Un fatto è evidente: questi cinecomics marvelliani non sono più film, ma episodi. Episodi di una sorta di roboante serie tv, ingigantita alla dimensione del grande schermo e spalmata su lustri (per non dire decenni) anziché su mesi.
Così, come nelle serie tv ci sono inevitabilmente episodi interlocutori, preparatori al grande evento che darà la scossa a tutta la struttura, così anche qualcuna di queste pellicole subisce la stessa sorte, per quanto ammantata della grandiosità del 3D o dagli effettoni che solo lo “schermo più grosso” permettono.

A voler essere buoni, è questo il caso di Thor: Ragnarok, terzo film del filone asgardiano dei Marvel Studios. Un film che toglie al Dio del Tuono (e – se non lo avete ancora visto – vi risparmiamo l’abominevole gioco di parole fatto con questo appellativo durante la storia) l’aura di maestosità che si converrebbe alla corte reale degli dèi asgardiani, per precipitarlo in un fastidioso, scontato umorismo, da (appunto) sit-com televisiva.

La trama, se avete visto i trailer, la conoscete già: arriva la cattivissima e potentissima Hela, non per niente dea della morte, che decide di papparsi Asgard. La regina sono io e chi non ci sta peste lo colga. E infatti i morti si sprecano. Thor insorge, ma finisce malissimo e si trova esiliato sul pianeta governato dallo strampalato Gran Maestro, che si diverte a metterlo in un’arena a combattere contro Hulk. Tutto sembra perduto, ma vi lasciamo immaginare come va a finire…

Il resto è solo puro spettacolo, un pirotecnico videogiocone di scontri, cazzotti, esplosioni, tuoni e fulmini, reso in modo eccellente, finché volete ma che – ahilui – non sorprende più nessuno, salvo forse gli spettatori più pischelli. D’altra parte, la frequenza sempre più stretta dei cinecomics toglie inevitabilmente qualcosa all’imprevedibilità (mentre molto aggiunge alle aspettative, eeeeh sì…).

Chris Hemsworth Tom Hilddeston, cui potremmo aggiungere il pur poco presente Anthony Hopkins, sono totalmente calati nella parte di Thor, Loki e Odino.
Idris Elba (Heimdall) ha una parte più ampia che nei film precedenti, in sequenze che sembrano prese di peso dal Signore degli Anelli, con tanto di… hobbit fuggiaschi. Cate Blanchett rende molto bene Hela, di cui rispetta da vicino anche i canoni fumettistici (sempre più una rarità in questi cine-“comics”), mentre quello che esce peggio dal film è il povero Mark Ruffalo, ridotto ad un disadattato incapace, lontanissimo dal brillante scienziato dei vari Avengers. Ma non è colpa sua: il suo Hulk è stato strappato dalla saga di Planet Hulk – cui chiaramente si riferisce larga fetta del film – e traslocato in atmosfere asgardiane, dove c’azzecca poco.
Strada facendo, fa un’ampia comparsata anche Benedict Cumberbatch, il Dottor Strange, in un siparietto molto divertente, ma abbastanza gratuito nella trama, utile giusto ad avvicinare al mondo Avengers anche il Signore delle arti mistiche.

Completano i quadri Tessa Thompson (prima valchiria vichinga di colore di tutti i tempi), Jeff Goldblum (il Gran Maestro), Karl Urban (l’Esecutore, qui privato della sua storica comare fumettistica, l’Incantatrice), lo spettacolare demone Surtur, il lupo cattivo Fenrir e qualche simpatico gladiatore, tra cui spicca Korg, interpretato dallo stesso regista Taiki Waititi.
Molte le citazioni, tra il primo Avengers, i Guardiani della Galassia e perfino (ebbene sì)… Goldrake!

Due ore di intrattenimento, popcorn e bibita alla mano. Non ci resta che aspettare Pantera Nera.

(Domenico Marinelli)

Un film di Taika Waititi – Con Chris Hemsworth, Tom Hiddleston, Cate Blanchett, Idris Elba, Jeff Goldblum, Tessa Thompson, Karl Urban, Mark Ruffalo, Anthony Hopkins, Jamie Alexander, Benedict Cumberbatch – USA 2017 – Durata 130 minuti – Walt Disney