassello che serviva ad avviare il meccanismo narrativo, cioé Torino. Fino ad allora la mia storia, per vicinanza geografica, era impantanata a Pavia negli anni in cui Lombroso ci viveva. Studiando gli anni di Lombroso nella città piemontese, trovai che potevano essere plausibilmente gli stessi in cui avrebbero vissuto i personaggi di De Amicis. Da lì tutti i pezzi del puzzle hanno cominciato magicamente a incastrarsi.

Davide, che “rapporti” hai con l’opera di De Amicis e con gli studi di Lombroso?
Barzi: Con De Amicis è stato tutto fuorché colpo di fulmine; ci siamo incontrati più volte e in diverse fasi della vita: per ragioni anagrafiche, sono riuscito ad apprezzare i personaggi prima che me li facessero odiare a scuola, perché l’ondata di cartoon giapponesi in TV nei primi anni Ottanta me li ha fatti conoscere nella versione della Nippon Animation arrivata da noi nel 1982; il secondo incontro è avvenuto due anni dopo, nello sceneggiato diretto da Luigi Comencini. Quindi, solo in terza battuta sono diventati un pedante argomento scolastico. A entrare ancora di più nella città per come avrebbe potuto viverla lo scrittore-giornalista, tra le decine di libri letti per entrare appieno nel mood della storia, c’è il curioso Passeggiando con Edmondo – Viaggio immaginario con De Amicis per le vie di Torino di Achille Artom (Editrice Il Punto, 1994). Con gli studi di Lombroso invece, ho ovviamente il rapporto che può avere un uomo ragionevole del terzo millennio: stima per la pervicacia analitica e per la varietà degli argomenti trattati, ma inevitabile distanza totale dalle sue conclusioni, purtroppo fatte proprie dopo di lui da personaggi a cui faceva gioco considerarle fondate per i propri biechi scopi.

Francesco, per tratteggiare i protagonisti di Cuore da adulti, su cosa ti sei basato?
De Stena: I ragazzini del libro Cuore, ancor prima che personaggi, sono delle tipologie di caratteri, come ad esempio il “ricco prepotente”, il “ribelle dal cuore triste” o il “gigante dal cuore d’oro”. La genialità di De Amicis sta nell’aver donato a ogni protagonista delle caratteristiche semplici ma ben delineate, che si sono impresse facilmente nel nostro immaginario. Giocoforza, per non rischiare di perdere la rotta, ho cercato di rifarmi a quelle peculiarità per dare forma alla versione adulta dei bambini. Il tutto mescolato alla mia visione degli stessi e alle indicazioni di Davide. Semplice no?

Semplicissimo! Davide: nelle tue opere ti sei occupato di Jannacci e Lombroso, ma anche di Facchetti e, tra poco, di Strehler… Quando tratteggi psicologicamente i personaggi realmente esistiti, “giochi” con le loro caratterizzazioni a favore di trama o adatti il racconto ai protagonisti?
Barzi: Non c’è una regola fissa: ogni storia ha il suo approccio, così come ogni persona e/o personaggio. Jannacci l’ho conosciuto di persona quindi inevitabilmente, sia il suo personaggio (che in Unico indizio le scarpe da tennis è secondario) sia l’intera storia è intrisa di “spirito jannaccesco”. Su Facchetti e Strehler, assieme a Paolo Maggioni nel primo caso e a Claudio Riva nel secondo, abbiamo raccolto così tante testimonianze dirette su chi li ha conosciuti e vissuti che avevamo una strada comportamentale tracciata, sarebbe stato irrispettoso e irragionevole non seguirla. Di Lombroso ci sono un numero spropositato di scritti, da cui emerge lo studioso, ma difficilmente l’uomo. C’è una biografia scritta dalla figlia, ma ovviamente “di parte”. E molte ricostruzioni del personaggio fatte decenni dopo la morte, ma tutte ipotetiche e arbitrarie. C’era quindi per me un maggiore margine di manovra e mi sono permesso di piegare il personaggio perché fosse funzionale alla storia: se quindi tutto il contesto è ricostruito con scrupolo totale, non c’è invece pretesa di veridicità storica sul personaggio di Lombroso, che è totalmente una mia idea del personaggio; è dotato di un dinamismo, per quanto imbolsito, probabilmente assente nell’antropologo, ma necessario per una storia che avesse anche una parte action; sfoggia un’ironia e un’autoironia che sono molto miei e che erano necessari nella trattazione delle sue teorie più estreme e ovviamente in nessun modo condivisibili alla luce delle conoscenze odierne. Ha però quella curiosità e quella conoscenza a 360° che erano proprie di un uomo che ha studiato le materie più disparate.

L’intervista completa ai due artisti è su Sbam! Comics nr. 37, la nostra rivista digitale che potete scaricare liberamente da QUI. Buona lettura!

(Roberto Orzetti)

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