A vederlo adesso sembra ovvio e scontato. A leggerlo con gli occhi di oggi, pare un fumetto umoristico come tanti, che può far ridere o sorridere, o magari manco quello.
Ma se proviamo a calarci nell’epoca della sua nascita, beh, cambia tutto.
E allora proviamoci.

Era il 1919 (sì, 1919, qualcosa come 98 anni fa…). L’America, come il resto del mondo, era appena uscita dalla tragedia della Prima Guerra Mondiale.
I ragazzi leggevano i fumetti sui quotidiani di papà, in strisce in bianco e nero, poche al giorno. La domenica c’erano le grandi tavole a colori, le domenicali, appunto, che riempivano di più gli occhi con questa strana forma di comunicazione, ancora agli albori, ancora non del tutto codificata, ma che già piaceva parecchio.

Un disegnatore dell’Illinois, tale Elzie Crisler Segar, lancia la sua striscia: la chiama Thimble Theatre, mini-teatro, e ci mette dentro esemplari dell’America di provincia del suo tempo e altri character di pura fantasia, tra fantasmi, alieni e streghe del mare. Questi si alterneranno sulla scena, dallo sfondo molto semplice, intervenendo ora uno, ora l’altro. Con tempi teatrali, appunto, gli stessi che saranno usati – ad esempio – dalle telenovelas di parecchi decenni dopo. La struttura a striscia, obbliga l’autore a battute rapide, da risolversi in poche vignette.

Un successone.

Successone che partirà per la tangente alcuni anni dopo, quando – il 17 gennaio del 1929, solo qualche tempo prima l’esplosione della Grande Depressione – sul palcoscenico del Thimble Theatre fa la sua comparsa un marinaio guercio, con la pipa, le braccia ipertrofiche e la classica blusa dell’uomo di mare.
Ci metterà qualche tempo, ma rapidamente diventerà il titolare indiscusso della striscia, acquistando un carattere sempre più definito e peculiarità tutte sue: prima fra tutte, la possibilità di diventare fortissimo mangiando spinaci.

Fiumi di inchiostro sono stati versati su di lui: Popeye diventerà rapidamente un beniamino per i lettori di tutto il pianeta, anche grazie ai successivi interventi di un altro grandissimo artista come Bud Sagendorf – che lo porterà avanti per decenni dopo la scomparsa di Segar – e dei fratelli Fleischer, con i loro cartoon.
In Italia lo conosceremo ben presto come Braccio di Ferro, riprodotto anche e soprattutto in migliaia di storie autoctone, pubblicate per lustri dall’Editore Bianconi, che lo aveva affidato alle eccellenti matite dei vari Pier Luigi Sangalli, Alberico Motta e Sandro Dossi, tra gli altri.

Grande Popeye: se quasi un secolo dopo siamo ancora qui a parlarne, se dopo tanto tempo è ancora un simbolo, qualcosa che è andato ben oltre i fumetti, divenendo di fatto una maschera di umanità, qualcosa vorrà pur dire. Soprattutto perché – giova ricordarlo – è nato senza precedenti, come produzione del tutto originale.

Come non salutare dunque con applausi convinti l’inziativa di RCS di lanciare questa serie di volumi che recuperano tutte le storie di Braccio di Ferro firmate Segar? Per di più, con una notevole attenzione alla traduzione, che riprende per quanto possibile le sgrammaticature (il primo Popeye non era esatamente uno studente di Oxford…) e i giochi di parole dell’originale?

Già il primo volume, con Braccio di Ferro nella Valle Nera, è un ottimo esempio: il marinaio è lanciato ben fuori dal suo elemento “naturale”, in pieno deserto, sulle tracce di chi depreda le miniere d’oro del commendator Depecunis. L’indagine lo porterà a travestirsi da donna per ingannare un’intera città e affrontare il bieco Lem Pesta.

E più ancora sono magistrali le tavole domenicali a colori che seguono, con le peripezie di Poldo Sbafini per mangiare a scrocco nel ristorante di Bettolacci: l’alternarsi dei tormentoni e delle battute, le trovate umoristiche all’inseguimento dell’ennesimo panino, i tempi comici del maestro, tutto questo e molto altro non possono non coinvolgere il lettore di oggi come quello di ieri.

Il volume è chiuso da tavole molto più recenti, degli anni Sessanta, firmate da Sagendorf: sono più vicine allo stile di disegno con cui noi lettori italiani abbiamo apprezzato Braccio di Ferro sugli albi Bianconi, quindi ci risultano forse più “familiari”. Eppure, non sono diversissime da quelle di Segar di tanti anni prima, a dimostrazione ulteriore di quanto già fossero praticamente perfette.

E allora forse non è vero che lette oggi sembrano scontate, che sembrano quelle di un fumetto umoristico come tanti.
Proprio no.

Signori: sull’attenti. Sul palcoscenico del Thimble Theatre è salito Elzie Crisler Segar. E non ne scenderà mai più.

(Antonio Marangi)

P.S. Perfino banale dirlo. Ma è del tutto ovvio che questa serie va insignita senza meno della nostra Sbam-coccarda SSGF (Signore e Signori, questo è Grande Fumetto).
P.P.S. Note tecniche: la serie RCS è in edicola a cadenza settimanale, in abbinamento a Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera, al costo di € 4,99 l’uno. Di seguito il piano dell’opera:

  • 4 agosto 2017 – Braccio di Ferro nella Valle Nera
  • 11 agosto 2017 – Braccio di Ferro e la sorella della Strega di Mare
  • 18 agosto 2017 – L’arca di Braccio di Ferro
  • 25 agosto 2017 – Regina Olivia
  • 1 settembre 2017 – L’isola del saccheggio
  • 8 settembre 2017 – Nuvole di guerra
  • 15 settembre 2017 – Braccio di Ferro e lo strano potere del Jeep
  • 22 settembre 2017 – Alla ricerca di Braccio di Legno, “Babbo di bordo”
  • 29 settembre 2017 – La melodia del mistero
  • 6 ottobre 2017 – Braccio di Ferro e Susanna
  • 13 ottobre 2017 – Papà corre la cavallina
  • 20 ottobre 2017 – La valle dei Goons
  • 27 ottobre 2017 – Pescecani mangia-panini e spinaci di mare
  • 3 novembre 2017 – Re Pisellino
  • 10 novembre 2017 – Bernice, la gallina fischiona africana
  • 17 novembre 2017 – Braccio di Ferro il marinaio
  • 24 novembre 2017 – Il falso spasimante di Olivia
  • 1 dicembre 2017 – Una coppia di fanabutti (SIC)
  • 8 dicembre 2017 – L’amore nella giungla
  • 15 dicembre 2017 – Il mistero di Colle Pietrascura
  • 22 dicembre 2017 – Il mistero Wiltson
  • 29 dicembre 2017 – La banca a senso unico

 

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