Draghi, molti draghi. E poi vampiri. Qualche curioso troll qua e là. Ma ecco che arriva un indiano dal grande naso. E un pirata con la gamba di legno. Un dinosauro. Un vichingo, dei gatti e un re medioevale. I tre porcellini, Napoleone, il Genio della lampada, uno sceriffo e perfino Dante Alighieri.

Non ci sono limiti per la matita di Moreno Chiacchiera, artista umbro che si sposta indifferentemente dal Fumetto all’illustrazione, passando per cartoon e pubblicità. Piazza sul suo tavolo un foglio bianco e – lo abbiamo visto dal vivo – lascia andare la mano. Neppure lui sa dove andrà a parare, ma piano piano dalla matita nasce l’abbozzo di una situazione che poi prende una forma sempre più definita con la china. Ne può nascere una situazione mai vista prima, spesso del tutto assurda, addirittura estrema. Oppure può riguardare uno dei suoi personaggi ricorrenti: come il pirata dalla gamba di legno alle prese con il castoro che vuole assolutamente rosicchiargliela, o il re sul trono, tormentato da un irriverente buffone di corte.
Tutto questo, rigorosamente in bianco e nero, senza grigi: le ombre nascono da un fine tratteggio, come nelle incisioni medioevali. Guarda caso, il periodo storico più frequente sulle tavole di Moreno.

Queste sono le Follie monocrome che Chiacchiera ha raccolto in Humus Graphicus, volume cartonato di grande formato e ben 144 pagine, con tanto di cucitura a filore refe e custodia protettiva in tessuto. Nella lunga sequenza di situazioni surreali, rigorosamente mute (salvo rarissime eccezioni), si notano subito le somiglianze con grandi autori del passato, come Ezio Lunari, Pino Zac, Uderzo e – soprattutto – Jacovitti.

Un maestro del bianco e nero, ideale copertinista per l’ultimo numero di Sbam! Comics – dedicato proprio all’arte del b/n e che potete scaricare liberamente da QUI – che ci ha rilasciato la lunga intervista di cui vi anticipiamo qui la prima parte (il resto, con molto altro, su Sbam! 34).

Come è nato questo libro?
Raccoglie le illustrazioni che nascono nelle fiere cui partecipo: mentre sono qui al mio stand, prendo il foglio bianco e disegno. I soggetti vengono man mano che li faccio, comincio da un abbozzo, e vedo cosa succede.

Li fai direttamente a china?
C’è una matita appena accennata, poi lavoro a china. Io amo la matita, la madre di ogni strument. Quando disegno a matita, curo subito i dettagli, se invece devo arrivare alla china, abbozzo solo un cerchio per la testa, la sagoma del corpo, ecc, per darmi le proporzioni.: i dettagli, naso, occhi e tutto il resto verranno poi direttamente a china.

Tratto precisissimo il tuo, i disegni sembrano incisioni!
Qualcuno dei miei visitatori non crede che siano originali, così gira il foglio per vedere se si vede la china dietro. E comunque… ho fatto anche incisioni!

Interessante la stampa del volume.
Ho usato un sistema di stampa particolare, offset sì, ma col retino stocastico, quello che non si vede nemmeno col lentino da tipografo. La carta giusta ha aiutato ancora di più. Il risultato è quindi qualcosa di costoso, adatto agli amatori.

Parliamo un po’ di te, dei tuoi esordi e della tua carriera.
Bisogna risalire molto indietro nel tempo, ho iniziato a disegnare che avevo due anni, cioè la bellezza di 57 anni fa! Facevo piccole macchine da corsa a forma di siluro, con dietro i riccioli di fumo. A quattro anni ho iniziato a cimentarmi con gli elefanti quadrati, forchette e coltelli dotati di mani e piedi… La passione è cresciuta con me. Quando poi ho imparato a leggere, al sabato mia mamma mi comprava Topolino, un quaderno e una penna. E io lo ricopiavo tutto, ma proprio tutto. Diventato grande, ho iniziato a lavorare nel mondo della pubblicità come illustratore e art director.
Un mondo che ho poi deciso di abbandonare nel 2003 con una scelta drastica (e anche coraggiosa, visto che era abbastanza remunerativo) per dedicarmi esclusivamente all’illustrazione per l’editoria. Ho così iniziato a inviare i miei book alle case editrici. Nessuna risposta, all’inizio, poi – dopo molta insistenza… – i primi lavori con Giunti, poi Mondadori, De Agostini…
Dal 2004 lavoro con una grande agenzia inglese, piazzandomi regolarmente nella “top ten” dei loro illustratori più utilizzati: questo, oggi, è il lavoro che mi permette di “sbarcare il lunario”. Così posso dedicarmi per passione all’umorismo e qualche volta anche al Fumetto, con le mie autoproduzioni. Mi piace farlo, mi diverte, e sono felice quando vedo che la gente si diverte leggendolo.

Se volessi indicare i “numi tutelari” a cui ti ispiri per il tuo lavoro?
Nell’umoristico, senza ombra di dubbio Jacovitti. E anche Lunari. Per quanto riguarda il mio tratto grafico, mi ispiro molto anche a Sergio Toppi, che tra l’altro ho avuto la fortuna di conoscere personalmente, chiacchierandoci per un’intera serata durante una festa a Treviso Comics nel lontano 1986.
Poi ci sono i disneyani come Cavazzano, De Vita… però sì, essenzialmente il mio stile è jacovittiano. E, sia chiaro, quando me lo dicono lo considero un grande complimento!

(Antonio Marangi)

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