Attenzione: contiene spoiler (non troppi, ma ci sono…)

A quasi un anno dall’uscita dello speciale Universo DC: Rinascita, che ha aperto una nuova fase nella vita del più longevo cosmo supereroistico del fumetto mondiale, arriva anche in Italia La Spilla, crossover in quattro parti – equamente divise tra le testate Batman e Flash – che dovrebbe (condizionale d’obbligo) rispondere ad alcune delle domande rimaste in sospeso dopo la lettura di quell’albo.

A cominciare dal mistero forse più fitto, quello che ruota attorno alla spilla del Comico di Watchmen, apparsa nella Batcaverna in seguito al ritorno di Wally West dal limbo della Forza della Velocità. Un ritorno che ha dato la stura a una serie di sconvolgenti rivelazioni sulla sorte del DC Universe, che sarebbe stato alterato e riplasmato dopo gli eventi di Flashpoint – con la sottrazione di ben dieci anni di vita e di memorie – da un’entità dalla potenza pressoché divina. Di chi si tratti ancora non si sa, anche se la maggior parte degli indizi convergono sul Dottor Manhattan, un altro dei personaggi-cardine del suddetto capolavoro di Alan Moore e Dave Gibbons.

Ma veniamo a La Spilla, il cui primo capitolo (in Batman nr. 22 – novembre 2017 – 72 pp. a colori – RW-Lion € 3,50) è interamente ambientato nella Batcaverna, dove il Cavaliere Oscuro – lasciatisi alle spalle gli eventi della saga Io sono Bane – è impegnato ad analizzare il misterioso smile insanguinato. Senza cavare un ragno dal buco, almeno finché la spilla in questione non finisce nei pressi della maschera appartenuta al criminale noto come Psico-Pirata: segue lampo di energia e fulminea, sconcertante apparizione del Thomas Wayne di Flashpoint, realtà nella quale è lui (e non il figlio Bruce) a indossare il mantello di Batman. Ripresosi dalla sorpresa, il Pipistrellone contatta Flash, chiedendogli di raggiungerlo quanto prima. Per un velocista, è questione di pochi istanti: che, però, per il vigilante di Gotham City rischiano di diventare dannatamente lunghi, visto che subito dopo a comparire sulla scena è nientemeno che Eobard Thawne, l’Anti-Flash originale, anch’egli presumibilmente “richiamato” dal potere della spilla, al quale non pare vero di poterle suonare a Batman e di vendicarsi così indirettamente del “padre” di quest’ultimo, il Cavaliere Oscuro di Flashpoint, che l’aveva ucciso proprio nel corso di quella saga.

Lo scontro che segue è serrato e fulmineo (tutta l’azione praticamente si svolge nell’arco di un minuto, scandito un secondo dopo l’altro da un drammatico countdown), Batman subisce una durissima lezione finché Thawne non si concentra a sua volta sulla spilla: l’afferra, e immediatamente scompare in un lampo di luce blu (proprio il colore del Dottor Manhattan… sarà un caso?). Quando ricompare, ancora avvolto dalla medesima luce, è in punto di morte, con la parte sinistra del corpo a brandelli e in preda a un delirio in cui afferma di “aver visto Dio”. Ed è a quel punto che Flash, finalmente, fa il suo ingresso nella Batcaverna…

Tom King firma l’ennesima storia “da combattimento” del suo Batman, che affronta l’Anti-Flash con la stessa cocciuta determinazione a rimanere sempre e comunque in piedi che aveva appena dimostrato con Bane. Intrigante e di buon impatto drammatico appare l’idea dello svolgimento in tempo reale, che rende il lettore dolorosamente partecipe delle sofferenze del protagonista, man mano che questo viene brutalizzato dal suo avversario. E, a livello di scansione narrativa, risulta apprezzabile anche l’utilizzo della griglia a nove vignette, un format che King padroneggia con disinvoltura e che, nell’occasione, appare un più che doveroso omaggio a Watchmen.

Una scelta, quest’ultima, di cui finisce per beneficiare anche lo storytelling del disegnatore Jason Fabok, che per il resto si dimostra come al solito un professionista sufficientemente capace ma carente di personalità, costantemente teso com’è a scimmiottare ora David Finch ora (soprattutto) Gary Frank.

