Sono decenni che Marvel e DC si inseguono nei fumetti. Si studiano, si scopiazzano, si soffiano autori e disegnatori, fino a trasformare le rispettive proposte in un minestrone indifferenziato in cui a distinguere una casa editrice dall’altra rimane giusto il logo di copertina. Salvo poi tentare periodicamente, con alterne fortune, di recuperare radici e specificità dei propri universi fantastici attraverso operazioni come Rebirth o Legacy.

Discorso diverso, invece, per quanto riguarda la ben più fresca competizione cinematografica. Qui, anche per lo spettatore meno attento è sempre stato impossibile confondersi: se infatti i film targati Marvel Studios – ben legati tra loro nel continuum narrativo coerente battezzato Marvel Cinematic Universe – hanno costruito la propria cifra distintiva sulla leggerezza, l’intrattenimento pop e lo spettacolo per famiglie ad alto tasso di professionalità, le pellicole DC/Warner si sono avviate in ordine sparso su sentieri meno light, enfatici e spesso cupi da un punto di vista estetico, non disdegnando i toni del dramma e accarezzando riflessioni più adulte (almeno nelle intenzioni) su temi quali il mito, la figura dell’eroe e il ruolo del superuomo nella realtà contemporanea.

Poi arriva Justice League, ed ecco che le carte iniziano a mescolarsi anche sul grande schermo. Non è infatti esagerato affermare che quello di Zack Snyder (già dietro la macchina da presa nei precedenti L’Uomo d’Acciaio e Batman v Superman) risulta essere il più “marvelliano” tra i cinecomic DC.

Difficile però dire se si sia trattato di una scelta a monte, come farebbe forse pensare l’abbandono di certi colori troppo desaturati e della musica eccessivamente tonitruante di Hans Zimmer, o di un’evoluzione avvenuta in corsa, complice la manina furba e sapiente di Joss Whedon (il regista degli Avengers), chiamato a bordo a lavorazione quasi ultimata dopo che Snyder aveva dovuto lasciare il set a causa di un lutto familiare.

Intendiamoci, questo rimane pur sempre un film di Snyder: il clima generale si conferma infatti sufficientemente corrusco (non dimentichiamo che stiamo parlando dell’autore di 300…), la figura del (super)eroe continua a essere rappresentata nella sua dimensione mitica e quasi monumentale e resiste anche la metafora vagamente “cristologica” riferita al personaggio di Superman che, dopo aver conosciuto la Passione nell’episodio precedente, trova qui la sua Pasqua di resurrezione (non si può definire uno spoiler, si tratta di cosa risaputa…). È indubbio però che il tocco di Whedon, che oltre a essere intervenuto sulla sceneggiatura di Chris Terrio ha anche girato alcune sequenze aggiuntive (non accreditate), si sente eccome. E sebbene non sempre l’incontro tra sensibilità così diverse fili alla perfezione, alla fine il mix risulta in qualche modo gradevole, riuscendo a fare di Justice League un’efficiente macchina da spettacolo. Magari più canonica e meno ambiziosa rispetto alle pellicole che l’hanno preceduta, ma comunque fluida e funzionale quanto basta. Cosa, quest’ultima, non così scontata in casa DC/Warner.

Merito anche di una maggiore compattezza, cui contribuisce la durata che non supera le due ore (per chi fosse curioso di recuperare le scene tagliate arriverà comunque la consueta versione extended per l’home video), e di personaggi che magari all’inizio faticano un po’ ad amalgamarsi, ma che a conti fatti appaiono quasi tutti ben caratterizzati.
Wonder Woman è una gioia per gli occhi (e non si tratta del solito commento da maschietto allupato, ma della constatazione di come l’adesione della bella Gal Gadot all’iconica figura della principessa Diana migliori un film dopo l’altro), l’Aquaman più tamarro di sempre e un Flash ragazzino che sembra prelevato di peso dal liceo di Spider-Man: Homecoming regalano alla ricetta saporite spruzzate di spiritaccio fumettoso, mentre Superman addirittura sorride (!), senza che questo intacchi il suo status di eroe per eccellenza e speranza di salvezza per l’umanità tutta.
Meno convincente, come peraltro accade spesso nei cinecomic supereroici, la figura del villain Steppenwolf, che si annuncia terribilissimo e strapotentissimo ma che, alla resa dei conti, si rivela spompo come pochi, e fa pure una fine ben poco gloriosa.

Detto di una CGI che, pur senza far sobbalzare le nostre sinapsi di spettatori smaliziati, svolge diligentemente il proprio lavoro, e di sequenze di combattimento ben congegnate tanto nella dimensione di massa quanto in quella delle scazzottate vis-à-vis, che cosa rimane da aggiungere?
Ah, sì: ci sono anche due scene post-crediti, come in ogni Marvel movie che si rispetti. Come? Questo non è un film Marvel? Vabbè, dai, fa lo stesso…

(Marco De Rosa)

Un film di Zack Snyder e Joss Whedon – Con Gal Gadot (Wonder Woman), Henry Cavill (Superman), Ben Affleck (Batman), Jason Momoa (Aquaman), Ezra Miller (Flash), Ray Fischer (Cyborg), J.K. Simmons (commissario Gordon), Willem Dafoe (Vulko), Amy Adams (Lois Lane), Amber Heard (Mera) – Titolo originale: Justice League – Genere Azione – USA, 2017 – Uscita cinema giovedì 16 novembre 2017- Distribuzione: Warner Bros Italia.