Monolith – Regia di Ivan Silvestrini – Con Katrina Bowden, Brandon W. Jones, Justine Wachsberger, Damon Dayoub, Andrea Ellsworth – Genere: drammatico – Italia, USA, 2017Durata: 83′ – Produzione: Sky Italia, Lock & Valentine, Sergio Bonelli Editore – Distribuzione: Vision Distribution.

Monolith, il film che rappresenta l’esordio nel mondo della celluloide di Sergio Bonelli Editore, è nelle sale da qualche giorno.
Si tratta certamente di un importante esperimento di produzione crossmediale, a cavallo tra Settima e Nona Arte, orchestrato sul soggetto di Roberto Recchioni, con Mauro Uzzeo e Lorenzo LRNZ Ceccotti al lavoro sulla parte-Fumetto.

Ma visto che il vero protagonista della pellicola è, come ormai ben noto, un indistruttibile Suv, abbiamo letto con grande interesse il punto di vista di un grande esperto del settore delle auto in generale, e della trazione integrale in particolare: Giorgio Rosato, fondatore e a lungo direttore della storica testata Autoruote 4×4.

A lui la parola, tra gli aspetti tecnologici e quelli cinematografici.

 

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«Terribilmente sicura, assolutamente inaccessibile, totalmente blindata. Semplicemente, la più sicura. Studiata per proteggere te e tutta la famiglia». Con questa presentazione l’ufficio stampa del film Monolith ha tentato di solleticare l’interesse del pubblico nei confronti di una pellicola che, nelle ambizioni degli autori, doveva conquistare un posto di rilievo per il cinema italiano nel panorama internazionale. Le aspettative però sono andate deluse poiché il film, uscito nelle sale italiane il 12 agosto, non ha sbancato ai botteghini e registra una quotidiana flessione di spettatori e incassi.

La stessa gestazione del film ha inoltre avuto un iter alquanto travagliato, probabilmente a causa del doppio canale di sviluppo del progetto, legato (oltre che alla realizzazione del film) anche a una graphic novel in due volumi pubblicata dalla Sergio Bonelli Editore.

Il veicolo è stato presentato addirittura due anni fa, alla Lucca Comics & Games del 2015, e l’anteprima mondiale del film risale al Festival di Cannes del 2016, mentre in Italia arriva addirittura un anno dopo, con la proiezione in anteprima svoltasi al Cine&Comic Fest di Genova, lo scorso 8 luglio ad un mese dal debutto nelle sale cinematografiche.

Una fortezza a quattro ruote motrici
Per il lancio di Monolith i produttori hanno creato anche un apposito sito promozionale nel quale, come se si trattasse di un autentico veicolo di serie, sono illustrate le varie caratteristiche del veicolo che, ad una prima analisi, sembra allestito sulla base del Ford Explorer.

Da questo sito si apprende che «Tutte le versioni sono in fibra di carbonio. L’auto è blindata al 100% con sistemi di comunicazione e di difesa estremamente sofisticati. All’interno delle portiere sono presenti lamiere di oltre 5 centimetri di spessore che la rendono completamente anti-proiettile ed anti-esplosivo. I vetri sono spessi circa 10 centimetri e si aprono solo se azionati dal guidatore; come gli sportelli, anch’essi possono resistere a qualsiasi arma da fuoco. Il computer di bordo è collegato direttamente ad un’assistenza medica che ti raggiungerà entro mezz’ora in qualsiasi luogo al mondo. La macchina può resistere in caso di attacco batteriologico essendo fornita di un sistema di areazione che può isolare del tutto l’autovettura dall’ambiente esterno. Ultimo, ma non per importanza, un mini-bar estraibile, collocato tra il portabagagli e i sedili posteriori, dove è possibile trovare una bevanda fresca o un caffè caldo».

I potenziali clienti interessati all’acquisto di Monolith possono inoltre scegliere fra tre diverse configurazioni di allestimento: 1) Family Edition, per viaggiare con in bambini in tutta sicurezza, 2) Business Edition, per la massima protezione sul posto di lavoro e 3) Locked Edition, per avere un’auto impenetrabile.