La seconda parte de La Spilla (in Flash nr. 22 – dicembre 2017 – 72 pp. a colori – RW-Lion – € 3,95) si apre con il Velocista Scarlatto che sembra aver preso le redini dell’indagine su quanto appena accaduto, mentre Batman giace a letto a leccarsi le ferite dopo il pestaggio subìto. Ma il Cavaliere Oscuro non è tipo da farsi mettere in un angolo, così i due si ritrovano insieme sulla Torre di Guardia della Justice League dove, tra i tanti manufatti custoditi, c’è anche la Piattaforma Cosmica, sorta di “super tapis roulant” che permette a Flash di viaggiare nel tempo, sfruttando i poteri della Forza della Velocità. Il nostro eroe, è vero, aveva giurato di non utilizzarla più dopo i pasticci di Flashpoint, ma quando “c’è una tempesta in arrivo” (e sull’Universo DC sembra proprio stia per abbattersene una bella grossa…) tocca fare tutto il possibile per fermarla. Il tour nello spazio/tempo in cerca di risposte, però, si rivela addirittura più complicato del previsto: Flash comprende subito che qualcosa non va nella Forza della Velocità, mentre lui e Batman si trovano davanti ad alcuni momenti salienti della continuity DC (compresa la prima apparizione della Justice League of America) che dovrebbero essergli familiari, e che però non riconoscono. Il viaggio termina poi tumultuosamente nel momento in cui i due eroi perdono il controllo della Piattaforma e precipitano nel bel mezzo della Batcaverna. Non quella che conoscono, però, bensì quella della realtà di Flashpoint. Ad attenderli, il padrone di casa in persona: Thomas Wayne, alias Batman…

Dopo le botte da orbi del primo numero, la storia entra nel vivo. Anche se, va detto, per ora sono più le nuove domande che si affastellano rispetto alle risposte che vengono fornite al lettore. Niente di particolarmente preoccupante, a dire il vero, visto che il crossover è solamente a metà e che già il prossimo capitolo (con il faccia a faccia tra Bruce e colui che è pur sempre suo padre, per quanto proveniente da una realtà alternativa) promette di diradare almeno in parte il mistero.

A preoccupare (o meglio, a infastidire un po’) è invece la scrittura di Joshua Williamson, sceneggiatore di solito brillante che però qui non appare del tutto a proprio agio, fin troppo verboso e didascalico nel tentativo di spiegare passo passo i complessi nodi di continuity, a discapito della fluidità della narrazione. Le matite di Howard Porter, dal canto loro, si meritano una sufficienza stiracchiata, condita da un rimpianto grosso come una casa per il tratto del “nostro” Carmine Di Giandomenico.

Va inoltre segnalato che sia il primo che il secondo capitolo del crossover contengono un teaser apparentemente slegato dalla narrazione principale, ma che con ogni probabilità apre la strada a successivi sviluppi, importanti nell’economia del DC Universe. Il primo ha per protagonista una detenuta del manicomio Arkham che, mentre assiste a una partita di hockey in tv, viene colta da visioni apocalittiche al grido di “la Legione morirà!”. Si tratta della bionda Saturn Girl, membro del gruppo del XXXI secolo noto come Legione dei Super-Eroi che avevamo già visto sulle pagine dello speciale Universo DC: Rinascita. Il secondo, invece, ci mostra un anziano furibondo non si sa bene per quale motivo, che pronuncia parole apparentemente prive di senso: altri non è che Johnny Thunder, personaggio legato alla storica Justice Society, e quella che biascica è in realtà la formula magica che, un tempo, gli permetteva di accedere ai suoi poteri.

Confusi? Anche noi, ma confidiamo che il tempo e le prossime storie raccontate da mamma DC ci aiuteranno a capirci qualcosa… Intanto, appuntamento a tra due settimane su Batman nr. 23 e Flash nr. 23, oltre che ovviamente su queste stesse Sbam-colonne, con il gran finale de La Spilla.

(Marco De Rosa)