È dal 18 agosto che Netflix ha rilasciato l’intera stagione di The Defenders, la serie che riunisce Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist.
Non mi dilungherò molto sulla presentazione del prodotto in quanto già sdoganato e “pubblicizzato” in pompa magna da tutti (inoltre, confido nella voracità di lettura dei fumetti di voi Sbam-lettori, e quindi nella vostra conoscenza dei personaggi): perciò mi soffermerò sulla pura recensione, soffermandomi su due punti: lato villain e lato supereroi.

Le cinque dita della Mano
I villain della miniserie sono in realtà delle vecchie conoscenze. A Madame Gao e Bakuto, visti in Daredavil e Iron Fist, si aggiungono altri tre capigruppo, leader di altre parti del globo, guidati dalla sinistra e misteriosa Alexandra. È proprio quest’ultima il fulcro dell’intera serie. Personaggio molto convincente, semplice dal punto di vista psicologico (come tutti i personaggi delle serie Marvel/Netflix), ma efficace: agisce secondo motivazioni umane come la paura della morte. Alexandra è malata terminale, gli restano poche settimane di vita, non può “resuscitare” avendo destinato l’ultima soluzione di immortalità a “risvegliare” Elektra, il Black Sky della profezia, destinata a distruggere e “purificare” il mondo occidentale.

Quindi per la prima volta troviamo dei villain che agiscono secondo necessità, per “sopravvivenza” e con la paura di morire. Tutto ciò li mette su un piano pari a quello dei supereroi, anch’essi mortali, umani e con debolezze. Un aspetto interessante e che di rado si vede in prodotti audiovisivi. Generalmente il cattivo (o i cattivi) è invulnerabile, il male assoluto e, complessivamente, più potente del supereroe, il quale, per sconfiggerlo, deve attingere ad una serie di stratagemmi e a una grande forza di volontà. In questo caso, entrambe le fazioni bene-male se la giocano alla pari.

Nelle precedenti serie Marvel/Netflix, i cattivi non sono mai stati sconfitti definitivamente: in questo caso, invece, si è alla resa dei conti. Il leader della Mano ha un rapporto molto materno nei confronti di Elektra. Sacrifica tutto per lei. è la figlia che avrebbe voluto ma che è arrivata tardi, ormai al crepuscolo della sua esistenza. Non riesce a plasmarla al suo volere e, anzi, a causa della sua fragilità mortale, viene da lei tradita. Anche in questo caso, una situazione ben costruita che rafforza la storia dal punto di vista delle motivazioni.

Per quanto riguarda le dinamiche interne al clan della Mano, come prevedibile, ci sono scontri interni. Gli stessi però vengono via via appianati, per una questione di sopravvivenza e di “alleanza” per scopi propri. Ognuno è re di se stesso, ma se ne va della sopravvivenza di tutti (come nel caso della fine dell’Elisir) si uniscono. In fondo sono legati da anni e anni di relazioni e anche da questo punto di vista, le dinamiche sono in linea con la struttura complessiva dell’opera.

I Quattro cavalieri dell’Eroismo
I quattro supereroi abbiamo imparato a conoscerli nelle singole serie. Li abbiamo amati, odiati, seguiti e interpretati. Tra di loro ci sono contaminazioni più o meno dirette, ma alla fine, tutte le storyline convergono in questa miniserie.

Alla fine dunque, il problema maggiore della serie sta nella costruzione delle relazioni interne al gruppo, un po’ forzata per due di essi.
Matt Murdock e Danny Rand sono infatti direttamente legati ai villain e sono coinvolti in prima persona alla lotta contro la Mano. Iron Fist, in quanto paladino di K’un-lum, ha nel suo destino battersi con la Mano; Daredevil è coinvolto emotivamente con Elektra.

Non solo: per Daredevil e Iron Fist, questa miniserie risulta essere il proseguimento delle loro serie “perosnali”. Per Matt Murdock si tratta di una nuova tappa nel suo percorso di crescita come supereroe, per Danny Rand è il compimento dell’essere l’Iron Fist della profezia, e qui chiude il suo percorso di “origini”. Addirittura, The Defenders sembra quasi un sequel della sua prima stagione.

Viceversa, Jessica Jones e Luke Cage sembrano qui coivolti solo casualmente, facendo parte dello stesso micro-universo urbano. Questa storia non aggiunge niente alla loro crescita. Jessica riprende la sua attività di investigatrice e Luke ritorna ad Harlem a guidare il suo quartiere, maentrambi sembrano anche estraniati dal discorso “sconfiggere la Mano”. Sono meno efficaci dal punto di vista narrativo, e questo fa perdere mordente all’intera miniserie. .

Il trait d’union è affidato a Stick, ex capo dei Casti, guerriero già apparso nelle due stagioni di Daredevil e condottiero coinvolto direttamente alla battaglia: nella miniserie ha il compito di compattare e di “guidare” il gruppo. Tuttavia, alla fine, si rivela mosso dalla voglia di sconfiggere la Mano a prescindere dall’unione del team: è tanto inflessibile e “mistico” da essere pronto a sacrificare uno dei suoi compagni per il bene comune. Agisce senza compromessi, un po’ alla Rorshach di Watchmen.

L’altro elemento che doveva fungere da unione è Claire Temple, già vista in tutte le serie singole. In realtà, non si rivela all’altezza, non è il suo compito quello di ispirare e motivare la squadra, non è il Nick Fury di Avengers.

In conclusione
Complessivamente ,la miniserie The Defenders è un ottimo prodotto televisivo. Non è un crack dal punto di vista dell’innovazione televisiva e dell’originalità, ma si dimostra un prodotto sopra la media, in grado di offrire ottimo intrattenimento.
Inoltre, la scelta di concentrare il tutto in solo otto episodi si è rivelata efficace: veloce, diretta e con personaggi lineari, che hanno una loro parabola.

Non è perfetta, tuttavia rappresenta il vertice delle serie Marvel/Netflix e culmina con la chiusura di alcune storyline innestate pian piano sin dalla prima stagione di Daredevil. Si mantiene intima, scura e incentrata su un microcosmo metropolitano, quindi in linea con la strategia iniziale di dare vita a supereroi urbani.
Le prime stagioni raccontavano le loro origini, The Defenders segna un nuovo livello di supereroe: maturo, forte e pronto a tutto pur di salvare New York City. Seppur non del tutto convincente ha il pregio di dare vita ad una piccola epopea urbana con dei villain ben strutturati e rappresentanti. L’unico neo è quello di non essere riusciti a trovare una persona forte per poter amalgamare meglio il tutto. Ciò che manca a The Defenders è la presenza di un Nick Fury.

Tuttavia è un prodotto da guardare, il vertice di questa prima fase seriale Marvel/Netflix. Si conferma la serie che tutti gli spettatori si aspettavano e non deluderà le attese, anzi, dopo le otto ore, c’è già voglia di un The Defenders 2.

(Daniele Marazzani)

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