La trama
La trama si basa sul classico mix “thriller&horror” e vede la protagonista femminile del film, una ex-rockstar che rinuncia alla carriera in seguito alla maternità, intraprendere un viaggio a bordo del SUV impenetrabile insieme al suo bambino. Nel corso di una deviazione nel deserto si scontra con un cervo e scesa dall’auto, per verificare i danni, lascia il piccolo solo in auto. Giocando con lo smartphone, sul quale è installata l’app che gestisce tutte le funzioni di Monolith, il bambino blinda automaticamente il veicolo che, da questo momento, diviene totalmente inaccessibile. E la madre dovrà lottare con tutte le sue forze fino all’ultimo fotogramma per salvare suo figlio dalle roventi temperature che invaderanno l’abitacolo dopo il sorgere del sole.

Monolith: Un’odissea nell’hi-tech, un’occasione mancata
Probabilmente gli obiettivi di questo film erano molto ambiziosi. E anche le aspettative della vigilia lasciavano preconizzare per il suo protagonista, il SUV Monolith, un ruolo di primo piano nella hit delle movie-star  a quattro ruote. Arrivando magari persino a conquistare un gradino alto sul podio posto di rilievo a fianco della inquietante Plymouth Fury (Christine, la Macchina Infernale), scaturita dalla mente diabolica di Stephen King e portata sullo schermo nel 1983 da John Carpenter, o dell’altrettanto  minacciosa autocisterna Peterbilt 281 (Duel) trasformata in una memorabile icona meccanica dell’horror da Steven Spielberg nel lontano 1971.

Il soggetto del film (abbastanza originale nel panorama dei car-thriller) ripropone in una veste inedita il conflitto uomo/macchina, scansionato stavolta soprattutto dall’angolazione ipertecnologica. Materia decisamente accattivante e attualissima, considerata l’ampia profusione di dispositivi elettronici (dai sistemi di guida assistita a quella autonoma) divenuti ormai gadget indispensabili sulle auto di serie di qualsiasi segmento.
E l’idea del bambino intrappolato all’interno dell’auto si ricollega inoltre, seppur indirettamente (poiché in questo caso il pargolo non è stato dimenticato nel veicolo) ad alcuni tragici eventi di cronaca piuttosto recenti dove incauti genitori si sono scordati il figlio nell’auto chiusa sotto il sole di un’estate infuocata.

Ma a volte, anche avendo a disposizione tutti gli ingredienti giusti, il risultato finale può non essere all’altezza delle previsioni; soprattutto quando si lesina troppo nella preparazione, nella presentazione e nella promozione del prodotto.
Le spietate leggi del marketing impongono indubbiamente un colossale  sforzo produttivo a chiunque voglia affacciarsi seriamente sul mercato del cinema internazionale e queste stesse leggi, se non sostenute da budget adeguati, possono rappresentare spesso il tallone di Achille dell’intero progetto, oltre a vanificare qualsiasi speranza nell’ascesa al box office.

Ed è proprio questo il limite di Monolith che si evidenzia, oltre che nella parsimonia di alcune sequenze (soprattutto quelle dinamiche del veicolo), sia nel numero (piuttosto esiguo) delle sale di uscita del film che nella quantità dei promo (pochini) mandati in onda sulle reti televisive più trendy.

Un film che, seppur con qualche pecca nella sceneggiatura e alcuni scivoloni nelle dinamiche del fumetto (come le scene finali dove il SUV scorrazza nella folle risalita off-road dal fondo del canyon), risulta nel suo insieme godibile e ben girato.
Ma non credibile fino in fondo, palesando un’occasione mancata per un cinema italiano (anossico e in perenne crisi di astinenza creativa) che ha dissipato un’ottima chance per svincolarsi finalmente dall’orbita di gravitazione dell’universo dei cine-panettoni e dei comici (o presunti tali) all’amatriciana.

(Giorgio Rosato, da Autoruote 4×4)

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