Greg Rucka – J.G. Jones, Wonder Woman: Hiketeia, 96 pp. a colori, RW-Lion 2017, € 10,95

Un piacevole effetto collaterale dei cinecomic consiste nel fatto che, per sfruttare l’effetto-traino garantito dalla loro uscita al cinema, gli editori si affrettano a gettare in pasto al pubblico un’ampia scelta di titoli dedicati all’eroe di turno, spesso recuperando gioiellini che altrimenti rischiavano di essere dimenticati, o che nel corso degli anni erano diventati di difficile reperibilità.

Tra le diverse proposte con cui RW-Lion ha accompagnato il recente approdo nelle sale italiane del film Wonder Woman, ci piace per esempio segnalare Hiketeia, graphic novel del 2002 scritto da Greg Rucka (che negli anni successivi avrebbe firmato capitoli memorabili della vita editoriale di Diana) e disegnato dal virtuoso J.G. Jones.

La storia ruota attorno a un antico rituale, l’Hiketeia appunto, sacro per il popolo di Themyscira, e quindi anche per la principessa Diana. Un rituale che vincola chi lo riceve ad accogliere un supplice, sfamarlo, dissetarlo e, soprattutto, proteggerlo da qualunque tipo di manaccia. E qualora il supplicato venisse meno al giuramento, ci penserebbero le terrificanti Erinni a fare giustizia, smembrando letteralmente il corpo di colui che ha infranto il patto.
Quando una giovane di Gotham City di nome Danielle Wellys bussa alla sua porta recitando l’arcaica formula dell’Hiketeia, Wonder Woman non può quindi fare altro che accordarle la sua protezione. Peccato che Danielle, oltre che una supplice, sia anche un’assassina, con alle spalle ben quattro cadaveri. E il fatto che tali omicidi siano stati compiuti per vendicarsi di una terribile tragedia personale poco importa a Batman, deciso ad assicurarla comunque al giudizio di un tribunale. Anche il Cavaliere Oscuro si presenta quindi alla dimora di Diana, reclamando la consegna della sua ricercata. Cosa che la principessa amazzone non ha alcuna intenzione di concedergli: per quanto la riguarda, gli obblighi legati all’Hiketeia non possono essere disattesi. Ce n’è più che a sufficienza per scatenare un conflitto morale, ideologico – e ovviamente anche fisico – tra due pesi massimi del DC Universe

Se c’è un problema che ha accompagnato Wonder Woman nel corso della sua più che settantennale carriera, è la carenza di autori capaci di sfruttarne appieno le potenzialità narrative. Che fosse per la difficoltà di gestire un character femminile dalla personalità così spiccata, o per la mancanza della cultura classica e mitologica necessaria per padroneggiare appieno il mondo di Diana e le sue radici, fatto sta che fin troppo spesso la principessa di Themyscira si è ritrovata in balìa di scrittori che ne hanno mortificato il carisma, invece di esaltarlo.

Greg Rucka, per fortuna, non appartiene a questa categoria. Anzi, la sua sensibilità – sempre particolarmente spiccata nei confronti delle figure femminili – gli ha permesso di entrare in grande sintonia con il personaggio, come dimostrano la lunga run firmata tra il 2003 e il 2006 e, soprattutto, il recente ciclo pubblicato sotto l’egida della Rinascita DC: 25 numeri (più un prologo e un annual) che hanno ridefinito il mito di Wonder Woman, riscrivendone le origini e sanando diversi guasti di continuity accumulatisi nel corso degli anni.

All’epoca di Hiketeia, però, Rucka sta ancora prendendo le misure alla figura di Diana. E per questo suo primo approccio sceglie di ritagliare attorno alla protagonista una storia che parla di giustizia, del confine tra rito e legge e di come questo si sia evoluto nel corso dei millenni, della grande differenza che spesso intercorre tra fare una cosa “buona” e fare la cosa “giusta”. E del punto fino al quale ciascuno di noi (supereroe o persona comune) è disposto a spingersi pur di non tradire principi che ritiene inderogabili.

Temi “alti”, per nulla banali in un fumetto mainstream, che l’autore affronta con buon piglio e sufficiente credibilità, ma che forse per essere sviscerati compiutamente avrebbero avuto bisogno di un respiro più ampio e di una foliazione maggiore. Qualche pagina in più, per esempio, avrebbe magari permesso a Rucka di approfondire a dovere anche le motivazioni di Batman, che qui invece risultano appena accennate e, quindi, narrativamente marginali rispetto al punto di vista di Diana.

Promozione piena, però senza l’abituale lode, pure per i disegni di J.G. Jones, artista che raramente sbaglia un colpo ma che in questo caso appare un po’ meno “in palla” del solito, forse penalizzato dalle chine fin troppo morbide di Wade von Grawbadger, che finiscono per depotenziarne il tratto. Un voto in più, comunque, Jones se lo guadagna per la cover, iconica come poche altre nella recente storia DC e dal sapore deliziosamente “sadomaso”.

Lettura obbligata per i fan di Wonder Woman e per chi apprezza in particolare il lavoro di Rucka. Consigliata per coloro che, magari incuriositi dal film con la sensuale Gal Gadot, desiderano approfondire la conoscenza del personaggio attraverso una storia dalle ambizioni autoriali e libera da vincoli di continuity. Facoltativa per tutti gli altri, per i quali il prezzo non proprio economico (10,95 euro per un brossurato di 96 pagine) potrebbe però rappresentare un disincentivo all’acquisto.

(Marco De Rosa)