È un po’ come capita con la musica: chi non ha una canzone in grado di riportarti all’istante altrove, in un altro tempo e in un altro spazio, fin dalle prime note?

Ebbene, anche i fumetti hanno questo potere: ci sono personaggi, eroi, situazioni che – conosciuti al momento giusto – ti restano nel cuore definitivamente.
Chi ama veramente la Nona Arte lo sa bene: hai presente quella storia di Topolino, quella cover marvelliana, quell’albo comprato alla stazione, quell’eroe con cui hai passato notti insonni da ragazzino…? Ecco, quello!

Tutta questa premessa per dirvi che, durante un distratto passaggio in edicola, al vedere la cover del nuovo numero di Alan Ford, il mio povero vecchio cuore tiennetiano ha avuto un sobbalzo. Era davvero lui, lui proprio lui: Gommaflex!
Ebbene sì: il bandito con la faccia di gomma, colui che giunse a fama interplanetaria (troppo eh? vabbè, fama nazionale, via) grazie a SuperGulp!, ingrossando le già sterminate legioni di fans di Alan & soci con nuovi adepti!

Non solo: sullo stesso albo c’è anche Superciuk! E poi il conte Oliver, Grunf, l’ispettore Brok, sua eccellenza il Numero Uno e perfino Beppa Giosef! Insomma, non fosse per la presenza di Minuette, sembrerebbe proprio un albo di quelli che furono.

Ok, ok, lo so: l’Alan Ford di oggi è molto diverso da quello di allora, gli alanfordiani nostalgici dell’epoca di Magnus&Bunker, o anche quelli appena più recenti dell’era Paolo Piffarerio, non gradiscono l’attuale corso, quello griffato Dario Perucca (autentico recordman), imperniato sull’efficienza della sagace Minuette e dell’elegantissimo Alan.
Questo è “un altro” fumetto.
D’altra parte, dista giusto giusto tre decenni da quell’altro, si rivolge a un mondo molto diverso ed ha evidentemente un suo pubblico “di oggi”, visto che – scusate se è poco – conta 581 uscite. Quindi inutile dilungarsi in improponibili (e inutili) confronti.

Ma un albo come questo (appunto il nr. 581, novembre 2017, 128 pp. in b/n, 1000VolteMeglio Publishing, € 4,00) ha la possibilità di unire le generazioni, quelle magnusian-piffareriane a quelle perucchian-minuettiane.
E allora, in chiusura di questa non-recensione, un po’ nostalgica e intrisa di puro romanticismo alafordiano, mi si permetta di ringraziare il sempernoster Max Bunker. Prosit.

(Antonio Marangi)

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