Dylan Dog 371 è già in edicola da poche ore, per Dampyr 209 tocca aspettare qualche giorno, fino al 3 agosto prossimo. Ma di questi due albi (94 pp in b/n, € 3,50) si parla ormai da parecchio tempo, trattandosi del primo crossover di Casa Bonelli: una storia che comincia sull’albo di una serie per concludersi su quello di un’altra collana. Così, Dylan Dog vive Arriva il Dampyr, e Harlan Draka conoscerà L’Indagatore dell’Incubo, titoli delle rispettive uscite.

La trama della vicenda – che abbiamo avuto il privilegio di leggere in anteprima nella sua completezza – è presto detta: due Maestri della Notte, rivali da secoli, sono giunti alla resa dei conti. Lagertha, non-morta al servizio di uno dei due (anzi, per essere precisi, la sua “vergine dello scudo”), pensa bene di chiedere aiuto a Dylan Dog, Indagatore dell’Incubo, senza sapere di essere pedinata da Dampyr, a sua volta sulle tracce del vampiro.
L’incontro tra i due campioni dell’horror di casa Bonelli è dunque inevitabile: e se i punti che li uniscono sono tanti (fanno parte entambi della «squadra dei buoni», come dice ad un certo punto Dylan), non mancheranno gli screzi e le differenze di punti di vista su come affrontare il bieco Lodbrok e il non meno inquietante Lord Marsden). D’altra parte, è in gioco nientemeno che la sopravvivenza del pianeta, quindi l’alleanza sarà doverosa…

Tirando le somme, la storia è molto più dampyriana che dylaniata, anche se la presenza di John Ghost (oltre che la scena finale…) cerca di “pareggiare i conti”.
Al di là della riuscita del racconto – che si legge molto volentieri e tutto d’un fiato –, la parte più affascinante della lettura è il confronto tra i due eroi (e rispettive ambientazioni), solo apparentemente “parenti”, essendo entrambe bonelliani ed entrambi horror. In realtà, le differenze sono notevoli, e qui si vede molto bene: tanto più introspettivo, meditabondo, fedele ai suoi princìpi (fino alla pedanteria…) è Dylan Dog, tanto più drammatico, cupo, horrorifico nel senso più classico del termine è Harlan Draka.

Lo noterà lo stesso Dampyr: «Quelli che abbiamo contro sono i miei vampiri… non i tuoi», dirà a Dylan, a rimarcare la differenza tra le due saghe stesse.

In parallelo, ci si diverte con l’incontro tra le spalle dei due protagonisti: se Tesla rimane sullo sfondo, senza però dimenticare di fare gli occhi dolci all’Indagatore rubacuori, il confronto/scontro tra Groucho e Kurjak è eccezionale: sono faccia a faccia uno svitato con la testa tra le nuvole e un rude soldataccio dal grilletto facile, e ciascuno dei due non può capacitarsi del comportamento dell’altro.

Un esperimento molto interessante di via Buonarroti, che potrà facilmente avere un seguito (ora che le sue due grandi D dell’orrore si conoscono e stimano, cosa potrà fermarle?): non per niente, sono stati schierati i grossi calibri da entrambe le squadre in campo: Roberto Recchioni con  Giulio Antonio Gualtieri di qua e Mauro Boselli di là, con gli eccellenti disegni di Daniele Bigliardo e Bruno Brindisi. Le cover sono saldamente tra le mani dei due copertinisti ufficiali, Gigi Cavenago ed Enea Riboldi.

Ultima notazione: ad “americanizzare” ancora di più l’iniziativa, anche la doppia versione di cover per entrambi gli albi (quattro in tutto, dunque), cosa che ha mandato in sollucchero parte del pubblico, ma urtato molti altri. Ma questo è solo un dettaglio.

(Antonio Marangi)

Intanto, eccovi qualche tavola in anteprima (cliccatele per ingrandirle).

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