Se ne parlava da anni: un incontro tra Dylan Dog e Dampyr, i due capisaldi del fumetto horror Bonelli.
Se n’è parlato tanto che, alla fine, ne è uscito un crossover vero e proprio, di quelli che vanno di moda oltreoceano, che coinvolge due testate, e non (come accaduto finora in casa Bonelli) uno speciale dell’uno o dell’altro personaggio. E così, ecco i due albi, Arriva il Dampyr (Dylan Dog 371) e L’indagatore dell’incubo (Dampyr nr. 209), il primo appena uscito, l’altro in arrivo…

Due albi che hanno già fatto parlare di sé: vuoi perché di Dylan Dog si parla a prescindere, vuoi perché quando si lanciano queste iniziative c’è sempre chi storce il naso. Qualcuno ha gridato allo scandalo per la doppia copertina, qualcun altro per il fatto di dover per forza comprare entrambi gli albi… Il tutto, come sempre, ben prima di aver letto anche solo una riga della storia.
Peccato che poi salti fuori che, oltre ai dettagli prettamente commerciali, le due (anzi quattro) copertine presentino due racconti davvero niente male, e decisamente di più alto livello rispetto ad altri “incroci” bonelliani  del recente passato.

Due storie che – come ha giustamente fatto notare nella sua recensione Sbam-Antonio, che con me ha diviso il piacere di questa lettura in anteprima – danno vita ad una trama decisamente dal sapore più dampyriano che dylaniato.
Ma di questo i fan dell’Old Boy non dovranno aversene a male: il buon Dylan, seppur calato in una vicenda meno “onirica” e più d’azione rispetto alle sue trame ordinarie, non sfigura per nulla. Tutt’altro: non perde nessuna della caratteristiche che hanno fatto innamorare di lui centinaia di migliaia di lettori, e anzi le porta quasi all’eccesso, per contrapporle alla visione della vita più “pratica” di Harlan, decisamente più pragmatico e meno riflessivo del suo compare di saga.

E poi ci sono le spalle: Kurjak e Tesla da una parte, ed il buon Groucho dall’altra. Cosa possono avere in comune due “vigilanti” perennemente in$£%ati con buona parte degli esseri (non) viventi e un personaggio quasi demenziale come il partner di Dylan? Assolutamente nulla! Proprio per questo motivo i battibecchi Groucho/Kurjak sono tra le parti più godibili della storia, leggeri quanto basta per togliere tensione e non tanto ingombranti da “fagocitare” il resto della trama.

Il risultato è una bella saga che si lascia leggere senza difficoltà, anche se (ma si tratta solo di un parere personale) la prima parte, targata Roberto Recchioni, (al tavolo con Giulio Antonio Gualtieri) risulta essere un pochino più scorrevole della seconda (egregio Mauro Boselli, non me ne voglia: amo alla follia il Suo Tex!).
Nota di merito alla pari, invece, quanto riguarda la parte grafica: Daniele Bigliardo (Dylan) e Bruno Brindisi (Dampyr) ci lasciano con la bocca aperta per l’eccellente qualità delle tavole, che vanno ammirate al di là di qualsiasi giudizio tecnico.

Insomma, abbiamo smontato sia la tesi del crossover banale, sia quella dell’americanata per spillare 3 euro e mezzo in più al lettore che legge solo una delle due testate: a ‘sto punto, cari Sbam-lettori, se volete fidarvi della parola di ben DUE dei vostri affezionati redattori di quartiere, andate in edicola e comprate entrambi gli albi. Poi fateci sapere…

(Roberto Orzetti)

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