Sono trascorsi cent’anni dalla battaglia di Caporetto, senza dubbio una delle più drammatiche mai combattute dall’esercito italiano. Tanto drammatica da scolpirsi nell’immaginario collettivo come sinonimo di disfatta, di rotta disordinata e rovinosa. Eppure, proprio da quella sconfitta sarebbero germogliati i semi della riscossa che dal Piave avrebbe portato, esattamente un anno dopo, le nostre truppe a sfondare il fronte a Vittorio Veneto e a entrare nella Trento finalmente “redenta”, sancendo la vittoria sull’Austria-Ungheria che sarebbe stata ratificata con l’armistizio del 4 novembre 1918.

Un momento di svolta della storia nazionale, quindi. Che molto opportunamente Editoriale Cosmo ha scelto come punto di partenza per la collana Un eroe una battaglia, che in quattro uscite porterà i lettori nel cuore di altrettanti grandi eventi bellici di epoche diverse.

Si comincia quindi con Le nebbie di Caporetto (128 pp. in b/n, 3,90 euro), storia scritta da Giulio A. Gualtieri (che è anche curatore della collana) e disegnata da Emilio Lecce. Una storia che, prendendo le mosse dall’offensiva austriaca nella Conca di Plezzo (24 ottobre 1917), segue le peripezie di quattro militari italiani che, travolti dagli eventi e dalla precipitosa fuga di alcuni comandanti, ripiegano di trincea in trincea tentando ostinatamente di salvare non solo la pelle, ma anche – nonostante tutto – il proprio onore di soldati. Sono un caporale veneto e tre fanti, un milanese, un romano e un siciliano: giovani uomini che fino a quel momento hanno avuto ben poco da dirsi, che in un certo senso parlano perfino lingue diverse, ma che tra il ferro e il fango delle guerra si scoprono appartenenti a un medesimo popolo e a una medesima nazione.

E qui è bello vedere come un fumetto, un fumetto “popolare” perdipiù, sappia cogliere con lucidità un aspetto cruciale di quegli eventi: è infatti opinione largamente condivisa tra gli storici che proprio la Prima guerra mondiale diede un impulso decisivo alla costruzione di un sentimento nazionale e comunitario che fino ad allora si era tutt’altro che affermato compiutamente, segnando forse il momento di massima coesione civile dell’intera storia unitaria. Come i protagonisti de Le nebbie di Caporetto, centinaia di migliaia di giovani italiani, provenienti da regioni diverse e quasi sempre appartenenti alle classi più umili, combatterono, soffrirono, pagarono un altissimo tributo di sangue e infine vinsero insieme, incarnando finalmente quella nazione che in precedenza era rimasta confinata al sogno elitario di poeti, letterati e minoranze di patrioti.

A rendere apprezzabile la lettura, poi, è anche il rigore storico con cui l’autore scandisce le diverse fasi della vicenda, accompagnando l’evoluzione degli eventi con mappe del fronte che illustrano la progressiva avanzata delle truppe austriache. Una qualità che, sommata al senso di urgenza e angoscia che caratterizza la ritirata dei quattro soldati, e che coinvolge ben presto il lettore, ci spinge ad assegnare più della semplice sufficienza al lavoro dello sceneggiatore. Perdonandogli nel contempo qualche “eccesso di sintesi” che rischia di rendere alcuni snodi della trama di non immediata comprensione, finendo per penalizzare un po’ una storia che – forse – avrebbe necessitato di una foliazione maggiore.

Anche perché, non dimentichiamolo, nel caso de Le nebbie di Caporetto le tavole sono quelle ristrette del formato pocket (12×17 centimetri), con al massimo tre vignette per pagina.

Una gabbia che però non penalizza più di tanto la performance artistica di Emilio Lecce, che anzi riesce a utilizzare gli spazi angusti per esaltare ulteriormente la dimensione claustrofobica dello storytelling. Convincente anche l’uso dei chiaroscuri, soprattutto nella seconda parte dell’albo, mentre invece le anatomie e la recitazione dei personaggi – in qualche misura debitrici della tradizione nipponica – rivelano qua e là un tratto e una “regia” non ancora sufficientemente maturi. Il disegno dei cavalli impegnati al fronte, poi, ci fa concludere che ben difficilmente Lecce verrà selezionato come prossimo copertinista di Tex.

Giudizio sintetico: pur non essendo un lavoro esente da pecche, Le nebbie di Caporetto merita quantomeno un onorevole sei e mezzo. Che sale fino a sfiorare il sette se, oltre al valore strettamente fumettistico, si prende in considerazione la meritoria opera di rievocazione e divulgazione (a beneficio dei più giovani, ma non solo) di un pezzo tanto importante di storia patria. L’Italia è nata, anche, a Caporetto: e un albo a fumetti, nella sua immediatezza e semplicità, può essere un buon modo per ricordarcelo.

(Marco De Rosa)

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