Prosegue incessante La strada verso Secret Empire, saga preliminare a quello che si preannuncia come il più sconvolgente evento Marvel del 2017 (Secret Empire, appunto, ormai in arrivo anche in Italia già da questo mese).

Nei capitoli 4 e 5 di questa lunga marcia di avvicinamento, leggibili su Capitan America 20 (nr. 90 della serie, ottobre 2017, 48 pp. a colori, spillato, Panini Comics, € 2,90) altri tasselli si aggiungono al mosaico creato da Nick Spencer

Un riepilogo veloce per chi si fosse perso qualche puntata. Il Capitan America che conoscevamo è una finzione: in realtà, il nostro Steve Rogers è da sempre una pedina nelle mani dell’Hydra, che ha concepito – fin dalla Seconda Guerra Mondiale! – il piano perfetto per eliminare l’unico ostacolo (gli Stati Uniti) alla conquista del mondo.

Tutto questo, però, è quello che crede Cap.

In realtà, la storia che vi abbiamo appena riassunto, è frutto della perfidia del Teschio Rosso e dei poteri del Cubo Cosmico senziente che ha le fattezze della piccola Kobik (conosciuta durante la saga di Standoff): la “bambina”, soggiogata dall’arcinemico del nostro, ha “riscritto” la storia del Capitano, rendendolo di fatto una pericolosissima mina vagante all’interno dell’Universo Marvel. Ancor più pericolosa da quando, scalzando Maria Hill, Steve Rogers è stato messo a capo dello SHIELD.

In questo numero (che contiene due storie tratte da Captain America: Steve Rogers nnr. 12-13), come dicevamo, la saga concepita da Spencer si riempie di nuovi particolari, con l’entrata in gioco di Helmut Zemo (nella nuova realtà, il migliore amico di Steve) e la riscrittura di uno dei passaggi più famosi della storia dell’Universo Marvel. Il tutto con i disegni di Javier Pina e Andres Guinaldo (cap. 4), e Ro Stein e Ted Brandt (cap. 5)

Un’impressione al volo: al netto di tutte le critiche, preventive (fin dalla famigerata Hail Hydra!) e non, questa saga si sta rivelando meno “forzata” del previsto. I forti dubbi che c’erano all’inizio sull’outing di Cap si stanno pian piano dipanando, grazie al lavoro di Spencer, che sta rendendo credibile ciò che, fino a qualche mese fa, tale non era. Unico neo, è l’impressione (vaga, ma costante) che si stia allungando un po’ troppo il brodo, centellinando fin troppo i passaggi salienti. Ma, come dicevamo, si tratta di un’impressione, che comunque (viste anche le uscite ravvicinate nella nuova periodicità quindicinale della testata) non ci toglie troppo il sonno.

Nel sommario di questo ventesimo numero mancano le storie dell’altro Cap, Sam Wilson, i cui indici di gradimento nel popolo americano sono al di sotto del minimo storico: il suo ruolo nei piani di Steve è ancora ignoto (anche se qualche esca, qua e là, Spencer l’ha gettata), ma siamo sicuri che ben presto gran parte dei nodi verranno al pettine…

(Roberto Orzetti)