Se con Mauro Boselli abbiamo cercato di analizzare il carattere del giovane (e giovanissimo) Tex e l’origine di questa operazione editoriale, incontrando Pasquale Del Vecchio, autore delle eccellenti tavole di Nueces Valley (il Maxi Tex nr. 21), abbiamo cercato di capire cosa significhi rendere il mascellone volitivo di Aquila della Notte il profilo di un fanciullo.
Trovate la nostra intervista sul numero 36 di Sbam! Comics, la nostra rivista digitale scaricabile liberamente da QUI, di cui Pasquale ha realizzato la copertina. Eccovi di seguito una parte del suo intervento.

Ciao Pasquale, presentati ai lettori di Sbam!
Sono pugliese di Manfredonia, ma vivo a Milano da diversi anni, sono laureato in Architettura, ma il sacro fuoco del Fumetto mi ha preso da subito, tanto che già lavoravo nel campo quando ancora studiavo. Ho cominciato con una storia breve pubblicata sulla rivista 1984, ma poi la spinta determinante a intraprendere questa carriera mi arrivò dal grande Gino D’Antonio – un mio mito – che mi fece realizzare alcune storie per il Giornalino e che mi presentò anche alla Bonelli, a Decio Canzio, dove cominciai lavorando per Nick Raider e per Zona X.
In seguito sono passato a Napoleone, altra serie Bonelli, curata da Carlo Ambrosini, con cui lavoravo presso Comics Studio, insieme ai vari Giampiero Casertano, Robert Gligorov, Enea Riboldi e altri, artisti da cui ho imparato moltissimo. Sono molto affezionato a Napoleone, è sulle sue tavole che sono maturato come autore. Disegno anche per la Francia, con vari editori e spaziando su vari generi.
Quando poi in Bonelli mi proposero di lavorare a Tex… cosa avrei potuto rispondere? Ho cominciato con due storie scritte da Claudio Nizzi, poi una di Tito Faraci, un Color Tex di 160 pagine scritto da Roberto Recchioni, fino al Maxi Tex appena uscito, scritto da Boselli.

Quanto impieghi a “fare un Tex”?
Un albo di Tex di 110 pagine richiede circa un anno, quindi una storia completa, che di solito è di due albi, un paio d’anni. Io preferisco sempre lavorare su carta, con i metodi tradizionali, ma proprio in questo periodo mi sono attrezzato per passare al digitale e sto provando a lavorarci. Ma non ho ancora deciso se “cambiare”…

Come è stato lavorare sul Tex “giovane”, crearne le fattezze?
Ho cominciato a lavorarci circa due anni fa, quando Boselli mi propose il progetto: abbiamo visto per la prima volta i genitori di Tex, lo abbiamo seguito nella sua crescita, da bambino a ragazzo ad adolescente. Tra l’altro in un’epoca che io amo molto, quella precedente la Guerra di Secessione, quando i pionieri scoprivano la frontiera.
Dal punto di vista grafico è stata una bella sfida, con parecchie prove e studi: dovevamo evitare di rifare Kit Willer e mantenere comunque una fisionomia che facesse riconoscere Tex anche in quelle età. Anche perché lui è un normolineo, ha un po’ di mascella decisa, ma niente di così caratterizzante come gli zigomi di Dylan Dog o il ciuffo di Martin Mystère. Disegnandolo è facilissimo “perderlo”, basta una riga in più o in meno e ne confondi il profilo.
Un po’ di tensione addosso ce l’avevo, insomma, ma con l’aiuto dello stesso Boselli e della redazione ci sono arrivato.

Il seguito dell’intervista, con molto altro materiale e informazioni sul “giovane Tex”, su Sbam! Comics 36.

(Antonio Marangi)

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